Domenica si è svolta una nuova manifestazione di protesta contro la corruzione in Russia, più precisamente davanti il Museo di Storia, a Mosca.

russia
Un uomo arrestato durante la manifestazione di domenica (foto VASILY MAXIMOV/AFP/Getty Images, via ilpost.it)

A differenza di quella del 26 marzo, questa volta i dimostranti erano molto meno numerosi (la polizia russa parla di circa un centinaio di manifestanti). Numeri risibili al confronto della folla portata nelle piazze di tutto il paese pochi giorni prima da Alexei Navalny (decine di migliaia di persone in oltre ottanta piazze).

Anche questa domenica non sono mancati gli arresti tra i manifestanti. Sono infatti 29 le persone fermate, tra cui numerosi minorenni. Ufficialmente il motivo degli arresti è dovuto al fatto che la manifestazione non fosse autorizzata.

In Russia, almeno formalmente, non è vietato manifestare negli spazi pubblici, ma le manifestazioni devono essere autorizzate dalle autorità cittadine volta per volta. Ed è sempre più difficile ottenere queste autorizzazioni, mentre – dall’altra parte – è stata resa molto più snella la procedura per arrestare i manifestanti. Va comunque aggiunto che i manifestanti in stato di fermo sono stati rilasciati nel corso della stessa giornata.

Tuttavia, è da sottolineare come le proteste di questi giorni siano una spia importante del malcontento che serpeggia nella società russa. Malcontento che coinvolge anche i più attivi sostenitori di Putin, la classe media e i giovani. Quelli che fino ad un paio di anni fa appoggiavano Putin senza se e senza ma, ora iniziano a manifestare il proprio scontento per la corruzione ed il malgoverno che dilagano in Russia.

Putin farebbe bene a stare attento, perché la storia russa insegna che la repressione poliziesca può portare molti più danni che benefici. Dopotutto, anche lo Zar Nicola II aveva l’appoggio incontrastato del popolo nonostante le pessime condizioni di vita di quest’ultimo: questo, almeno, fino al 22 dicembre 1905, giorno in cui il popolo capì quanto fosse tenuto in considerazione dallo Zar, che accolse le sue richieste a fucilate.

Fu lo stesso Nicola II, quel giorno, a piantare i germogli  della Rivoluzione d’Ottobre di dodici anni dopo. Che Putin stia facendo, suo malgrado, lo stesso errore?

Lorenzo Spizzirri

https://metropolitandotblog.wordpress.com/2017/04/03/il-germe-della-rivolta-contro-putin/

Annunci