Assistiamo ormai da anni, impotenti, a processi penali che non finiscono mai o che quando finiscono non lo fanno come dovrebbero. Processi spesso ingiusti, altre volte troppo “soft”, in grado di rovinare, senza alcun motivo, la vita di persone che invece cercano solo giustizia.

Da anni, infatti, si stanno susseguendo riforme del procedimento penale atte da una parte a velocizzarne le tempistiche, dall’altra a introdurre nuovi correttivi all’assetto legale e della prassi spesso non in grado di assicurare una reale tutela delle parti in causa.

L’ultimo tassello, per ora, diretto a modificare l’attuale status quo del processo penale è stato posizionato dal Ministro della Giustizia Andrea Orlando che vede in questa riforma un obiettivo fondamentale del suo operare.

Probabilmente questa settimana sarà decisiva per il futuro del ddl, già passato al vaglio della Camera dei Deputati ed arenatosi nei meandri di Palazzo Madama a causa di un emendamento richiesto dal governo e che dovrà essere vagliato dalla Commissione Giustizia del Senato proprio questa settimana, con l’obiettivo di ridurre ancora le spese di giustizia fino a raggiungere la cifra di 80 milioni di Euro di risparmio in tre anni.

Tre sono i punti fondamentali della riforma, insieme ad altre modifiche ad opera di ben 42 articoli:

  • La modifica della disciplina che riguarda le intercettazioni;
  • L’istituto della prescrizione;
  • La semplificazione delle procedure che riguardano l’ordinamento penitenziario.

 

INTERCETTAZIONI

Le intercettazioni, un mezzo di ricerca della prova previsto dal nostro Codice Penale, uno dei più utilizzati negli ultimi anni, spesso a scapito dei più classici metodi di indagine, costituiscono uno strumento tramite il quale vengono captate le comunicazioni tra due o più soggetti.

La riforma interviene sul piano della riservatezza, introducendo nuovi principi che mirano a proteggere anche le c.d. intercettazioni inutilizzabili, introducendo inoltre un nuovo reato che punisce con la pena della reclusione non superiore ai 4 anni chi diffonde le intercettazioni effettuate fraudolentemente, con l’unico scopo di danneggiare la reputazione del soggetto intercettato.

Non potrà essere però punito chi usa tali intercettazioni in un processo amministrativo o in un altro giudizio al fine di esercitare il proprio diritto di difesa o di cronaca.

 

PRESCRIZIONE

La prescrizione, presente non solo nel diritto penale ma anche in quello civile, è un istituto diretto a garantire la certezza delle situazioni giuridiche soggettive in base allo scorrere del tempo: mentre nel diritto civile determina l’estinzione di un diritto (in quanto non esercitato per un certo tempo), nel diritto penale determina l’estinzione del reato qualora sia trascorso un certo periodo di tempo dal fenomeno criminoso, in base ad una presunzione di disinteresse dello Stato e delle altre parti in causa alla tutela del diritto violato.

Circa la prescrizione, tanto avversata negli ultimi anni dai più o meno garantisti, la riforma in questione ha previsto la sospensione del decorrere della prescrizione per un periodo di tre anni a seguito della condanna in primo grado: un anno e mezzo tra primo grado e appello e altrettanto tra il secondo grado e il ricorso in Cassazione.

Si tratta di una modifica atta a dare ancora maggior certezza delle tempistiche processuali, da una parte incentivando gli organi giudiziari ad agire con più sveltezza (anche per smaltire l’arretrato), dall’altra a garantire allo stesso modo un giusto diritto alla difesa della persona offesa senza vedersi negata tale possibilità dal truffaldino decorso dei termini prescrizionali.

 

ORDINAMENTO PENITENZIARIO

L’ordinamento penitenziario, ossia quell’insieme di norme e procedure che riguardano la custodia cautelare, l’esecuzione delle pene, delle misure di sicurezza e i centri di osservazione, verrà fortemente semplificato e snellito, sia in un’ottica di riduzione delle spese che di esecuzione delle pene all’interno del perimetro delineato dalla tutela dell’offeso, da una parte e del condannato, dall’altra.

Tale obiettivo verrà perseguito mediante una semplificazione delle procedure, aumentando il ruolo degli uffici di esecuzione penale esterna e gli strumenti di controllo sui soggetti in libertà.

Inoltre saranno modificate le condizioni per accedere alle misure alternative e ai benefici penitenziari in un’ottica sempre più di giustizia riparativa anziché meramente afflittiva.

La Riforma prevede anche altre modifiche, quali l’inasprimento delle sanzioni relativamente ad alcuni reati; l’aumento dei reati perseguibili solamente mediante querela (quei reati di minor pericolo e rilievo sociale che pertanto per attivare gli organi giurisdizionali richiedono un espressa richiesta della parte offesa); gli atti processuali saranno più snelli, per diminuire il carico di lavoro degli organi giudicanti e di tutte le parti in causa, anche in un’ottica di una migliore difesa, introducendo un maggior numero di avvisi e comunicazioni dirette al difensore eseguibili telematicamente via PEC.

 

Non vi è però consenso unanime su tutti i punti della legge, infatti sia gli esponenti politici ma soprattutto la magistratura si trovano divisi a metà; spetterà tuttavia al Senato decidere sul futuro del processo penale, forse potendo già votare nel martedì pomeriggio di domani.

 

Lorenzo Maria Lucarelli

 

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