Ieri pomeriggio a Roma, alle 18:30, in un appartamento del quartiere Prati, si è svolto l’incontro “I mondi di Tamara de Lempicka”. Su Facebook erano 584 i partecipanti e 3.400 le persone interessate. Così abbiamo deciso di andare a vedere come funziona il Circolo d’Arte Casa d’Inchiostro di Marilisa Mastropierro e come si svolgono i suoi incontri. Che non sono lezioni.

Su Facebook avevamo letto che “l’evento non sarà solo un’occasione unica per scoprire l’arte di una delle più grandi artiste del periodo Déco, ma anche un modo per entrare a fondo della biografia di Tamara de Lempicka scoprendone i rimandi nella sua bellissima arte. Il Circolo d’Arte condotto da Marilisa Mastropierro è aperto a tutti, come sempre non è importante conoscere le opere o l’artista, ciò che è richiesto e la voglia di osservare, confrontarsi e condividere la passione per l’arte”, ma si parlava anche di “linguaggi figurativi di varie correnti e radici”.

L’artista

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Il fulcro dichiarato dell’evento sono la vita e le opere di Tamara De Lempicka: artista e pittrice, polacca di nascita ma cosmopolita per vocazione, dalla vita misteriosa (non si sa con certezza quando e dove sia nata) per sua stessa scelta, protagonista del bel mondo europeo e statunitense con i suoi due matrimoni, i molti amanti, la bisessualità dichiarata, la tendenza ad accumulare gioielli e oggetti belli e di valore a dilapidare le sue fortune. Considerata allora, ma soprattutto oggi come un’icona dell’emancipazione e del femminismo, dell’autonomia e della forza femminile, l’avevamo vissuta in mostra a Roma al Vittoriano, nell’ormai lontano 2011. E le mostre che la riguardano non sono facili da organizzare: i maggiori collezionisti sono privati e sono nomi di star del calibro di Madonna (che l’ha anche citata e ha mostrato delle sue opere in alcuni video musicali), Jack Nicholson e Barbra Streisand.

Le sua opera è composita: dagli acquerelli del periodo russo ai celebri ritratti degli anni ‘20 a Parigi, dalle opere dipinte a Beverly Hills a quelle degli anni ‘40, che rispecchiano gli arredamenti e il gusto della casa di New York. E poi le nature morte, i dipinti della figlia Kizette e la pittura “devozionale” di Madonne e Santi in “Sacre visioni”. Profondo il legame con il mondo della moda, perché lei nasce come illustratrice per rivista di moda e riporta poi nei quadri le creazioni dei suoi stilisti preferiti (Lucien Lelong, Marcel Mochas, Descat, Cartier) oltre ad aver lavorato come modella.

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È una diva, Tamara de Lempicka, e tutta la sua vita, immagine compresa, sembra essere costruita ad arte per essere osservata, fotografata, ammirata. Un personaggio da copertina di Vanity Fair o Die Dame.

L’incontro

Arriviamo alla sede che ospita l’incontro più che puntuali: la durata prevista è dalle 18:30 alle 20:30. Entriamo in un appartamento al primo piano di una delle parti più tranquille e residenziali del quartiere Prati, accolti da un collaboratore della dott.ssa Mastropierro, che invece aspetta i partecipanti nella stanza attigua.

Non ci sono tele o stampe alle pareti: l’incontro si svolge in una sola stanza, osservando immagini e filmati provenienti da un proiettore. Siamo una ventina, tra prime volte e non, e un numero maggiore di persone non sarebbe entrato: motivo per il quale c’era l’obbligo di prenotarsi e le liste sono state chiuse.

Una volta accomodati tutti, si spengono le luci e la padrona di casa si presenta brevemente: è una psicanalista e una artista performer, appassionata d’arte. E qui i primi “rumors”: una psicanalista ci spiegherà vita e opere di un’artista? Vedremo. Ci lascerà a tu per tu con le immagini e poi ne discuteremo insieme. Si inizia con una foto dell’artista polacca e una frase con cui aveva scelto di rappresentarsi: “Vivo una vita ai margini della società e per gli emarginati le regole della società non valgono”. Ci interroga su questa frase e su quanto possa essere realmente indicativa della Lempicka e poi passiamo alle opere.

Stessa operazione: un’immagine, qualche secondo per osservarla e poi domande e richiesta di partecipazione a noi che osserviamo. Discutiamo delle influenze sulla pittura, della bellezza, del possibile significato di alcuni particolari delle tele o delle pose dell’artista davanti alla macchina fotografica. La guida della padrona di casa è parziale: poche date, pochi riferimenti puntuali a studiosi o a fatti storici: non è una lezione d’arte ci ripete, così come non è una mostra. È un discorso collettivo tra noi venti per condividere nozioni, ipotesi, pensieri su quanto stiamo guardando, con una sorta di “metodo socratico”: più domande che risposte.

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È un discorso collettivo e non una lezione: dopo aver visto e discusso più di una ventina di tele, dal Cinese al Ritratto di Kizette, da La tunica rosa a La bella Rafaëla, per arrivare all’Autoritratto nella Bugatti verde e a La Madre superiora, fotografie e infine un filmato che riprende Tamara mentre passeggia o prende il caffè con amici dei salotti buoni, non andremo via con molte conoscenze in più sulla sua vita, tranne forse l’aneddoto sull’incontro con Gabriele d’Annunzio, o sulla sua tecnica pittorica, ma avremo passato due ore a parlare e ad esprimerci di arte e sull’arte.

Personalmente l’ho trovato un’esperienza molto interessante e che arricchisce la persona, un modo diverso di approcciarsi all’arte e all’artista e che è in linea con lo scopo dichiarato dall’associazione sul suo sito, ovvero: “liberare la creatività che è dentro la persona, mediante l’espressione artistica, sia essa legata alla parola scritta o orale, oppure legata al mondo dell’immagine o della musica”. Mi porto sicuramente a casa la riflessione, molto psicanalitica, di una donna che fa della sua vita un perfetto oggetto d’arte per colmare un vuoto e una malinconia costanti. Forse, però, sarebbero state utili delle informazioni maggiori e più precise, anche solo come base per il discorso e per le riflessioni.

Federica Macchia

https://metropolitandotblog.wordpress.com/2017/03/27/i-mondi-di-tamara-de-lempicka-vi-raccontiamo-levento-che-non-e-una-lezione-darte-ma-un-discorso-sullarte/

 

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