Goethe fu uno degli autori più caratteristici nel trasferire sulle sue opere, l’influenza della sua vita e delle specificità affascinanti della sua biografia. Il ”Dante” tedesco, ci permettiamo il paragone vista la rappresentatività letteraria identitaria dei due e per i relativi paesi di riferimento  disse: ”non ho mai scritto una sola riga che io non abbia mai vissuto”, man mano che si rinnova la sua vita si registrano tanti piccoli cambiamenti nel personaggio-attore Goethe, il Goethe Werther, il Goethe Tasso, il Goethe Faust, modulabili a seconda delle emozioni, delle sensazioni e di tutto quel mondo interiore che esteriorizzato si fa arte.

Wolfgang Goethe nacque a Francoforte (1749-1832) da un’agiata famiglia borghese, dal padre ereditò il gusto del sapere, dalla madre l’ammirazione per la bellezza e l’estetica.

Scrisse fra le prime commedie ‘die Mitschuldigen’( i complici) dedicata agli intrecci dell’amore e alle delusioni legate al rifiuto.

Amante della tragedia greca e della filosofia, approfondì Omero e analizzò il pensiero di Spinoza. Viaggiò sul binario della classicità sempre trapiantandolo nel suo vissuto interiore, esteriore e sociale.

Uno dei liet motiv di tutta la sua vita fu il pensiero –che volendo bene ad una creatura si può farle del male-, ed in questo sentimento che subì e provocò si articolerà tutta la continua lotta fra Bene e Male che lo stesso Goethe tentò di comprendere, almeno  cercandone  il senso, sempre alla ricerca di quel tortuoso ed impervio percorso che si avvicinasse al meglio al percorso della Verità.

Nel 1774 ottenne il massimo successo il romanzo- I Dolori del giovane Werthers-, scritta di getto, e proprio da questa spontaneità deriva la  grande introspezione psicologica, la profondità di pensiero e la compendiosità  nei particolari.

Le opere di Goethe ed il Werther in particolare coincidono al periodo culmine della letteratura tedesca, lo Sturm und Drang.

Nel 1775 chiamato dal duca Carlo Augusto si trasferisce a Weimar, nominato consigliere di legazione, con l’incarico di organizzare e dirigere gli spettacoli di corte.

Fondamentale per la sua vita, il pensiero, lo stile, fu il viaggio in Italia dove Goethe dal 1786 apprese l’armonia greco-latina e l’essenza della classicità; –L’Ifigenia di Tauride  è di tutte le opere la più compiuta, armoniosa e proporzionata, vi si avverte l’influenza della statutaria  greca, modello anche per la sua poesia, ma con una idea morale nuova, la salvezza interiore, la ricerca di quel percorso interiore che può salvare noi stessi ed i nostri rapporti sociali ed umani.

 

Goethe regista e il ‘Meister’

Di origini romantiche nel pensiero, nella tradizione, e nella poesia germanica sognò un nuovo, nobile  Teatro Germanico;  mise sotto la lente d’ingrandimento la Scena con – Il Tirocinio di Wilhem Meister-, la storia delle vicende attraversate da un giovane che crede nel Teatro, perché in esso vede lo strumento che mette in diretta comunione e comunicazione l’anima della folla con la poesia, e viceversa.

Proprio per dare al suo paese l’invocatissimo  Teatro nuovo Guglielmo Meister si fa attore; il racconto delle sue avventure non ha un’unità di intrigo, si procede via via episodio per episodio, soffermandosi ora su un particolare narrativo ora su un altro.

Un grande esempio di teatro nel teatro che rende l’opera mezzo per analizzare tutte le problematiche sceniche ed episodiche, aprendo migliaia di interrogativi sulla storia e l’evoluzione del teatro, e del suo rapporto con la gente e le folle.

Il supremo studio affrontato da Meister è ‘l’Amleto’;alla fine il ritiro dal teatro  è a favore di una compagnia di coreografi; ma un ritiro non definitivo, è vero il pubblico predilige agli allettamenti dello spirito le seduzioni dei colori e delle forme, le immagini del mondo.Ma Goethe si sforza sempre di far comprendere che forma e sostanza vanno di pari passo e che l’esteriorità può, talvolta, essere specchio dell’interiorità, così come quel concetto tanto abusato di Bellezza.

Ma cosa sono la vita ed il mondo se non teatro, così come le emozioni, le sensazioni e la vita interiore; con la differenza che quello che passa dentro fuoriesce almeno in parte raggiunge tutti e ritorna agli attori.

Goethe credette  alla missione educatrice dell’arte, al cosiddetto sacerdozio dell’attore, eccolo il Goethe direttore’ pretendo riverenza dal pubblico, nessuno entri in teatro con il cappello in capo, silenzio in teatro, come in chiesa.’

Allo stesso tempo pretendeva disciplina dai suoi attori, disciplina etica ed estetica.

Nel 1803 scrisse –le regole per gli attori, Regeln fur Schauspieler.

Gli attori sono sculture viventi moderati da norme estetiche.

L’attore deve rendere comprensibile la poesia al pubblico, dando valore al ritmo ed alla parola; non voleva la mera rappresentazione della realtà  ma la sua idealizzazione.

Odiava le scene di morte troppo realistiche con l’incedere su particolari clinici, insomma non si doveva mai perdere il fulcro della storia;  in questo caso il tema interiore ed esteriore della morte.

Per Goethe il quadro scenico doveva essere alla greca, una sorta di bassorilievo variato dalle figure dei personaggi animate melodiosamente.

Il fatto estetico incide relativamente, Goethe voleva educare la gente alla contemplazione della poesia.

Goethe voleva individuare nella classicità, nella filosofia, nella poesia elementi di novità che non fossero freddo bagaglio per intellettuali ma trovassero  interesse fra le folle, nella gente. Per lui teatro come detto era interrelazione con l’arte tutta in generale, e forse addirittura un modo di sublimare su  un palco, musica, umanità, poesia, amore per la storia grecoromana

 

 

Annunci