Un essere umano solo. Non importa se ragazzino, adolescente oppure uomo. Non conta l’età in questo mestiere. Gratificante ma stressante al tempo stesso: non è ammesso l’errore, un attimo di debolezza potrebbe determinare l’esito di una gara, di un campionato a volte. Puoi comportarti bene fino al novantesimo minuto di una stagione, ricevere complimenti ed esser osannato dai tifosi. Se al novantunesimo commetti un errore, magari fatale, la stagione può trasformarsi in un gigantesco equivoco dal quale non uscirai mai vittorioso. Anzi. Abbattuto, sconfitto, ingiustamente additato come problema. Un errore di un attaccante è sopportato, quanti goal sbagliano i centravanti nella loro carriera? Un passaggio errato di un centrocampista scivola, ai più, inosservato. Troppo veloce il gioco, troppo poco determinante (per chi non affronta questo sport a livello tecnico) il tratto di campo in questione. Vogliamo parlare di un errore di marcatura di un difensore oppure di una mancata diagonale difensiva di un terzino? Difensori e terzini, sicuramente, sono passati sotto la lente d’ingrandimento maggiormente rispetto ai colleghi che occupano le zone più avanzate del rettangolo verde di gioco. Nessun ruolo, però, porta con se tensioni e paure come quello del portiere: l’ultimo baluardo di una squadra, estremo difensore della gioia di un tifoso, lo scoglio capace di arginare gli attacchi delle onde avversarie, la Grande Muraglia cinese che separa la sconfitta dalla vittoria. L’unico uomo che sente la rete alle sue spalle mentre gli altri la cercano, la bramano. L’uomo da battere, il nemico per eccellenza di ogni giocatore di movimento. Solo nelle esultanze se un suo compagno segna: abbracci ed applausi dei compagni, i cori dei tifosi. Il portiere li vive in completa solitudine. Lo stesso isolamento forzato di un goal subito: la felicità, sola ma raggiante, di un goal segnato dal compagno lascia il passo allo sconforto solitario di chi, evidentemente, sa di non aver dato il massimo delle sue qualità per evitare la segnatura avversaria. Vedi gli sguardi rassegnati dei tuoi compagni di squadra, la tua famiglia in campo, fare da contraltare alla gioia legittima del tuo ‘nemico’ di giornata. Colpa tua, il primo pensiero è inevitabilmente scontato. Grandi uomini i portieri: carattere, carisma, più semplicemente spalle larghe. Le stesse che ti consentono di reggere il peso di una partita, di restare concentrati per tutti i novanta minuti di gioco. Tutti possono giocare a pallone se illuminati dalla tecnica, dall’attitudine. In pochi, invece, possono indossare la maglia numero uno e divenire portieri. Se è vero che dietro ogni grande uomo c’è una grande donna, possiamo tranquillamente asserire che dietro un grande portiere, vive una figura che lavora nella sua ombra, paziente e paterna ma spietata ed autoritaria. Un mentore, un maestro Jedi per un Padawan: il preparatore dei portieri. Giocando con amici oppure in piccole realtà di quartiere nel ruolo di attaccante, sono sempre stato affascinato dalla mia nemesi, il portiere. Ammiravo incantato i loro allenamenti, anch’essi spesso isolati dal resto del gruppo, chiedendomi cosa si prova a ricoprire quel ruolo. La mia curiosità doveva essere placata. Ho contattato Claudio Creddo, un esperto preparatore di portieri con un passato da estremo difensore. Carriera cominciata nel 2008 dopo essersi ritirato dal calcio, Claudio ha dedicato la sua vita alla crescita dei giovani portieri: Navy Juniores (società dilettantistica romana) ed Accademy Qualcio Roma per iniziare, dopodiché la collaborazione per due anni (2010 e 2011) con la Lupa Castelli Romani, oggi Racing Club Roma, nei giovanissimi nazionali affiancando il mister Vincenzo Taurino.

 

 

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Creddo ai tempi della Navy Juniores. 

 

Altri due anni Al Fonte Nuova curando la prima squadra (Eccellenza laziale); successivamente Claudio è passato fra le fila dello staff tecnico dell’Almas Roma, militante anch’essa nell’Eccellenza laziale, dove ha curato ogni categoria di portieri della società, dalla prima squadra alla scuola calcio. Attualmente Creddo è tesserato per il Casal Barriera (Promozione laziale, girone B) dove cura le sorti dei portieri della prima squadra più le juniores primavera; contemporaneamente all’attuale impiego presso il Casal Barriera, Claudio collabora con il Fondi seguendo i giovanissimi nazionali al fianco di mister Fabio De Angelis. Sotto le mani del nostro gentile ospite, sono passati Matteo Cerretti (un passato in Lega Pro con la Juve Stabia, attualmente al Boreale Calcio), Gianluca Coppotelli (ex Lodigiani, Almas e Trastevere) e Lorenzo Mennini, Serie D per il ragazzo. Quest’anno la sfida si chiama Nicolò Barlone ed Alessandro Ciurluni, attualmente con Creddo al Casal Barriera. Carriera intensa passata da protagonista del rettangolo verde alla costruzione di nuovi, giovani talenti. Ora, diamo la parola al nostro ospite odierno; benvenuto ad ‘Interviste a fil di palo‘ Claudio!

 

 

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Claudio al Casal Barriera, suo attuale club.

 

Buongiorno Claudio e grazie per la disponibilità! La prima curiosità che vorrei togliermi è questa: come è nata la sua passione per il calcio? Tifa per un club in particolare?

Penso di esserci nato, probabilmente è cominciata durante la gestazione di mia madre! Sono certo che questa passione, cresciuta nel corso degli anni, mi accompagnerà per tutta la vita; inizia come tutti da bambino, ammirando le gesta dei tuoi idoli nel rettangolo verde di gioco. Crea dipendenza come una droga, è una passione innata! Sono un grandissimo tifoso della Salernitana essendo nato a Salerno, lì ho passato la mia adolescenza fino al raggiungimento della maggiore età. Simpatizzo Roma, mi piacciono i colori dei capitolini.”

Molti ragazzi vogliono segnare, interpretando il ruolo di attaccante. Perchè lei scelse di fare il portiere? Aveva qualche idolo capace d’influenzarla oppure è stato amore a prima vista?

Amore a prima vista, nessun dubbio. Il ruolo del portiere è diverso, particolare e speciale. Si veste in modo diverso, porta i guanti ed è l’unico che può prendere la sfera con le mani. Mi ha suscitato, da subito, un profondo interesse! Zoff, Bordon e Castelli, soprattutto il terzo detto il ‘giaguaro’, sono stati i modelli ai quali mi sono ispirato durante la mia carriera.”

Ruolo delicato quello dell’estremo difensore. Quali caratteristiche mentali aiutano un portiere a migliorare costantemente la concentrazione nei novanti minuti?

Mi reputo un cultore del ruolo, cerco sempre di studiare ed imparare nuove tecniche da insegnare ai ragazzi. Mi sono approcciato con interesse, ad esempio, al metodo di Horst Wein, l’ispiratore del metodo della ‘Cantera’ del Barcelona: la metodologia ‘Funino’ allena il cervello dei calciatori, sviluppando l’intelligenza calcistica dei ragazzi. Quando un bambino, in genere fra gli otto/dodici anni, compie la scelta del ruolo dovrebbe prendere la decisione in maniera autonoma, sfruttando naturalmente le attitudini personali. Un portiere deve essere acuto, intelligente, vigile e sempre concentrato. Una distrazione potrebbe essere fatale.”

Come definirebbe la sua carriera da calciatore? Che emozioni, positive e negative, le ha regalato il rettangolo verde di gioco?

Eh, hai toccato un tasto dolente! Rispondo con un pizzico di rammarico: promettevo bene ma varie vicissitudini hanno bloccato la mia ascesa verso ‘il calcio che conta’. Ho giocato fino a 36 anni, in campionati dilettantistici. Il sogno infranto mi ha donato la forza per migliorare sempre più, affronto ogni allenamento come se l’indomani ci fosse la finale di Champions League. La passione senza l’impegno, non migliora nessun atleta. Ricordo l’eccitazione e l’orgoglio nell’esser scelto per difendere la porta della squadra del mio paese in un torneo di Brescia nel lontano 1983. Le emozioni negative? Ho sempre vissuto male le risse nel campo, gli uomini che diventano animali in nome di uno sport che, a parer mio, dovrebbe portare soltanto gioia. Mi fermo qui, meglio ricordare solo le cose belle…”

Dal rettangolo verde di gioco al campo di allenamento. Come è cambiata la sua vita? Cosa vuol dire essere un preparatore dei portieri?

Cambiano i ruoli, non la routine delle mie giornate! Continuo ad andare al campo degli allenamenti, cerco di mantenere i ritmi che avevo da calciatore senza, purtroppo, provare l’adrenalina del pre-partita in prima persona. Vivo il mio nuovo ruolo con dedizione pura, cercando di trasmettere tutta la mia esperienza alle nuove leve della porta. Se difendi i pali una volta, lo farai per tutta la vita!”

Domanda pungente. Un preparatore dei portieri si può improvvisare o deve aver difeso i pali di un club per qualche anno?

Solo chi ha interpretato questo ruolo può dispensare consigli, capire determinate situazioni ed entrare nella psiche di un giovane portiere. Come puoi insegnare ad un ragazzo il posizionamento fra i pali oppure spiegare determinati movimenti se non li hai vissuti in prima persona? Sinceramente, non conosco nessuno che si sia improvvisato in questo ruolo.”

Quanta passione occorre per insegnare ad un’altra persona l’amore per questo sport?

Immensa! Se non ti spinge la passione, non puoi approcciarti ai giovani. Senza dedizione, senza provare emozioni, non puoi trasmettere nessun insegnamento.”

Calci di rigore: sbaglia il calciatore oppure è bravo il portiere ad intuire la direzione?

Esistono zone della porta irraggiungibili per il portiere, non importa quanto sei forte. Se l’attaccante, o chi calcia il rigore, centra quelle ‘regioni della porta’ puoi solo sperare che il pallone si sgonfi. Ci si può allenare, però, sull’intuizione, sui riflessi. Sono attimi difficili da decifrare per qualsiasi numero uno.”

La scuola italiana dei portieri, per anni, è stata la più alta forma d’eccellenza sportiva del nostro Paese. Attualmente in Serie A, esclusi Buffon e Donnarumma, le grandi squadre si affidano spesso ad estremi difensori stranieri: cosa è successo secondo lei?

Ti rispondo con una domanda: fa più scalpore a livello mediatico un giovane calciatore che approda in Serie A dal Brasile oppure un prodotto del nostro vivaio? L’equivoco è tutto lì, purtroppo.”

Di questi tempi i portieri devono saper giocare anche con i piedi, avviare l’azione. Come vi siete adattati voi preparatori a questo cambiamento? Trova corretta questa novità tattica?

Cambiano i tempi ed anche il calcio. Un portiere che sa giocare con i piedi è un valore aggiunto per la squadra, aiuta i compagni nell’impostazione della manovra eliminando il primo pressing avversario. Con un rinvio preciso, ad esempio, puoi creare la superiorità numerica in fase offensiva e non è da sottovalutare! Non dimentichiamoci che il portiere, in fin dei conti, è un calciatore a tutti gli effetti.”

Un preparatore dei portieri è la figura più importante per un estremo difensore. Come si motiva un ragazzo? Come si rincuora dopo un errore e come si difende dal mondo esterno?

Non condanno mai un errore ma lo analizzo con il ragazzo per evitare che si ripeta, sbagliamo tutti! Bisogna infondere fiducia ad un portiere, caricarlo di pensieri positivi e perfezionare il tutto con il duro allenamento. Guardare avanti, sempre: solo così si può migliorare!”

Veniamo al suo club, il Casal Barriera. Come giudica i portieri con i quali lavora attualmente?

I migliori in assoluto, dai. Sono due ottimi portieri per la categoria, mi reputo fortunato. Dobbiamo sempre migliorare però, sia chiaro…”

Se potesse scommettere su un giovane, su chi punterebbe le sue fiches? Chi avrebbe voluto allenare durante la sua carriera?

Donnarumma è sulla bocca di tutti, logicamente. Io spero nella definitiva esplosione di Scuffet perché ha grandi potenzialità; mi sarebbe piaciuto allenare Toldo, un grandissimo portiere.”

Ultima domanda: che obiettivi vorrebbe centrare per il futuro? Fra vent’anni Claudio Creddo, per cosa vorrebbe esser ricordato?

Sono proiettato al miglioramento costante, mi piacerebbe cimentarmi in campionati professionistici! Sarebbe molto stimolante. Io ed i miei ragazzi ci prefissiamo degli obiettivi e tentiamo di raggiungerli a fine anno; ti anticipo che fra vent’anni allenerò i portieri della terza età, dovessi usare anche un bastone per calciare! Sii te stesso e mettiti sempre in gioco, lo dico spesso ai miei calciatori: spero di essere ricordato per queste parole! Il lato umano, in un mondo a volte troppo aggressivo come il calcio, è importante: bisogna allenare prima il rispetto, in ogni ambito della vita!”

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Creddo durante gli allenamenti. 

Rispetto e passione poste come basi essenziali per la crescita reciproca. Maestro ed alunno insieme sotto la stessa bandiera, due generazione capaci di fondersi grazie al calcio. Grazie mille Claudio, le auguro di realizzare ogni suo sogno!

ANDREA MARI.

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