#SFIDA ACCETTATA: La bufala che gira nei social.

 L’iniziativa nata in Spagna e in Inghilterra con un uno scopo inizialmente nobile e benefico, è finita per trasformarsi in una bufala ,o meglio in una specie di catena di S’Antonio priva di risultati desiderati.

 Autore: Carlo Screti

 Infatti lo scopo iniziale era quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla lotta ai tumori, attraverso le foto di chi ne è colpito. Ma attraversando Nazioni , arrivando in Italia la sua innaturale applicazione è scivolata in una operazione nostalgica dell’album di famiglia, rivisitando fotografie ,seppure piacevoli, di anni che furono.

 Molti  utenti italiani, infatti, hanno iniziato ad inserire nei propri social network  foto di quando erano ancora bambini o  adolescenti in bella presenza.  Così il significato  originale della catena passando da nazione a nazione si è perso.

Basta ricordare le lettere che qualche tempo fa,  Microsoft Windows inviava con l’invito di reinviarle ai propri amici per  qualche settimana . Microsoft dopo averle controllate avrebbe pagato $245 per ogni persona a cui  sarebbe stata inviata la comunicazione. L’invio successivo ad altri amici garantiva ancora un guadagno.

Questo meccanismo ormai conosciuto in Italia come catena di S’Antonio, cioè spedire copie a catena a nuovi destinatari si allontana dall’ obiettivo iniziale . Cioè raccontare con foto in bianco/nero una condizione di un male incurabile.

 Lo scopo dell’iniziativa aveva una impostazione diversa. Bisognava farsi un selfie o mettere una foto in bianco/nero sul profilo personale .In questo modo il vero senso era dimostrare la perdita del senso della vita per chi soffre di queste malattie. Infine bastava aggiungere l’hastag “sfida accettata”.

 Quindi inviare agli amici la propria foto, avvalorando in tal modo il vero significato dell’iniziativa. Così non è avvenuto. E’ il rischio che si corre proprio per la velocità che offre l’utilizzo dei social.

Per dovere di cronaca si ignorano per ora enti ufficiali dietro questa opera filantropica.

L’iniziativa ha diviso l’opinione pubblica. C’è chi la considera soltanto una moda senza alcuna finalità.

 

Fonte: La Stampa

 

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