Ed è con il 78% degli aventi diritto al voto che l’Olanda riesce a contenere la frangia interna del nazionalismo europeo. Le urne, infatti, hanno legittimato il premier uscente, Mark Rutte, a dare avvio al terzo mandato consecutivo. La vittoria, però, non permette, a chi continua a credere nella struttura europea, di festeggiare con disinvoltura. Il leader del Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia (VVD) è riuscito sì a catalizzare su di esso la maggioranza dei voti (ottenendo 33 seggi su 150), ma non a ottenere i numeri utili a formare un governo monocolore. È doveroso ricercare le motivazioni di questa vittoria tronca in due filoni di indagine differente: il primo concerne il sistema di trasformazione dei voti in seggi; il secondo fa riferimento alla crescente ideologia di stampo ultranazionalista e “islamofoba” da tempo covata nei Paesi Bassi, così come in tutta Europa.

La prima motivazione è il sistema elettorale. Il Sistema elettorale olandese si presenta sotto forma di proporzionale puro e privo di qualsiasi premio finalizzato alla stabilità. È la forma più alta di trasposizione della volontà popolare all’interno dell’assetto istituzionale dello stato ma, se dal punto di vista ideologico ciò potrebbe sembrare assolutamente democratico e rappresentativo, non permette, in realtà, di ottenere stabilità o di poter realizzare interamente il programma del partito di maggioranza relativa. Le coalizioni post-voto divengono obbligatorie e quindi si perde la purezza degli intenti in favore dell’arte del compromesso e della contrattazione. Si giungerà, così, al rischio concreto di instabilità governativa tanto invisa ai burocrati di Bruxelles.

La seconda motivazione è quella che più di tutte spaventa la struttura sovranazionale europea: il ritorno del nazionalismo e della sovranità statale, mitigati da una infausta e nuova ondata di razzismo. L’incarnazione di questa nuova tendenza risponde al nome di Geert Wilders. Questo eccentrico uomo politico, di padre olandese e madre indonesiana, è il fondatore del Partito per la Libertà (PVV). I tratti peculiari di questa compagine politica possono riassumersi nella battaglia finalizzata a una stretta sull’immigrazione e alla stringente lotta al mondo musulmano (fu proprio lui nei giorni passati a tacciare Maometto di pedofilia). Questa visione politica ha permesso, a questo movimento “neopopulista”, di guadagnare cinque seggi in più, rispetto ai quindici ottenuti nella precedente consultazione elettorale.

 La situazione, al netto dei primi negoziati per la formazione del governo, si presenta nel seguente modo: in testa il partito del Premier con 33 seggi (10 in meno rispetto alla precedente consultazione popolare); a seguire lo sfidante Wilder che, come precedentemente sottolineato, guadagna 5 seggi raggiungendo quota 20; al terzo posto si stagliano, in assoluta parità con 19 seggi, il partito democristiano (CDA) e il partito socialdemocratico (democratici66). Da notare, infine, come contemporaneamente vi sia stata l’esplosione del partito dei verdi (GroenLinks) che ha visto quadruplicare i suoi voti e divenire il primo partito della sinistra, e la conseguente disfatta dei laburisti (Pvda) che si vedono strappare 29 seggi riuscendo a conquistarne solamente 9.

Ora, come in ogni sistema basato sul proporzionale puro, inizierà la fase dei negoziati che dovrà portare alla formazione di un governo. Il premier uscente, infatti, darà il via sin da subito ai lavori che dovranno portarlo a raggiungere una maggioranza di 76 seggi per ottenere il benestare della camera eletta e per poter essere riconfermato alla carica di primo ministro. La candidatura più altisonante è proprio quella dello sfidante Wilder ma, come facilmente ipotizzabile, ha trovato la netta riluttanza di tutte le rimanenti fazioni in gioco. Nonostante ciò, il leader del PVV si è detto contento di collaborare con il futuro governo sulle questioni che più toccano e animano lo spirito del suo partito, rinunciando, di conseguenza, a un atteggiamento pericolosamente e interamente ostruzionista.

Lo sguardo del Premier potrà ricadere così sui rimanenti schieramenti politici che, considerando l’equilibrata distribuzione dei seggi, dovranno essere almeno tre. Secondo la dichiarazione del premier in pectore saranno proprio CDA e Democratici66 a costituire la maggioranza di governo a seguito dell’insediamento del parlamento il prossimo 23 Marzo.

È opportuno, infine, constatare come la cinta muraria istituzionale che l’Europa tenta di proteggere sia ancora in piedi. La prima batteria, annunciata dalle sirene olandesi, di certo non apre una breccia, ma nutre una crepa già di per sé consistente. I prossimi colpi con i quali questa struttura sovranazionale dovrà confrontarsi sono quelli che provengono principalmente dai due paesi trainanti l’Europa tutta: Francia e Germania.

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