Sun solo paradisoono le parole che sottolineano con una naturale prepotenza il senso di questo libro di recente pubblicazione: “Un solo paradiso” di Giorgio Fontana. La necessità di analizzare l’ idea portata avanti dallo scrittore all’ interno del romanzo, nasce dal bisogno di urlare al mondo la condizione che accomuna molti giovani e che spesso rimane taciuta ed in disparte; di urlare le possibili conseguenze di un amore tanto forte, quanto tiranno, un amore che accade nel momento sbagliato, un amore illusorio, troppo forte, per certi versi devastante.

Tra questi giovani figura Alessio, un ragazzo che si appresta a compiere i trent’ anni: un modesto lavoro d’ ufficio che non gli pesa troppo, un’ educazione rigida alle spalle, un fratello ex-alcolista e la passione per il jazz. Trombettista dilettante, entra a far parte di un piccolo gruppo musicale, ma non si impegna tantissimo. Ama viaggiare, e lo fa proprio per andare alla ricerca di qualcosa che possa ancora destare in lui sorpresa ed interesse; rifugge i luoghi più frequentati poiché, a suo avviso, saturi di abitudini scontate; è un ragazzo solitario, di poche parole, con espressività costante e rassegnato a ciò che sembra destinato vivere: il “dolceamaro contentarsi”, esattamente come lo definisce il nostro protagonista.

Così vanno avanti le giornate di Alessio, fino a quando, una sera,  per mera fatalità, incontra Martina. Non è bellissima, ma diventa il centro del suo piccolo universo in cui tutto, adesso, assume un sapore più dolce, di condivisione, un sapore migliore. Il senso di solitudine si cela dietro i giochi articolati dei due amanti: si compenetrano, si completano, si vogliono. Alessio vive di lei, dà tutto sé stesso nella storia d’ amore che li lega: vive dei suoi baci, delle sue stranezze, del suo sesso, della sua passione, della sua anima e, purtroppo, delle sue assenze. Un viaggio meraviglioso che si conclude, proprio come accade nella realtà, in un epilogo drammatico e severo. Alessio, senza spiegazioni dirette ed esplicite, viene abbandonato da quella che credeva essere la donna della sua vita. Il ricordo dell’ ex di lei ancora è vivo nella sua mente e purtroppo, si sa, dai ricordi non è possibile scappare, riaffiorano con naturalezza alla mente senza che noi ne siamo consapevoli. Ci si abbandona ad essi, subendoli passivamente.

Comincia da questo momento la disfatta di Alessio. Cerca di evadere dalla realtà soffocante che ormai lo ospita e che gli sta stretta più di prima: le assenze sul lavoro, le notti senza sonno, l’ alcol che pulsa in circolo stordendolo avidamente. Pensava di aver trovato un punto fisso nella sua vita, un riferimento, una certezza: è stato tutto, fuorché questo. Alessio scompare, nulla si sa della sua fine.

Giorgio Fontana, in questo suo libro, porta il lettore a riflettere su condizioni che, seppur romanzate nello scritto, si presentano con elevata frequenza nella realtà quotidiana dei giorni nostri. L’ annichilamento di un uomo dinanzi all’ inarrestabile forza di un amore travolgente che, ahimè, non trova la giusta corrispondenza, è il filo conduttore del libro. Da qui la sua citazione olistica: “Si sopravvive a tanti inferni, ma mai ad un solo paradiso”, volendo dire che riusciamo a rialzarci da tante cadute ma, laddove dovesse capitarci di incontrare il nostro paradiso, e di doverlo abbandonare, non per volontà nostra, allora, in quel caso rimaniamo straziati al terreno, incapaci di agire, incapaci di volere, incapaci di vivere.

E’ probabilmente un invito a riflettere sulle nostre vite, sulla nostra persona e sul rispetto per la stessa, lavoro individuale che andrebbe coltivato sempre più ardentemente.

  Stefania Conte

 

 

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