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La scoperta entusiasmante non riguarda solamente le singole particelle, ma i cinque nuovi stati della materia ad esse connessi. Parliamo di particelle dotate di una massa di tre volte più grande rispetto a quella del ben noto protone, identificate come stati eccitati di barioni, costituiti da un quark charm e due quark strange. “Omega-c-zero” (un barione , nonché particella subatomica composta da tre quark), questo il nome del gruppo dei cinque diversi stati della particella individuati pochi giorni fa al CERN di Ginevra. Nello specifico Ωc(3000)0, Ωc(3050)0, Ωc(3066)0, Ωc(3090)0 e Ωc(3119)0, ove il numero riportato in parentesi indica la rispettiva massa in megaelettronvolt di ogni singolo stato.

Lo studio è stato effettuato mediante l’ ausilio del famigerato Lhc, Large Hadron Collider, il più grande acceleratore di particelle mai progettato finora. Si tratta di un acceleratore di ben 27 chilometri di estensione sotterranea, a 100 metri di profondità dal livello del mare, disegnato seguendo la geometria di un tunnel. Accelera le cosiddette particelle pesanti, ovvero gli adroni (protoni e ioni pesanti), sfiorando per poco la velocità della luce. L’ accelerazione ed il mantenimento in orbita sono resi possibili dalla presenza di magneti superconduttori raffreddati ad elio liquido, in grado di generare un campo magnetico dell’ ordine di 8 Tesla.

La sensazionale scoperta è stata possibile grazie alla chirurgica precisione nella ricostruzione degli eventi ma, il prossimo step dei ricercatori sarà quello di determinare i numeri quantici delle suddette particelle, al fine di individuarne le specifiche caratteristiche, di stabilire il loro significato a livello teorico, di studiare le interazioni forti a livello della materia; capire come vengono tenuti insieme i tre quark dei barioni e in che modo “la loro conoscenza dovrebbe aiutarci a descrivere l’ intero universo, in qualità di particelle elementari”, esattamente come riferisce Marco Pappagallo, uno degli scienziati direttamente coinvolti nella sorprendente scoperta.

Si potrebbe parlare di un vero e proprio caso di serendipità scientifica, caso in cui, una “felice scoperta” si staglia casualmente ed inaspettatamente sulla via della ricerca più anisotropica.

Stefania Conte

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