Andrà in scena stasera a Roma, al Teatroinscatola di Lungotevere degli Artigiani, la prima nazionale di After the end, opera distopica di Dennis Kelly, drammaturgo contemporaneo tra i più acclamati in Inghilterra e ancora poco rappresentato in Italia, nella versione teatrale a firma di Enzo Masci. Uno scenario post atomico e un forte impatto emotivo sono le sue caratteristiche principali.

In scena a Roma fino al 15 aprile, lo spettacolo nasce nell’ambito del circuito off capitolino dalla collaborazione di Bracci-Schneider e la Freaky Lab, due compagnie teatrali molto attive nella capitale. La Freaky Lab è stata fondata dall’attrice protagonista, Caludia Genolini, nel 2012.

La trama

Una normale serata in un pubMark (Tommaso Arnaldi) e Louise (Caludia Genolini) sono lì. Lei non sa cosa pensare di lui: i suoi amici dicono sia un paranoico. Poi l’esplosione, che cambia tutto e che li catapulta in uno degli scenari più temuti della nostra realtà: il dopo un attacco nucleare, probabilmente ad opera di terroristi. Nella testa, dei personaggi e di chi guarda, tante domande: e ora? Cosa faranno quei due in un rifugio antiatomico? Sopravviveranno? Si sopporteranno? Si uccideranno? Chi avrà la meglio nell’inevitabile lotta per il comando?

claudia genolini e tommaso arnaldi after the end
I due protagonisti: Mark (Tommaso Arnaldi) e Louise (Claudia Genolini)

Il finale è a sorpresa, e d’altronde non si svela mai, ma il finale è la meta e, come accade più spesso di quanto si immagini, quello che conta di più in quest’opera, è il viaggio: l’attesa, terribile ma anche emozionante, di un uomo e una donna, costretti a stare insieme, senza nessun contatto con l’esterno, in un luogo “sospeso” nel tempo, in cui non valgono più le regole e le distanze sociali, che hanno dettato legge solo fino a poche ore prima, “before the end”. O forse sì?
Mark e Louise lavorano insieme e frequentano gli stessi luoghi, ma è solo per fronteggiare questa situazione di pericolo che si trovano ad interagire tra loro: appartengono a ceti, gerarchie e riti sociali antagonisti gli uni agli altri e portano queste differenze e opposizioni all’interno del rifugio. “Devono” cooperare per salvarsi, e per sopravvivere sono disposti a sacrificare la loro libertà personale, a razionare il cibo. Ma finita la minaccia impellente, ecco scattare una nuova modalità di scontro: è la lotta per il potere all’interno della microsocietà che si è creata.

Il teatro non mediato, in una scatola

Quello che è interessante è pensare a come ci comporteremmo noi in una situazione del genere. Una situazione di regole sociali azzerate, claustrofobica, perché si svolge in uno spazio ristretto dal quale non si può uscire: uno spazio che assomiglia molto al Teatroinscatolastruttura “prefabbricata” di circa 15 metri per 4, inserita all’interno di un condominio, una sorta di “casa nella casa”.

scatola
La piantina del Teatroinscatola

Non solo la struttura del Teatroinscatola, ma anche il numero ristretto di spettatori, il particolare utilizzo del suono e delle luci, il linguaggio quotidiano degli attori, contribuiscono a far sì che il pubblico percepisca se stesso come un osservatore invisibile e neutrale della natura interiore del personaggio, senza più barriere. E quindi partecipi a nervi scoperti.
Lo spazio scenico è minimalista e spartano: una branda con un materasso e una coperta leggera, una sedia, un tavolo e una cassa di viveri e oggetti utili per la sopravvivenza. La freddezza degli elementi scenici amplifica la sensazione di chiusura e isolamento.
Dunque, un’esperienza di teatro non mediato, un intento che ricorda quello del cinema neorealista: come dicevamo, l’importante è il viaggio, tutto quello che succede dalla partenza all’arrivo. Ma chi sa come andrà a finire tra Mark e Louise?

Buona visione a chi lo vorrà sapere.

Federica Macchia

https://metropolitandotblog.wordpress.com/2017/03/30/after-the-end-lopera-claustrofobica-di-kelly-va-in-scena-in-una-scatola/

 

 

 

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