Ci piace ricordare la figura di Giacomo Leopardi, un devoto alla ricerca dell’infinito con molti dubbi, ma con l’anima che è sempre stato  un mare in piena nell’analisi delle sensazioni e delle percezioni dell’uomo, nella costante indagine del rapporto con lo spazio e con il tempo.
Nacque a Recanati nel 1798 dal conte Monaldo e dalla marchesa Adelaide; consumò ben sette anni dal 1809 al 1816 in uno studio matto e disperatissimo; acquistò ben presto una buona conoscenza delle lingue classiche, studiò l’ebraico e le lingue moderne, compose opere erudite di grande impegno; molto formativi per lui furono Foscolo, Goethe e l’Alfieri.
Una delle note caratterizzanti la sua vita fu una solitudine in parte voluta, visti i suoi interessi maturi fin dalla giovane età, in parte effetto di un cattivo rapporto con il mondo e con le persone che aveva intorno, anche a causa di una certa ipersensibilità, ma anche per quel che riguarda l’ottica esterna una certa invidia ed una certa cattiveria nutrita putrtoppo molto spesso verso i grandi.
Per sua stessa ammissione senza il vuoto, l’isolamento, e il desiderio per il non accaduto Leopardi non avrebbe potuto scrivere mai veri e propri capolavori della letteratura italiana e mondiale.
Nonostante non fosse fedele alla dottrina cattolica era in uno stato di continuo tormento generato dalla sete di Infinito e dalla fame per la Verità, allo stesso tempo accompagnava queste scorribande dell’animo all’ansia romantica per le illusioni.
Fra il 25 ed il 28 una sorta di riedizione del viaggio in Italia di goethiana memoria, anche per individuare una dimensione di vita definitiva, lontana dalle sue amate origini recanatiane.
Accettò la proposta dell’editore Stella di sopraintendere ad una edizione delle opere di Cicerone a Milano; le precarie condizioni fisiche lo convinsero a lasciare Milano; con i proventi delle lezioni private e lo stipendio di Stella riuscì a trasferirsi prima a Bologna, poi a Firenze, dove entrò in contatto con i Cattolici Liberali riuniti intorno alla rivista Antologia; Pisa fu fondamentale nell’incontro e nella rinascita del suo primo amore: la poesia, coi Canti, il Risorgimento e a Silvia.
Leopardi viene sempre accostato alla definizione di pessimismo storico, in realtà egli non negò mai di aderire a questa sua corrente personale, il problema è come molti critici si siano scordati che il moto pessimista fosse il principio di una reazione virile, guerriera e combattiva, che puntasse in ultima analisi ad un messaggio di solidarietà umana; si interrogò sempre sulle condizioni dell’esistenza, affrontando alla stessa maniera , poesia, filosofia, psicologia e antropologia; senza trascurare la relazione con la Natura, molto spesso inquadrata in accezione naturalistica ed allo stesso tempo in una prospettiva tutta allegorica.
Leopardi è molto sensibile al contesto storico che respira, siamo in clima di delusione storica, con la conseguente crisi ideologica dell’Europa fra Rivoluzione Francese e Restaurazione; resiste però in lui la fiamma delle credenze  messe in discussione, fiamma che produce l’eroismo, le virtù civiche, il patriottismo, figli anche dell’approfondimento maturato in lui grazie allo studio, la passione, la rielaborazione delle lezioni grecoromane.
La felicità è un’esigenza che non si può sopprimere, l’uomo vuole superarsi e ambire ad essa, ma si accorge che è limitato, quel limite gli fa realizzare grandi progetti puntualmente delusi; l’argine-limite lo spinge a cercare e ricercare.E la ricerca in combianzione con la curiosità è la benzina della vita.
Questa inquietudine è eterna ed edifica e leviga il monumento leopardiano.
La Natura lo scuote, lo angoscia per il suo meccanismo fatale;  allo stesso tempo lo attrae per la bellezza, la perfezione, la particolarità dei suoi dettagli: per Leopardi deve esserci qualcosa di più Grande che la ha progettata, ma il dubbio prevale,e lo riporta ad interrogarsi.
Per Giacomo la scrittura è lacrime, sfoghi, trasporto di inchiostro, parole, emozioni sul quaderno della vita, è l’immaginazione delle cose concrete, la loro idealizzazione, ed allo stesso tempo il loro ridimensionamento.
La premessa: l’universo è privo di significato? Sviluppo del tema ,la ricerca dei significanti e dei significati della vita.
Ricordiamo lo Zibaldone del 1898, raccolta caotica di appunti di ogni genere, esperimento interessante per inquadrare da più prospettive il genio, e poi in ottica filosofica il contrasto fra il nulla e l’Infinito nelle ‘immaginazioni dell’Infinito’.
Le Operette morali furono il tentativo in dialogo e prosa di fornire riflessioni sul rapporto fra uomo e morale, attraverso stratagemmi di finzioni fantastiche ed allegoriche.
La sua produzione è interminabile ed avrebbe bisogno di più puntate, ma oggi ci interessa pensare a come Leopardi avrebbe stigmatizzato l’epoca ipertecnologica lontana da penne, quaderni e pensieri.
Molto spesso Leopardi viene ridotto a macchietta per il suo pessimismo e le sue continue riflessioni: in realtà dietro Leopardi c’è ogni uomo che si guarda allo specchio e ragiona sulla vita.
A margine ci piace rammentare una delle sue armonie più belle, il Passero Solitario, nell’edizione napoletana dei Canti, del 1835, raffigurazione di natura e di vita, con un animo sempre più sognatore: il parallelo è fra sé stesso ed il passero solitario, dal quale emerge l’immagine di una giovinezza schiva, la poesia è l’unico conforto e l’unico termine di confronto con il mondo.
Contemporaneamente il rimpianto per una gioia mai vissuta , per lui l’elemento di serenità era il pensiero di primavera lontana, sublime e mai goduta.
Il Pensiero di Leopardi in un vuoto ha rigenerato una intera esistenza, e prodotto più interrogativi: è sicuro che il poeta di Recanati non aprisse le sue memorie oltre che dal bagaglio del non vissuto, anche dal vissuto?
David Taglieri
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