Tra storia e presente, un binomio bipolare o uno specchio riflesso di due dimensioni lontane, ma non molto diverse? 500 anni di pseudo-separazione storica che si riflette perfettamente sulla nostra realtà attuale. Salirà sul palco del Teatro Vittoria, a Roma, dal 4 al 9 aprile la Mandragola di Niccolò Machiavelli, diretta ed interpretata da Jurij Ferrini.

 

La Tragicomica storia di un paese di furbi, ispirata da un motivo erotico-cortese non è solo una perfetta macchina comica, ma anche una meravigliosa allegoria sulla “corruzione della logica politica”, che scambia i vizi della vita pubblica con quelli della vita privata, allargando il suo orizzonte critico anche al clero.  In quasi cinque secoli di storia, non solo non ha perso mordente sull’attualità, ma al contrario è stata in qualche modo una lucidissima premonizione sui nostri tempi, rivelando la nostra stessa identità di popolo e le radici profonde di un mal costume, tutto italiano. La storia si svolge a Firenze nel 1504.

Il protagonista, Callimaco è innamorato di Lucrezia, moglie dello sciocco dottore in legge messer Nicia, con l’aiuto del servo Siro e dell’astuto amico Ligurio. Callimaco, in veste di famoso medico, riesce a convincere messer Nicia che l’unico modo per avere figli sia di somministrare a sua moglie una pozione di mandragola, ma il primo che avrà rapporti con lei morirà. Alla fine tutto andrà per il meglio in questo sordito piano? Di sicuro vivranno felici e…ingannati. Non appena si solleva il velo sottile che Machiavelli pone sulla sua commedia si scorge con una certa chiarezza la perfetta metafora della profonda ignoranza di un intero popolo che non vuole vedere la meschina astuzia dei pochi facoltosi oligarchi che lo governano.

Il prologo comincia come un talk show ma subito si entra nella storia, condotta con un registro comico efficacissimo tra gag e piccoli lazzi ben orchestrati. È una Mandragola in giacca e cravatta, il testo originale è recitato con brio e fresca disinvoltura strizzando l’occhio alla contemporaneità, con un ottimo uso dei ritmi e delle pause e una scelta musicale accattivante. Stesso sorprendente mix tra tradizione e modernità anche nelle scenografie.

Non dobbiamo far altro che armarci di una santa ironia e volare direttamente al Teatro Vittoria, perdersi in questo ironico e attuale spettacolo che ci farà sicuramente sorridere ad una storia politicamente attuale con costumi semplicemente diversi.

Alessia Spensierato

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