Nasceva a Sangiano, il 24 Marzo del 1926, Dario Fo: il giullare moderno più eclettico che il mondo abbia avuto.

Diretto discendente (artisticamente parlando) di Arlecchino e la commedia Italiana, autore di commedie “buffone” e politiche, Dario Fo ha avuto più di 60 anni di carriera, come attore, drammaturgo e scrittore, fino alla sua morte, arrivata all’età di 90 anni, il 13 Ottobre 2016, a poche ore di distanza dall’annuncio del Nobel alla Letteratura, Nobel che aveva lui stesso ricevuto nel 1997.

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Quando la prestigiosa associazione svedese gli rimise il Premio, lui, e con lui il mondo intero, rimase stupito, nonostante non avesse mai avuto l’ambizione di scrivere testi che potessero attraversare le generazioni e le culture, di essere fonte d’ispirazione o re-interpretazione per futuri drammaturghi.

Dario Fo lavorava sul presente, sull’immediato; non sul futuro: bestia di palcoscenico, con una presenza scenica capace di tenere migliaia di persone sul palmo del piacere e dell’attenzione, attraverso una scrittura corporea e destinata “al corpo” più che alla mente. Al ridere, alla gioia, allo stupore, alle emozioni.

Poiché Dario Fo è prima di tutto un attore, e la sua maschera facciale, a cui non aggiunge altre maschere di scena, è già lei piena di sfumature e di mimiche capaci di lasciar intendere e trasparire ciò che voleva: l’improvvisazione, l’istante, l’incidente scenico. Questo materiale era per lui pane quotidiano che gestiva e padroneggiava da grande Maestro del palcoscenico qual era.

Maestro a tutto tondo, poiché fu anche costumista, scenografo e impresario della sua compagnia teatrale.

E sì che di palcoscenici ne vide con una produzione di più di una quarantina, tra testi e opere scritte, la maggior parte delle quali pensate e interpretate insieme a sua moglie, Franca Rame.

Perché parlare di Dario Fo, senza parlare di Franca Rame non è possibile: sposati nel 1954, saranno compagni di vita e di lavoro fino alla morte della Rame nel 2013.

Instancabili combattenti, entrambi politici e militanti (attivista tra l’altro durante gli anni di Piombo per il Soccorso Rosso Militante), scelgono il teatro e con questo, la satira, come loro arma contro la guerra, al fascismo,  alla cultura di massa, all’oppressione e alla violenza dello Stato e dei Governi.

Con atteggiamento critico verso quello che lui denominava “teatro borghese”, Fo recitava in luoghi alternativi quali piazze, case del popolo, fabbriche: luoghi dove egli poteva trovare un pubblico diverso da quello tipico dei teatri, un pubblico che era composto soprattutto dalle classi subalterne e che normalmente aveva meno opportunità di accesso agli spettacoli teatrali.

L’obiettivo era di ritornare alle origini popolari del teatro ed alla sua valenza sociale.

Il 1º ottobre 1969, a La Spezia, Fo portò per la prima volta in scena, con grande successo, Mistero buffo; egli, unico attore in scena, recitava una fantasiosa rielaborazione di testi antichi in grammelot, traendone una satira tanto divertente quanto affilata. Il grammelot, linguaggio teatrale che si rifà alle improvvisazioni giullaresche e alla Commedia dell’arte, è costituito da suoni che imitano il ritmo e l’intonazione di uno o più idiomi reali con intenti parodici.

Tra la fine degli anni sessanta e l’inizio dei settanta, Fo si schierò con le organizzazioni extraparlamentari di estrema sinistra e fondò il collettivo “La Comune”, attraverso il quale tentò con grande passione di stimolare il teatro di strada.

Al 1970 risale Morte accidentale di un anarchico, opera che segna il ritorno di Fo alla farsa ed all’impegno politico; era chiaramente ispirata al caso della morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli .

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Altra caratteristica è l’anticlericalismo. Entrambi gli elementi si ritrovano nella commedia Il papa e la strega. Fo la scrisse durante l’estate 1989, quando ferveva il dibattito sulla lotta alla droga e sulla necessità o meno di una riforma della legge in senso maggiormente repressivo.

Negli ultimi tempi, la produzione di Fo ha continuato a seguire le due strade parallele della commedia farsesca (Il diavolo con le zinne, 1997) e del monologo costruito sul modello di Mistero buffo, con spettacoli come Lu santo jullare Francesco del 1999 al Il tempio degli uomini liberi del 2004).

Nel 1999 Dario Fo è stato insignito della laurea honoris causa dall’Università di Wolverhampton, insieme a Franca Rame.

L’avvento del secondo governo Berlusconi lo ha nuovamente sospinto verso una produzione d’impegno civile e politico, che si è infine concretata nell’allestimento di opere satiriche proprio su Silvio Berlusconi, da Ubu rois, Ubu bas a L’Anomalo Bicefalo : in quest’ultima commedia, incentrata sulle vicende giudiziarie, politiche, economiche di Berlusconi, Fo impersona il premier che, persa la memoria in seguito ad un incidente, riesce a riacquistarla confessando la verità sulle proprie vicende.

Da tutta questa produzione, spesso censurata o ostacolata dalle Istituzione, esce una panoramica di un umanista, fortemente centrato sugli aspetti più popolari del teatro, teso ad un’intellettualizzazione del testo destinato a passara per la satira e alla risata, al punto di dichiarare: “non temo la morte, il mio motto è far ridere!.

Di seguito uno spezzone di Grammelot.

Di Laura Paoletti 

https://metropolitandotblog.wordpress.com/2017/03/24/dario-fo-linstancabile-giullare-del-teatro-italiano

 

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