Mentre il mondo intero, l’Italia compresa, sta diventando giorno dopo giorno sempre un po’ più cinese a causa dell’incessante sviluppo economico e commerciale che il paese sta vivendo negli ultimi anni, anche noi italiani stiamo, se si può dire, “colonizzando” la Cina.

Non è notizia che ha avuto nel tempo adeguato seguito ma si tratta comunque di un fatto importante, significativo del rispetto e ammirazione che la Repubblica Popolare Cinese ha per noi: si perché da quasi vent’anni siamo stati scelti per scrivere il diritto civile cinese, un compito arduo ed importante se si considera il flusso dei rapporti economici e non che vi intratteniamo.

L’Italia, infinitesima parte dell’enorme estensione del territorio cinese ne scriverà il codice civile, quel complesso di norme che regolano i rapporti tra i privati, a partire dall’ambito personale e familiare fino al settore del commercio e dei contratti.

Tutto ha inizio nel lontano 1998, come racconta l’allora Ministro della Giustizia Oliviero Diliberto, militante nel Partito Comunista italiano ed oggi professore di Diritto Romano alla Sapienza: “È cominciata per caso – quando la Cina si rese conto che per poter reggere l’enorme sviluppo economico e commerciale che stava vivendo avrebbe avuto bisogno di un codice civile che ne regolasse gli aspetti più importanti – Nel 1988 il professor Sandro Schipani, docente di Diritto romano a Tor Vergata, raggiunge in Cina uno studioso, Jiang Ping, che aveva conosciuto l’anno prima a Roma. Attenzione, il Muro di Berlino era ancora in piedi. E a Schipani viene l’intuizione: vi servirà un codice civile. La Cina, che veniva da un lunghissimo periodo di nichilismo giuridico, per cui la legislazione civile era una sovrastruttura borghese, capisce che il futuro è la globalizzazione e già sta evolvendo in un sistema misto, di economia statale e privata. E come gestisci un’economia così senza un codice civile?”.

 

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Oliviero Diliberto, ex Ministro della Giustizia nel Governo d’Alema, Professore di Diritto Romano – Immagine dal Web –

Il primo problema da superare era quello di creare un sistema di leggi adatto alla Cina, che si ricorda era ed è tutt’ora un paese comunista, quindi basato sulla proprietà pubblica, qualcosa che a primo impatto non era del tutto conforme all’idea di un ruolo dei privati nel commercio e quindi nella proprietà.

Per questo il primo scoglio da superare fu quello di scegliere un sistema di Civil Law, come il nostro, basato su retaggi romanistici e sul ruolo fondamentale della legge scritta, oppure un sistema di Common Law, come quello americano, basato invece sulla regola di origine giurisprudenziale.

Successivamente Pechino sceglierà proprio il sistema di Civil Law, del quale l’Italia è generatrice, per questo lo stesso Schipani, una volta imboccata la strada del diritto romanistico sceglie proprio l’Italia come quartier generale per lo sviluppo e la redazione del nuovo codice, designando Diliberto nel ruolo di direttore dei lavori, allora Ministro della Giustizia, comunista e professore di diritto romano, niente di meglio per iniziare.

Il compito non è però dei più facili, in quanto come afferma Diliberto: “Pensate di introdurre in un Paese giuridicamente vergine, comunista, enorme, complesso, concetti come la proprietà, l’usufrutto, la successione, la compravendita, la proprietà intellettuale per libri e brevetti. Hanno dovuto creare e introdurre i notai. Pensate le difficoltà in un Paese in cui tutta la terra è dello Stato, e ai contadini ora viene data in concessione, mentre si riconosce la proprietà privata delle aziende o delle squadre di calcio. Pensate, in una Cina che a un certo punto ammette che uno molto bravo può diventare molto ricco, al problema dell’eredità”.

Per superare problemi di questo tipo e per cominciare a formare i futuri giuristi cinesi, Oliviero Diliberto ha iniziato a insegnare a Wuhan due volte l’anno, mentre molti sono gli studenti cinesi che vengono in Italia, studiano il nostro diritto nelle nostre università, conseguono dottorati e, perfettamente preparati, spesso tornano nel loro paese dove avranno il ruolo fondamentale di fungere da tramite tra Italia (e tutti i paesi di Civil Law) e Cina in tutti i rapporti che lo richiedano.

Il Codice Civile cinese sarà pronto nel 2020 ma nel frattempo hanno già visto la luce singole leggi che hanno cominciato anche a sancire diritti, cosa alquanto inconsueta in Cina; tutto questo perché i cinesi nutrono grande rispetto e ammirazione in noi, come conferma lo stesso Diliberto: “Intanto amano la nostra cultura classica, e in particolare la musica operistica. In questo momento, pochi lo sanno, ma in Italia ci sono mille e cinquecento giovani cinesi che stanno studiando l’opera lirica. E poi i cinesi sono diversi, ragionano sulla base dei millenni, e nel loro grande orgoglio ci considerano dei pari, alla loro stessa altezza perché anche noi come loro abbiamo avuto l’impero, siamo figli di un impero che conquistava e civilizzava il mondo”.

Il vero problema dopo l’introduzione di un codice civile è il riconoscimento in concreto dei diritti, cosa di cui la Cina spesso è carente ma non è preoccupato lo stesso Diliberto, il quale commenta: “I diritti arriveranno per processo naturale. Già oggi la Cina è profondamente diversa da quella di quaranta o venti anni fa. Sono leciti il mercato e la proprietà privata. E per i cinesi oggi sono fondamentali il diritto alla vita e alla sussistenza. Il Presidente Xi Jingping ha posto tra le priorità lo “stato di diritto”, conquista enorme. Anche la politica seguirà un processo naturale, ma le trasformazioni saranno gestite dal Partito comunista, evitando qualsiasi gorbaciovismo. Sarebbe folle il contrario, come fu folle l’idea di esportare la nostra forma di democrazia: che è il prodotto di 25 secoli di storia, dall’Atene di Pericle alla rivoluzione francese. Ma i cinesi Pericle non l’hanno avuto. E tu glielo vuoi imporre da un giorno con l’altro?”

 Intanto la Cina continua a viaggiare ad alte velocità, con un enorme influenza sugli assetti sociali ed economici di tutto il mondo ma l’Italia, almeno una volta, può dirsi protagonista di uno dei cambiamenti più importanti ed influenti avvenuti nel paese negli ultimi anni.

 

Lorenzo Maria Lucarelli

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