Cosa accadrà il giorno del decesso della Regina Elisabetta II? A svelarlo è un dossier del quotidiano britannico The Guardian che racconta gli istanti successivi alla morte della sovrana.

Nei dieci giorni che passeranno fra la morte della Regina Elisabetta II al suo funerale, tutto è stato calcolato e pianificato nei dettagli, perché il risultato deve essere uno: il trionfo della Britishness di fronte agli occhi del mondo.

The Guardian descrive in un lungo articolo il complesso meccanismo pronto a scattare nel regno subito dopo la scomparsa della sovrana, sebbene lei appaia in grandissima forma. Nonostante i 90 anni continua infatti a concedersi le sue quotidiane cavalcate oltre ad aver ripreso senza problemi la sua intensa agenda di appuntamenti ufficiali dopo un forte raffreddore.

Secondo il quotidiano inglese, la risposta della Gran Bretagna alla morte della regina sarà “monumentale” e supererà il comportamento tenuto per i funerali di Lady D, scomparsa nel 1997 nell’incidente di Parigi. E perché tutto avvenga alla perfezione, ci vuole un piano: e quello gli inglesi ce l’hanno pronto, sembra, dagli anni Sessanta, aggiornato ogni anno, anche più volte, e il Guardian l’ha reso noto.

Come ogni piano prevede una parola d’ordine: London Bridge. Sarà Sir Christopher Geidt, segretario privato della regina, a telefonare al Primo ministro britannico, Theresa May, che verrà svegliata e pronuncerà le parole: “London Bridge is down”, “il ponte di Londra è caduto”. È il segnale in codice: la regina Elisabetta è morta.

In un primo momento sarà il suo medico personale a tenere i contatti con l’esterno: solo lui avrà accesso alla stanza della sovrana.

Successivamente, entra immediatamente in azione il “centro di risposta globale“, ossia l’unità di crisi del Ministero degli Esteri britannico, che agisce da un luogo segreto della capitale. Poi partirà un messaggio per i 36 governi del Commonwealth di cui la regina è capo di Stato. Sarà il distaccamento del Foreign Office a comunicare ai 15 Stati, di cui Elisabetta è regina, la notizia del decesso. Poi saranno informati ambasciatori e primi ministri stranieri. Infine, toccherà al resto del mondo essere messo al corrente. In passato la Bbc aveva avuto il monopolio della notizia, ora ci sarà un flash della Press Association, l’agenzia di stampa britannica. Nello stesso istante, un inserviente vestito di nero uscirà da una porta di Buckingham Palace, attraverserà il cortile e affiggerà sul cancello un avviso listato a lutto. Contemporaneamente, il sito web reale si trasformerà in un’unica pagina con quello stesso avviso su sfondo nero.

Da quel momento si apriranno lunghe dirette sulle televisioni e i siti web dedicati all’argomento, con ospiti che sono stati già prenotati da tempo per intervenire.

Istruzioni dettagliate anche per i media britannici: tutti i programmi saranno sospesi e i presentatori tv saranno vestiti a lutto; le radio dovranno trasmettere delle playlist predefinite. È stato il produttore radiofonico Chris Price a rivelare i dettagli: “Se doveste ascoltare il brano “Haunted Dancehall” di Sabres of Paradise, accendete subito la televisione: deve essere appena accaduto qualcosa di orribile“.

Fra internet e social media la notizia della morte correrà molto velocemente, nemmeno da paragonare coi tempi di Giorgio VI, il padre di Elisabetta, quando venne diffusa quattro ore dopo la scomparsa del re. Anni dopo, la morte della principessa Diana divenne pubblica in meno di 15 minuti.

In quelle ore inizierà la preparazione dei solenni funerali in onore della sovrana, in base ad un piano dettagliatissimo che viene periodicamente aggiornato.

Un altare, lo stendardo reale e quattro Guardie reali con il copricapo inclinato e i fucili rivolti verso il pavimento sorveglieranno il corpo della regina Elisabetta nella sala del trono del Palazzo.

Data la notizia, bisognerà occuparsi dei funerali e della successione al trono. A supervisionare i primi ci sarà il 18esimo duca di Norfolk: la sua famiglia sovrintende alle esequie reali dal 1672. Carlo sarà proclamato Re il giorno successivo alla morte della madre. La successione fa parte di “London Bridge”, è tutt’uno con il piano. Subito dopo la proclamazione a St James’s, la sua residenza, Carlo partirà subito per incontrare i suoi sudditi in Scozia, in Irlanda del Nord e in Galles. Riceverà le condoglianze, incontrerà i rappresentanti delle istituzioni, della società civile e la gente comune. Poi tornerà per i funerali.

Il nono giorno si svolgeranno i funerali, nell’abbazia di Westminster: sarà la prima volta per un sovrano britannico dal 1760. Quando alle 11 del mattino il feretro raggiungerà le porte della chiesa, il paese si fermerà in silenzio. Le stazioni dei treni cesseranno gli annunci, gli autobus si accosteranno al ciglio della strada. Al termine del servizio religioso, la bara sarà caricata su un affusto di cannone e la processione percorrerà i 40 chilometri verso il castello di Windsor. Quando Elisabetta sarà giunta alla sua ultima destinazione terrena, i cancelli verranno chiusi e l’accesso alle televisioni sarà interdetto. Nella cappella, Carlo lascerà cadere sul feretro una manciata di terra da una coppa d’argento. E tutto sarà finito.

Il piano è accurato e dettagliato: ogni sfaccettatura è stata definita alla perfezione, pronta per essere attuata. Il Guardian ha cercato di ottenere una dichiarazione in merito al suo articolo da parte del Palazzo che, forse anche per ragioni di scaramanzia, ha risposto con un secco “no comment”.

Un’operazione monumentale, una cerimonia pazzesca che avrà poco a che vedere con quella organizzata per Lady Diana. Funerali e incoronazioni: la morte di Sua Maestà, quando arriverà, dopo il regno più lungo della storia inglese, sarà l’occasione per la celebrazione di entrambi.

 

Patrizia Cicconi

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