Francia, Spagna, Germania e Italia protagoniste ieri nell’atteso incontro tra i rispettivi capi di stato e di governo per fare il punto della situazione sull’attuale stato di salute dell’Europa e segnare linee condivise di sviluppo e integrazione per il futuro

Siamo in un contesto in cui le incertezze e le preoccupazioni sono molte. Alcuni principi come lo stato di diritto e anche la pace sembrano essere messe in discussione. Per questo motivo non possiamo solo celebrare i trattati di Roma. Lo status quo non può essere la soluzione, soprattutto dopo la Brexit, dobbiamo innanzitutto garantire la sicurezza e la difesa. E dobbiamo definire insieme una politica migratoria. Occorre che ci sia una politica di sviluppo e partecipare alla risoluzione della crisi in Medio Oriente e in Ucraina […] Non serve il protezionismo ma neanche l’eccessivo libero scambio. Non ci sarà nessuna soluzione se prevarrà la voglia isolarsi”.

Con queste parole Francois Hollande apre l’incontro tenutosi ieri nella Reggia di Versailles tra i quattro paesi più popolosi dell’Unione Europea, l’Italia, la Spagna, la Germania e proprio la Francia. L’incontro è stato fortemente voluto dai capi di stato e di governo dei diversi paesi per fare un punto della situazione sullo sviluppo e sui problemi dell’Ue alla vigilia (il 25 marzo) della celebrazione del sessantesimo anno dalla firma dei Trattati di Roma e la nascita dell’attuale Unione Europea (allora Comunità Economica Europea), in un momento di forte crisi dell’Europa su più fronti, come dimostrato proprio dalla recente Brexit.

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Francois Hollande – Immagine dal Web – 

Tutti e quattro i Paesi hanno manifestato l’interesse a rimanere nell’UE, concordi che per migliorare quanto (tanto) c’è ancora da migliorare la soluzione non sia quella di fermarsi e fare un passo indietro ma, invece, quella di guardare al futuro in un’ottica di integrazione differente, mediante l’utilizzo di politiche e strumenti più flessibili e meno autoritari, come spiega la cancelliera Angela Merkel: “L’Europa è stata costruita sulla pace, Versailles ne è uno dei simboli ma se ci fermiamo tutto quello che abbiamo costruito potrebbe crollare. Abbiamo tutti l’obbligo di continuare la costruzione europea. L’Unione europea deve essere un protagonista solida di fronte agli altri protagonisti della globalizzazione. Deve essere l’Unione della prosperità. Ci vogliono posti di lavoro. Serve una responsabilità comune e questa responsabilità ci sarà nella dichiarazione di Roma”.

Dello stesso parere il leader spagnolo Mariano Rajoy che afferma: “L’Unione europea è una storia di successo. Sono stati 60 anni di pace e democrazia. Per questo motivo occorre difenderla”.

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Mariano Rajoy, Presidente del Governo spagnolo – Immagine dal Web

Anche riguardo alle modalità di azione ed intervento da attuare nel futuro vi è condivisione di vedute, seppur con alcune minime differenze frutto della diversa posizione politica e situazione economica vissuta dai quattro diversi paesi.

L’Europa che rinuncia alla sua dimensione politica sarebbe una regressione” – dichiara Francoise Hollande – sostenendo che l’UE deve dimostrare “la solidarietà a 27, ma anche la capacità di avanzare a ritmi diversi”, attraverso “nuove forme di cooperazione differenziata”.

Sempre di cooperazione differenziata parla la Cancelliera tedesca, affermando: “Dobbiamo avere il coraggio di accettare che alcuni Paesi possano andare avanti più rapidamente di altri”.

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Angela Merkel, Cancelliera Federale della Germania – Immagine dal Web 

Molto chiaro e focalizzato su quanto c’è da migliorare nell’Europa attuale è il discorso del Presidente del Consiglio italiano, Paolo Gentiloni che non lesina critiche all’assetto economico e sociale odierno: “Abbiamo bisogno di un’Europa sociale, che guardi alla crescita e agli investimenti. Un’Europa in cui chi rimane indietro non consideri l’Ue come una fonte di difficoltà ma come una risposta alle proprie difficoltà. E non siamo ancora a questo livello”, concludendo anche egli con la necessità di un livello di integrazione e cooperazione differenziato, seppur senza snaturare il progetto europeo, sostenendo che serve un’Europa “più integrata ma che possa consentire diversi livelli di integrazione. È giusto e normale che i Paesi possano avere ambizioni diverse e che a queste ambizioni ci siano risposte diverse, mantenendo il progetto comune”.

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Paolo Gentiloni, Presidente del COnsiglio italiano – Immagine dal Web –

Lorenzo Maria Lucarelli

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