Oggi, 8 marzo 2017, le donne tornano a marciare nelle piazze di tutto il mondo per i loro diritti. Si svolgerà oggi, infatti, lo sciopero promosso da Women’s March (l’associazione che ha organizzato le marce di protesta contro Donald Trump negli USA del 21 gennaio) a cui hanno aderito organizzazioni femminili da circa trenta paesi. Nonostante le varie forme della protesta, i motivi di fondo saranno comunque gli stessi. Ovvero, la lotta contro le disuguaglianze che ancora esistono tra uomini e donne, oltre  che contro la violenza di genere, per un accesso più facile e meno stigmatizzato all’aborto e per una effettiva parificazione di salario per donne e uomini.

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In Italia l’invito allo sciopero è stato raccolto dal movimento “Non una di meno”, e si svolgeranno cortei e assemblee sia nelle piazze che in molti edifici pubblici. Numerose le sigle sindacali aderenti, tra cui Usi, Slai Cobas, Cobas, Usb, Sial Cobas, Usi-Ait, Usb, Sgb, Flc e Cgil. Lo sciopero paralizzerà principalmente il trasporto pubblico, ma toccherà anche tanti altri settori.

Il motivo principale della protesta italiana è la violenza di genere, ma già qui si incorre in una contraddizione di fondo. Si chiede di intervenire affinché venga pienamente applicata la cd. Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne, eppure, quando si cercò di introdurre una sorta di avvio automatico di un percorso giudiziario per chi subiva violenze e si rivolgeva al pronto soccorso o ad un centro antiviolenza, vi fu una levata di scudi. In quell’occasione si disse che quel provvedimento sarebbe stato una regressione rispetto al lavoro fatto dalle associazioni antiviolenza in tanti anni, e che sarebbe stato inutile e pericoloso perché avrebbe portato le donne a non rivolgersi più agli ospedali o ai centri per farsi curare. Piccola parentesi: tutto questo senza tener presente che molte donne ritirano la querela contro chi le ha mandate in ospedale “perché lui è cambiato”, salvo poi trovarsi a riempire le pagine della cronaca nera.

Tra le altre richieste delle donne vi è poi il pieno accesso alla pillola abortiva RU486, la cessazione dell’uso del linguaggio sessista nell’informazione, nello spettacolo e nella comunicazione più in generale. Inoltre, viene anche avanzata la richiesta per l’introduzione dello ius soli, in nome dell’uguaglianza non solo tra uomini e donne bensì tra tutte le minoranze.

Anche gli uomini sono stati invitati a partecipare, parlando con i propri colleghi dell’importanza di ridurre il gender gap o sobbarcandosi per oggi la cura della famiglia e le faccende domestiche.

Tremate, tremate, le streghe son tornate.

Lorenzo Spizzirri

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