Con l’odierna consegna della lettera da parte del Primo Ministro inglese Theresa May al Consiglio Europeo, con la quale vengono ufficializzate le volontà di addio all’Unione Europea, comincia un periodo della durata massima di 2 anni durante i quali dovranno essere trovati accordi circa i tempi e le modalità di recesso dall’Ue. La Scozia non ci sta e dichiara di voler indire un nuovo referendum indipendentista

Dopo il referendum per uscire dall’Europa, il famoso “Brexit”, i problematici vincoli imposti dalla Corte Suprema che obbligava il Primo Ministro britannico a far passare il risultato referendario al vaglio del Parlamento inglese, l’ok delle due Camere, l’Inghilterra comincia oggi il vero procedimento per dire addio all’Europa.

Oggi Theresa May espleterà il primo dei procedimenti imposti dall’articolo 50 del Trattato di Lisbona, la disposizione che regola l’uscita di un paese membro dall’UE.

È la prima volta che ciò accade, comportando i tipici problemi di rodaggio di un sistema mai ancora utilizzato: infatti l’unico paese ad aver lasciato l’Europa prima dell’Inghilterra è la Groenlandia; tuttavia, questa agiva in tal modo circa 30 anni fa, quando l’attuale UE era la Cee (quindi in uno stato primordiale ancora delimitato al solo settore economico) e non esisteva l’articolo 50, non prevedendosi, quindi, uno specifico procedimento di uscita.

Il Primo Ministro Theresa May ha già firmato la lettera con la quale ufficializza l’intenzione di uscire dall’Unione Europea; la lettera verrà poi consegnata al Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, per tramite dell’ambasciatore inglese a Bruxelles.

Nell’odierna giornata Theresa May dovrebbe presentarsi in Parlamento ed informare pubblicamente i deputati di aver azionato le procedure formali ex art. 50 del Trattato di Lisbona. Allo stesso tempo, Donald Tusk dovrebbe confermare, attraverso una sua dichiarazione ufficiale, di aver ricevuto la lettera.

Come ci procederà secondo l’art. 50 del Trattato di Lisbona?

  1. Comincerà un periodo, tassativamente determinato in 2 anni, nel quale l’Ue negozierà con lo stato uscente le modalità, tempistiche e i successivi accordi in merito ai rapporti che intercorreranno;
  2. Dopo i due anni, oppure anticipatamente nel caso in cui si giunga ad un accordo anticipato, i trattati non saranno più applicabili per lo stato che ha receduto dall’Unione (mentre lo restano per il periodo delle trattative);
  3. Lo stato che ha receduto, sia durante la fase di uscita che dopo, potrà tornare sui propri passi chiedendo che la procedura venga interrotta o chiedendo di rientrare a far parte dell’Ue (ciò smentisce le dichiarazioni circolate in passato che affermavano trattarsi di una procedura a senso unico).

Fondamentale nella fase di negoziazione degli accordi sarà trovare punti di incontro per regolare la circolazione delle merci ma soprattutto delle persone, lavoratori e studenti, come anche le garanzie di tutela che verranno applicate. Anche il regolamento dei confini, in particolare i controlli di sicurezza alle frontiere, dovranno essere regolati in modo tale da non chiudere i rapporti con l’Ue ma allo stesso tempo garantire la sovranità territoriale tanto invocata dall’Inghilterra.

Infatti, faro degli accordi saranno le reiterate manifestazioni di volontà del premier inglese di volere mantenere solidi rapporti di scambio e di amicizia con l’Ue pur da una posizione di indipendenza, una “nuova partnership profonda e speciale con l’Unione Europea”.

Theresa May si è rivolta al popolo nella mattinata con queste parole: “E’ il momento di essere uniti. Siamo una grande unione di persone e nazioni con una storia di cui andar fieri e un brillante futuro.

È uno dei momenti più importanti nella recente storia del Regno Unito. Dobbiamo cogliere questa storica opportunità per emergere nel mondo e plasmare un sempre maggiore ruolo per una Gran Bretagna globale. Questo si traduce non solo nel costruire nuove alleanze ma ampliare i rapporti coi vecchi amici che sono al nostro fianco da secoli”.

download.jpg
Manfred Weber, capogruppo del Ppe al Parlamento Europeo – Immagine dal Web –

Intanto il capogruppo del Ppe al Parlamento Europeo, Mandfred Weber, commenta l’uscita dell’Inghilterra focalizzando però l’attenzione sull’Unione Europea: “Per la Gran Bretagna sarà molto costoso lasciare l’Unione europea. Avremo in mente solo l’interesse dei 440 milioni di cittadini europei e non più quello dei cittadini britannici. Uscire dall’Ue significa costruire di nuovo muri e barriere e molti cittadini britannici avranno problemi con limitazioni della loro libertà nella vita quotidiana. Non mi piace ma è il risultato del referendum e tutti devono affrontare la realtà”.

Restia ad uscire dall’Unione Europa è, invece, la Scozia, la quale torna in auge con le proprie ambizioni indipendentiste, con l’intenzione di lasciare il Regno Unito.

Dopo il referendum fallito nel 2014, il quale aveva visto vincere le tendenze unitarie con una maggioranza del 55,3% dei votanti, il Parlamento scozzese ha votato a maggioranza per indire un nuovo referendum per uscire dal Regno Unito, rimanendo così in Europa. Non è però favorevole Theresa May che già da tempo sostiene: “Non apriremo i negoziati sulla proposta della Scozia, ora non è il momento giusto”.

Lorenzo Maria Lucarelli

https://metropolitandotblog.wordpress.com/2017/03/29/29-marzo-2017-inizia-ufficialmente-luscita-dellinghilterra-dallue/

https://metropolitandotblog.wordpress.com/2017/03/20/la-prima-volta-dellart-50/

https://metropolitandotblog.wordpress.com/2017/03/14/la-legge-del-contrappasso-effetto-brexit/

Annunci