Sono passate pochissime ore dall’attacco terroristico che nel primo pomeriggio di ieri ha colpito il cuore della democrazia inglese, la zona del Palazzo di Westminster, facendo 5 morti e 40 feriti, tra cui due donne italiane

Non sono bastati gli attentati degli ultimi mesi per far capire a chi ancora non ne era convinto che quella che stiamo vivendo, ad intermittenza ormai da qualche anno, è guerra, tremendamente guerra, seppur diversa da quella che la storia ci ha insegnato.

L’attentato che ieri ha colpito Londra, nel giorno dell’anniversario della strage di Bruxelles, rappresenta un ulteriore momento di terrore che, anche se siamo (purtroppo) ormai abituati ad accettare, ci ricorda come non sia più possibile abbassare la guardia.
L’attacco al Palazzo di Westminster costituisce un nuovo colpo al cuore della democrazia occidentale, infatti è proprio a Westminster che si trova la sede del Parlamento britannico, la residenza reale e altri luoghi simbolo del potere inglese.

A poche ore di distanza si hanno più notizie sull’accaduto, qualificato sempre più come un attentato terroristico, probabilmente di matrice islamica.
Erano circa le 14 e 30 a Londra, le 15 e 30 in Italia, quando un uomo, di cui non si conoscono ancora le generalità se non che fosse “un asiatico sui 40 anni”, investe una folla di gente che passeggiava sul ponte di Westminster con un suv, facendo vittime e feriti. La corsa del presunto attentatore finirà contro le barriere di protezione presenti attorno al palazzo parlamentare, finché lo stesso, “con abiti scuri e una t-shirt” non uscirà a piedi e a mano armata con un coltello, aggredendo un poliziotto (soccorso in un primo momento dal parlamentare britannico, ex soldato Tobias Ellwood, poi deceduto), dirigendosi poi verso l’entrata, dove verrà ucciso da diversi colpi d’arma da fuoco sparati da agenti in borghese.

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Immagine dal Web

Nell’immediato pochissimo si sapeva sull’accaduto ma per precauzione è stata sospesa la seduta parlamentare in corso, il palazzo di Westminster è stato chiuso a fortino e il Primo Ministro Theresa May è stata scortata in un posto sicuro da auto blindate. La stessa, immediatamente dopo l’accaduto, ha tenuto un discorso nel quale ha denunciato il fatto definendolo “disgustoso e depravato” e complimentandosi con l’operato delle forze dell’ordine, sottolineando “il coraggio eccezionale della polizia e delle forze di sicurezza”.
Cinque morti (incluso l’attentatore) e 40 feriti è il bilancio dell’attacco terroristico di ieri: tra questi due feriti italiani, una ragazza bolognese ormai da anni residente nella capitale britannica, la quale non ha riportato gravi lesioni tanto da non dover essere ricoverata e una donna romana di cui non sono state riferite le generalità, questa volta ricoverata ed operata d’urgenza.
Solo la sera, verso le 19:00, è giunta un segnale da parte di ISIS che attraverso gli account jihadisti esulta “Sangue al sangue”, facendo espresso riferimento alla vendetta per i bombardamenti britannici che hanno colpito recentemente Mosul e proseguendo con un terribile monito: “Presto la nostra battaglia sulla vostra terra”. L’intelligence britannica non parla però ancora di rivendicazione, anche se per Scotland Yard si tratterebbe di terrorismo islamico.

Subito sono iniziate le operazione antiterrorismo della polizia che hanno portato a 7 arresti nella serata di ieri e ad una probabile individuazione del nome dell’attentatore che avrebbe agito, come spesso è accaduto negli attentati dell’ISIS, come un “lupo solitario”.

L’Italia e il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni sono in contatto con l’ambasciata britannica per seguire lo svolgersi dei fatti; intanto l’intelligence italiana alza il livello di allerta e di controllo, complice l’anniversario dei 60 anni dei Trattati di Roma, momento delicato che vedrà partecipare tutti i leader europei.

Lorenzo Maria Lucarelli

https://metropolitandotblog.wordpress.com/2017/03/23/attentato-a-londra-cosa-ne-sappiamo-il-giorno-dopo/

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