Per correre ai ripari dalla crisi che sta investendo Alitalia negli ultimi tempi, la compagnia aerea ha approvato un piano industriale finalizzato al ritorno agli utili per il 2019. Previsti il taglio dell’organico e la riduzione degli stipendi

È crisi senza soluzione di continuità quella che Alitalia, ex compagnia di bandiera italiana, sta vivendo ormai da diversi anni, essendo dovuta ricorrere, inutilmente, anche alla partecipazione forzata di Etihad come azionista di primo piano. Purtroppo, però, nemmeno i capitali investiti dallo sceicco degli Emirati Arabi Uniti sono riusciti a risollevare definitivamente la situazione di forte dissesto finanziario nella quale versa Alitalia, trovandosi ora nella stessa situazione precedente all’acquisizione avvenuta nel 2015.

Infatti, l’amministratore della compagnia aerea, Cramer Ball, ha annunciato apertamente che, a fronte del grave dissesto economico, che si stima ammonti ad una perdita pari addirittura ai 500.000 Euro al giorno, bisognerà adottare misure volte a ridurre l’organico e le spese. “Le misure relative al personale sono dolorose, ma necessarie – commenta Cramer Ball – per stabilizzare la situazione finanziaria della Compagnia e a garantirne la sostenibilità di lungo termine. Questi cambiamenti sono essenziali se vogliamo competere in modo efficiente in un mercato del trasporto aereo europeo che è caratterizzato da una spietata concorrenza”.

Alitalia ha informato che il suo piano industriale, finalizzato al rilancio e alla produzione di utili per il 2019, prevede 2.037 esuberi per quanto riguarda il personale di terra, tra i lavoratori con contratto a termine e a tempo indeterminato. Per questo, la compagnia procederà al licenziamento addirittura del 51% dell’organico, riducendo i salari dei piloti (in misura differente a seconda che si tratti di piloti a breve e medio raggio e piloti a lungo raggio) e quello del restante personale di volo.

Appena comunicato ai sindacati e al personale il piano industriale per gli anni a venire subito questi si sono fatti sentire, scatenando, giustamente, proteste e malcontenti.

Subito i sindacati di settore hanno annunciato che non accetteranno tale programma, chiedendo di essere ammessi al tavolo delle trattative congiuntamente con la compagnia aerea e i rappresentanti del governo (che ormai da anni si trova a dover tappare buchi).

Intanto, è stato annunciato uno sciopero per lunedì 20 marzo dei controllori di volo che ha costretto Alitalia a cancellare ben il 40% dei voli previsti per la giornata, avendo tuttavia già attivato una procedura straordinaria per riproteggere sui primi voli disponibili: “Alitalia invita tutti i viaggiatori che acquistato un biglietto per volare il 20 marzo a verificare lo stato del proprio volo, prima di recarsi in aeroporto, chiamando il numero verde 800.65.00.55 (dall’Italia) o il numero +39.06.65649 (dall’estero), oppure contattando l’agenzia di viaggio presso cui hanno acquistato il biglietto. Negli aeroporti di Roma Fiumicino e Milano Linate la Compagnia ha previsto un rafforzamento del proprio personale per assicurare la massima assistenza ai clienti. È stato anche incrementato il numero degli addetti al call center”.

Ulteriore protesta adottata dal personale della compagnia aerea è lo sciopero unitario previsto per il 5 aprile per una durata di 24 ore.

La situazione, aggravatasi nelle ultime ore, ha portato il Ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, a convocare congiuntamente le parti in causa, Alitalia, sindacati e rappresentanze governative, per la giornata di lunedì al fine di giungere ad un accordo accettabile sul il piano industriale.

Subito replica soddisfatto Cramer Ball: “Insieme ai sindacati e con il sostegno del governo italiano, lavoreremo, comeè giusto e doveroso che sia, per cercare il modo per ridurre il piu’ possibile l’impatto sociale del piano sul personale coinvolto”.

Ma quali sono i veri motivi dietro il dissesto della ex compagnia aerea di bandiera italiana, una volta fiore ad occhiello delle aziende nostrane?

Il problema principale da risolvere è il forte passivo di Alitalia (si stima che solo nell’anno 2015/2016 vi sia stata una perdita di ben 800 milioni), ormai fortemente indebitata anche con le banche ma, il governo è spesso intervenuto per sanare le casse della società, risolvendo però solo temporaneamente il problema in quanto, una volta esauriti i finanziamenti, tutto è come prima.

Il vero problema è strutturale, da una parte il numero eccessivo dell’organico che aumenta sensibilmente i costi, dall’altra una sbagliata gestione del mercato: Alitalia concentra il suo impegno sulle rotte nazionali ed europee dove la concorrenza delle altre compagnie, soprattutto quelle low cost è enorme in quanto queste riescono a garantire il servizio di trasporto ad un prezzo per i clienti minore, con costi minori anche per le compagnie stesse.

Alitalia ha bisogno di rafforzare il proprio network, ampliando le rotte offerte, anche attraverso l’adozione di nuovi velivoli in grado di garantire le tratte a lungo raggio che implicherebbero un maggior riempimento dei voli. Proprio per questo la compagnia ha già previsto l’acquisto 8 nuovi aeromobili entro il 2021, l’apertura di nuove tratte tra il 2017 e il 2019 e l’assunzione di 500 nuove persone, tra piloti ed assistenti di volo nel 2019, anno in cui è stato previsto il rilancio in attivo.

Intanto, Alitalia continua a perdere pezzi, complice l’ingente esodo di piloti e personale di volo e di terra attirati da sostanziose offerte, quali quelle proposte da Air China e Norwegian Air, disposti ad emigrare pur di lavorare.

 Lorenzo Maria Lucarelli

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