L’oro vero non ha colore, è trasparente come l’aria ed è l’elemento più prezioso: parliamo dell’acqua. Il 22 marzo si celebra la Giornata Mondiale dell’Acqua, istituita dalle Nazioni Unite nel 1993 per evidenziare l’importanza dell’acqua e la necessità di preservarla e renderla accessibile a tutti.

Nata 25 anni fa con la Conferenza di Rio per l’ambiente, la Giornata Mondiale dell’Acqua vuole ricordarci che oggi quasi 1 miliardo di persone, ben il 12% della popolazione mondiale, non ha un accesso diretto a fonti potabili sicure. Ogni anno fino a 2,5 milioni di persone muoiono in Africa, in America del Sud, in Asia, per aver bevuto dell’acqua contaminata.

In Italia, i dati ISTAT relativi al 2015 su 116 province non lasciano dubbi: il 35,4% dell’acqua che viene immessa in rete, poco più di un terzo, viene buttata. In molte zone si supera il 60%, come a Cosenza e Frosinone. Non va meglio nelle grandi città, ad esempio Torino, dove nel 2015 si è disperso il 24,6% dell’acqua, pari a ben 99,4 litri pro capite al giorno. A Roma il dato raddoppia: quasi a 43%, che equivale a 196 litri per abitante persi in 24 ore.

Oltre allo spreco dai rubinetti, ci sono gli allevamenti intensivi, le irrigazioni dissennate, l’uso indiscriminato nell’industria. Tanti, troppi modi per disperdere senza rimedio questo bene vitale che è sempre più raro.

Sono più di 663 milioni in tutto il mondo le persone che non hanno l’acqua potabile in casa, costrette a ore di cammino per raggiungere una sorgente di acqua non contaminata. Secondo i dati dell’Associazione non governativa WaterAid, in tutto il mondo circa 2,4 miliardi di persone non hanno accesso a servizi igienico-sanitari adeguati. E a causa della mancanza di acqua potabile e di servizi igienici, circa 315 mila bambini sotto i 5 anni muoiono ogni anno di malattie a causa dell’acqua contaminata e delle scarse misure igienico-sanitarie.

A partire dal 1997, ogni tre anni il World Water Council, l’organismo non governativo internazionale fondato nel 1996 come piattaforma degli organismi internazionali e specialisti nel settore dell’acqua, convoca un World Water Forum (Forum sull’acqua) per discutere i problemi locali, regionali e globali.

Tra le associazioni più attive in questo ambito, WaterAid, fondata nel 1981 nel Regno Unito, ha portato finora acqua potabile a 25 milioni di persone e servizi igienici a 24 milioni di persone in 37 paesi in Africa, Asia, America Latina e Oceania. La sua collaborazione con le comunità, i governi e le aziende private di 38 paesi consiste nel fornire acqua potabile, servizi e misure igienici adeguati e dedicati a chi ne ha più bisogno e nel rendere possibile il cambiamento e la crescita.

L’edizione di questo anno riguarda la questione delle acque reflue, ovvero quelle contaminate da attività domestiche, industriali e agricole, che vanno ridotte, depurate e riutilizzate, secondo quanto prescrive l’obiettivo sostenibile dell’Onu: “Migliorare entro il 2030 la qualità dell’acqua eliminando le discariche, riducendo l’inquinamento e il rilascio di prodotti chimici e scorie pericolose, dimezzando la quantità di acque reflue non trattate e aumentando considerevolmente il riciclaggio e il reimpiego sicuro a livello globale”.

Con il tema delle acque reflue, l’Onu vuole portare l’attenzione del mondo sullo spreco delle risorse e sulla capacità di recuperare l’acqua usata per soddisfare la domanda in aumento, ridurre la sete umana e la siccità della Terra e, con la depurazione, cancellare l’inquinamento che le acque di scarico portano con sé.

Ogni anno in Europa vengono trattati e depurati più di 40 miliardi di metri cubi di acque reflue, ma vengono riusati soltanto 964 milioni di metri cubi. Gli altri 39 miliardi di metri cubi di acqua ripulita finiscono nei fiumi o nei mari senza trovare un nuovo utilizzo. Eppure, anche l’acqua potrebbe essere al centro dell’economia circolare promossa dall’Europa: come avvenuto per i rifiuti nei decenni passati, il passaggio culturale è passare dalla cultura dello scarto alla cultura del riciclo e della valorizzazione, anche economica. Da problema a risorsa.

In Australia e in Israele il riuso delle acque reflue depurate è molto diffuso; in Europa sono Spagna e Malta a primeggiare. Il potenziale di crescita è enorme: l’Europa potrebbe arrivare a utilizzare sei volte il volume di acque trattate oggi.

In occasione della giornata, che mira ad evidenziare la necessità di un consumo responsabile delle risorse idriche sia a livello personale che globale, sono previste numerose iniziative e proposte organizzate in tutto il mondo, come Green Cross Italia, organizzazione ambientalista per lo sviluppo sostenibile, che lancia la quinta edizione della campagna “Salva-la-goccia”, che invita scuole, insegnanti, studenti, famiglie e singoli cittadini a contribuire al risparmio idrico. “La partecipazione non richiede atti straordinari ma semplici gesti di razionalizzazione dei consumi dell’acqua, che consentono di sperimentare in prima persona le buone pratiche di riduzione degli sprechi”, si legge nel comunicato di Green Cross.

La campagna Salva-la-goccia ha scelto come testimonial due campioni olimpici della canoa: Josefa Idem e Antonio Rossi. “È fondamentale stimolare il dibattito su argomenti di rilievo come la tutela delle risorse idriche – ha affermato Josefa Idem – perché si contribuisce a diffondere una cultura del rispetto e a promuovere comportamenti virtuosi nella società“.

Tra le innumerevoli iniziative di questa importante giornata, Milano ospita la mostra fotografica “Water is life” di WaterAid, alla Fondazione Feltrinelli, il nuovo spazio in Via Pasubio, nelle giornate del 23 e 24 marzo. Le fotografie esposte raccontano attraverso un percorso narrativo la presenza dell’Associazione nei paesi in cui opera.

 

Patrizia Cicconi

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