La 33esima edizione del Miami Open, il secondo Masters 1000 di stagione orfano sia di Murray che di Djokovic, è finalmente entrata nel vivo. Nella nottata italiana, infatti, è stato completato il secondo turno della parte bassa del tabellone che ha visto scendere in campo le prime attese teste di serie, non senza qualche sorpresa. Non è il caso di Rafael Nadal che si è liberato 6-3 6-4 dell’israeliano Dudi Sela (n.83 del ranking) in 1h e 20’ di gioco, con un break per set e dopo aver provato il brivido di annullare due palle break quando si era sul 3-3 del secondo parziale. La strada del maiorchino verso la sua prima vittoria in Florida – 4 le finali perse- sembra essere tutta in discesa (anche se non priva di insidie dai nomi poco altisonanti) almeno fino all’atto finale, laddove potrebbe andare in scena la rivincita contro Roger Federer, per la gioia di tutti i palati fini.

Part-GTY-657457884-1-1-0

Rafael Nadal soddisfatto dopo la vittoria sull’israeliano Dudi Sela (foto dal web)

Per lo spagnolo il menu del prossimo turno propone una sfida interessante con quel Philippe Kohlschreiber che tante camicie ha fatto sudare al n.1 del mondo Andy Murray non più di 20 giorni fa nel deserto di Dubai. Il tedesco sembra essere in formato-arabo, dato che ieri pomeriggio ha compiuto un autentico miracolo contro Taylor Fritz, riacciuffando all’ultimo momento un match per il quale stavano già scorrendo i titoli di coda: l’astro nascente del tennis americano, infatti, in vantaggio 5-2 e servizio nel terzo parziale, ha incredibilmente mollato la presa nel momento clou, permettendo a Kohlschreiber prima di rientrare e poi vincere al tie-break.

Il 33enne tedesco, nel caso riuscisse a recuperare a pieno dalle fatiche odierne, sarà l’ostacolo più impegnativo per Rafa almeno fino ai quarti dove potrebbe trovare uno tra Milos Raonic e Jack Sock: né Mahut né Pella –che si scontreranno al prossimo turno- dovrebbero infatti essere in grado di impensierirlo, nonostante l’argentino all’esordio abbia estromesso senza troppi complimenti la testa di serie n.9 Grigor Dimitrov. Milos Raonic, tornato in campo quest’oggi dopo il forfait ad Indian Wells, ha avuto un debutto soft contro Victor Troicki (6-3 7-5 il punteggio in favore della testa di serie n.3) e ad attenderlo c’è Jared Donaldson, un altro prodotto del vivaio a stelle e strisce (ha solo 20 anni) che ha battuto a sorpresa il tedesco Misha Zverev; Jack Sock se la vedrà invece contro Jiri Vesely, l’ormai famoso giustiziere a sorpresa di Novak Djokovic nel torneo di Montecarlo dello scorso anno.

Screenshot - 25_03_2017 , 17_39_03

Parte bassa del tabellone del Miami Open (dal sito dell’ATP)

Data la presumibile precarietà nella preparazione fisica del canadese ed i due precedenti contro Sock tutti in favore di Nadal, è probabile che le prime vere difficoltà per il maiorchino assumeranno le sembianze del sempre altalenante e mai davvero convincente Kei Nishikori, probabile suo sfidante in semifinale (9 a 2 i precedenti in favore di Rafa). Per il giapponese, che si è sbarazzato in due comodi set di Kevin Anderson, stando a quanto recita il ranking, il match più complicato dovrebbe essere proprio quello del prossimo turno: dall’altra parte della rete ci sarà Fernando Verdasco (finalista a sorpresa a Dubai), l’unica testa di serie da affrontare prima di Nadal. Il n.30 del mondo quest’oggi non è che abbia proprio brillato contro l’americano di origini messicane Ernesto Escobedo, nonostante l’enorme divario di classifica ed esperienza – 7-6(9) 7-5 il punteggio finale.

Anche per Nishikori il match più delicato potrebbe arrivare con i quarti sempre che Fabio Fognini riesca a liberarsi della sua stessa ombra vincendo, come pronostico e talento vorrebbero, prima contro Jeremy Chardy e poi con uno tra Benoit Paire e Donald Young, entrambi usciti vincitori da due sfide delicate. A sorprendere nella vittoria del francese contro Pablo Cuevas è stato il punteggio (7-5 6-0), dato che l’uruguaiano, fresco vincitore sulla terra di San Paolo, sta attraversando un periodo di forma straordinario (ad Indian Wells era riuscito ad issarsi fino ai quarti, dopo aver portato a casa lo scalpo di David Goffin prima e dello stesso Fognini poi). Young ha invece dominato senza troppi patemi su quel Lucas Pouille salito alla ribalta negli scorsi Internazionali di Roma, laddove era arrivato fino in semifinale dopo essere entrato in tabellone da lucky loser.

fo4-750x460

Fabio Fognini impegnato in uno scambio contro Joao Sousa (foto dal web)

Fognini, tuttavia, sembra essere ancora impigliato nella morsa dei suoi limiti caratteriali dato che contro Joao Sousa ha lasciato a bocca aperta tutti i suoi fans, sia durante che dopo il match. A lasciare perplessi è stata l’altalena del rendimento del taggiasco che, come sempre, ha dato la sensazione che l’esito di molti match dipenda solo ed esclusivamente da lui: il 7-6(8) 2-6 6-3 con cui ha eliminato il portoghese è quasi un punteggio da tennis femminile che risente degli alti e bassi caratteriali e mentali tipici del tennis in rosa. Ancor più preoccupante per chi nutre la speranza di vedere il ligure nella top-10 è stato il post-partita, poiché le scintille tra i due tennisti hanno reso necessario l’intervento dell’arbitro per porre fine alla discussione nata tra i due subito dopo la stretta di mano finale: è bastata una frase di Sousa –che si complimentava per il rispetto mostrato in campo dal taggiasco a differenza di quanto accaduto in match precedenti- per innescare la reazione di Fognini. I segnali continuano, purtroppo, ad essere poco incoraggianti.

ANGELA MAZZIOTTA.

https://wordpress.com/post/metropolitandotblog.wordpress.com/24568

Annunci