Dopo ore di paura e di silenzio, nelle quali i due giornalisti italiani, Luca Chianca e Paolo Palermo, sono stati fermati e trattenuti dalle autorità di polizia congolesi, formalmente per essere sprovvisti di un specifico visto giornalistico, i due sono stati liberati e riportati in Italia, complice una perfetta mediazione diplomatica

Sono tornati ieri in Italia i due giornalisti di “Report”, Luca Chianca e Paolo Palermo, i quali si erano recati in Congo per indagare sulle presunte maxi tangenti date da Eni e Shell al governo nigeriano al fine di acquisire, corrompendolo, i diritti di perlustrazione e utilizzo del giacimento petrolifero Opl245 in Nigeria, senza alcuna gara.

I due giornalisti erano stati prelevati presso l’albergo in cui risiedevano a Point Noir dai Servizi di Sicurezza congolesi che contestavano la mancanza di un apposito visto per giornalisti. Dopo essere stati arrestati, i due sono stati portati nella sede della Direction de la Surveillance du territoire, dove sono stati rinchiusi in una piccola stanza per tre giorni e due notti, come conferma un comunicato della stessa trasmissione televisiva “Report”: “Chianca e Palermo sono stati tenuti segregati due notti in una stanza di due metri quadrati piena di animali e costretti su una traballante sedia di plastica. Sequestrati i telefoni, computer, telecamere e il girato che doveva esser trasmesso nell’imminente edizione di Report”.

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Luca Chianca e Paolo Palermo, i due giornalisti italiani fermati dalle autorità in Congo – Immagine dal Web –

I due giornalisti, con le più trasparenti intenzioni di fare chiarezza in merito alla vicenda avevano intervistato Fabio Ottonello, un imprenditore italiano, ormai da anni residente ed attivo nel paese africano (mediatore di molti rapporti economici tra il continente europeo e quello africano), accusato di aver messo a disposizione un aereo per trasportare le tangenti in Svizzera.

Probabilmente i due reporter non sono stati graditi dai poteri nigeriani, accusati tutti, in larga scala, di aver accettato le tangenti da parte di Eni e Shell.

Subito la notizia del rapimento è stata tenuta segreta ai media per consentire un più efficace lavoro diplomatico al fine di riportare in Italia, sani e salvi, i due giornalisti, evitando così casi diplomatici, finiti male, quali la vicenda dei Marò o, ancora più in tema, il caso Regeni, ancora irrisolto.

Luca Chianca e Paolo Palermo sono tornati nel loro Paese ma ad essi sono stati sequestrati gli strumenti che avevano utilizzato per filmare, registrare e documentare, probabilmente perché in possesso di elementi importanti in grado di far chiarezza sulla vicenda e portare alla verità.

Ma su cosa stavano indagando i due giornalisti italiani?

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Claudio Descalzi, ad di Eni, tra i principali indagati della Procura di Milano – Immagine dal Web –

La loro attività si pone al centro delle indagini svolte dalla Procura di Milano che ha recentemente chiesto il rinvio a giudizio, tra i tanti, di Claudio Descalzi (ad di Eni), Paolo Scaroni (ex ad di Eni), Eni e Shell, indagati congiuntamente, società e persone fisiche, in base alla legge 231 del 2001 che ha istituito una responsabilità delle società le cui persone fisiche (apicali) abbiano commesso un reato (penale) nell’interesse o a vantaggio degli enti stessi.

Nello specifico l’accusa della Procura è quella di corruzione da parte dei due colossi petroliferi, Eni e Shell, per aver versato, nel 2011, una tangente pari a 1 miliardo e 92 milioni di Euro al governo nigeriano, al fine di assicurarsi il giacimento petrolifero Opl245 illecitamente, ossia saltando le regolari procedure di gara.

Nelle more processuali, aspettando il vaglio del giudice dell’udienza preliminare, Eni ha subito pubblicato un comunicato con il quale ha ribadito la propria posizione: “Teniamo a ribadire la correttezza dell’operazione relativa all’acquisizione della licenza del blocco OPL 245, conclusa senza l’intervento di alcun intermediario, da Eni e Shell con il Governo nigeriano. Si ricorda che la Società, non appena è venuta a conoscenza dell’esistenza di una indagine avente ad oggetto la procedura di acquisizione del blocco OPL 245, ha incaricato uno studio legale americano, di rinomata esperienza internazionale, del tutto indipendente, di condurre le più ampie verifiche sulla correttezza e la regolarità della predetta procedura. Dall’approfondita indagine indipendente è emersa la regolarità della procedura di acquisizione del blocco OPL 245, avvenuta nel rispetto delle normative vigenti”.

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Gli interessi di Eni e degli altri colossi petroliferi sono enormi nel continente Africano, noto per essere luogo di enormi giacimenti da sfruttare – Immagine dal Web –

Proprio nelle more processuali i due giornalisti italiani hanno deciso di far chiarezza sulla vicenda, andando sul territorio e rimanendo fedeli al loro ruolo nel fare informazione, senza mai avere la presunzione di scavalcare le autorità giudiziarie e di polizia.

Fortunatamente, per solidarietà umana e giornalistica, tutto è andato per il meglio, grazie ad un’efficace e silenziosa attività di mediazione diplomatica, che questa volta, forse conscia degli errori fatti nei casi più recenti, ha preferito non spettacolarizzare l’accaduto, addirittura tenendolo nascosto, come dovrebbe sempre avvenire in casi così delicati.

Lorenzo Maria Lucarelli

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