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 immagine concessa da Ph. Dott. Luciano Tuseo

I^ parte:Un giorno solo non basta. Non credete alle guide.

Un viaggio lo si può affrontare e parlarne da tanti punti di vista. Credo non sia mai facile poterlo fare restituendo una immagine e una conoscenza del luogo che si è visitato in modo davvero esaustivo e profondo.

Certe terre sono delicate e sottili nella loro assoluta bellezza e complesse per storia e cultura.

La Cambogia è uno di questi luoghi magici, della quale proverò a restituire un sentore, una fragranza, un profumo più intenso o più evocativo. Una terra dai molti volti, dalle sfaccettature che si mescolano a chiaroscuri da interpretare con rispetto e senza pensare mai di aver colto tutta la verità.

Terra del Sorriso, di miti e di profonda gentilezza. Che una occidentale come me percepisce amplificati, vivendo con troppo affanno e tensioni tipiche delle nostre città e visioni frenetiche della esistenza. Qui si incontra un afflato di pace, accresciuto dai volti sorridenti e pacifici dei Buddha disseminati in ogni luogo, riflesso della accoglienza gentile che ogni cambogiano esprime quando ci rivolgiamo a loro.

Le mani giunte e un welcome sussurrato da volti luminosi. Questo per me è il ricordo più immediato e genuino, indelebile, che emerge dopo aver smaltito le nebbie del jet lag.

Non mi sono mai sentita sola, pur girovagando solitaria per vie, musei, pagode, giardini. Come se ci fosse uno spirito armonioso, impresso nei volti di coloro con cui ho interagito, a cui ho chiesto informazioni, con cui ho parlato biascicando un pò di francese e un rude e semplificato inglese, che mi ha fatto sentire sempre safe, ben accolta, piacevolmente accompagnata.

Quando arriverete in Cambogia, già sbarcando in aeroporto, potrete provare questa sensazione davvero speciale . E iniziare il viaggio.

Phnom Penh è stata la prima  mèta: provenivo da Ho Chi Min City ( Saigon), dove ho sostato piacevolmente per un paio di giorni e di cui parlerò in un altro capitolo di questo viaggio asiatico. L’aria caldissima, sfiorava già i 40 gradi. Ma per tutta la mia permanenza un venticello ha dato respiro al mio corpo proveniente dal clima di fine inverno lasciato in Italia, trascinando con sé profumo di fiori, odori lontani, dolciastri, amplificati dalla calura.

 

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Per le strade di Phnom Penh

Phnom Penh si annuncia nei suoi 10 km che separano l’aeroporto dal centro, con il suo caos stradale. Macchine , migliaia di motorini e tuk tuk, tipici veicoli che sono anche il mezzo di trasporto più usato ed economico della città. Negli orari di punta le strade sono totalmente congestionate e l’esperienza non è delle migliori. Si resta incastrati fra le lamiere di veicoli i più svariati e non c’è alcuna possibilità di poterne venire fuori. La guida generale è piuttosto allegra e non è stato raro per me assistere a invasioni di corsia e viaggi in contromano in assoluta libertà.

 

La città ha molti siti di accoglienza, fra guest house e hotel medi e di lusso, un pò per tutte le tasche. Inutile dire,  chi viaggia lo sa, che prenotare in anticipo eviterà sorprese di qualsiasi genere. Ho alloggiato presso una residenza molto speciale, ospite di amici, immersa in uno splendido parco: la città tutta è verdeggiante e ovunque si possono ammirare esplosioni di fiori, ficus secolari, alberi del pane, bouganville, giardini curatissimi.

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immagine di un giardino interno

La vegetazione rigogliosa, complice il clima, rivela l’eredità della cura dei giardini degli ex coloni francesi. Non è raro trovare parchi che ricordano moltissimo quelli parigini.

La prima cosa che ho fatto è stata quella di trovare  un tuk tuk: sono trasporti economici, i guidatori conoscono perfettamente la città e se vi accordate su un forfait potrete averlo a disposizione per l’intera giornata, in quanto vi accompagnerà e attenderà dovunque voi vorrete. Il costo è decisamente economico, per una giornata potrete arrivare a spendere non oltre i 15 dollari.

 

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Tuk Tuk, un modo per viaggiare in città

Phnom Penh si rivelerà ai vostri occhi come una città dalle molte risorse: siti culturali e storici, il bellismo e vivace River Side sulle sponde del maestoso Mekong laddove il Tonlè Sap vi confluisce, artigianato locale e vita notturna, non possono non sorprendervi. La vita dei cooperanti, dei molti europei che qui vivono e lavorano, sotto le sigle di svariate Ong e  delle agenzie più note, come OMS e Unicef, crea anch’essa e contribuisce a una atmosfera inedita, di grande spessore e dai risvolti umani che lasciano tracce importanti nel paese.

Sarà un lungo viaggio e non tralascerò nulla di ciò che ho colto, visto, respirato.

Durante le mie escursioni cittadine ho incontrato monaci buddhisti ovunque: spesso giovanissimi, dalla tipica tonaca arancione e l’ombrello parasole. Si aggirano lievi in tutta la città e ne potrete incontrare molti se visiterete le numerose pagode presenti.

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Monaci buddhisti, benedicono una ragazza che ha appena fatto una piccola donazione

 

In effetti la prima visita l’ho fatta di notte in una Pagoda ancora aperta, Wat Ounalom, di fronte al fiume Tonlè Sap prima che si ricongiunga al Mekong e vicino al Palazzo Reale. Vi sono tornata di giorno più volte, solo per assaporarne la pace e la grandezza.Si tratta del più importante monastero di tutta la Cambogia. All’interno delle mura, varcato il cancello principale, si trovano templi dorati, di pregevolissima fattura, maestosi e impressionanti e numerose stupa, tombe dei patriarchi a forma di torri riccamente lavorate.

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particolare Pagoda Wat Ounalom

La notte la luna vi scivola delicata, creando riflessi incantevoli e una atmosfera di rara magia; di giorno il sole fa rifulgere l’oro e gli stucchi di tetti, porte, decori, statue.

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Wat Ounalom

 

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Stupa in Wat Ounalom

Wat Ounalom è anche la sede del patriarca buddhista della città e la più antica fondazione Buddhista. Situato a poche centinaia di metri dal Palazzo Reale, il Wat Ounalom ospita anche, sul lato esterno posteriore, uno stupa dentro al quale si dice sia custodito un sopracciglio del Buddha.

Un monaco gentile si ferma a parlare con me e mi racconta che il tempio è formato da ben 44 edifici. In passato, la struttura ospitava più di 500 monaci buddisti e custodiva una collezione di oltre 30.000 libri sistemati con cura all’interno della Biblioteca dell’Istituto Buddista. Gran parte dell’edificio andò distrutto quando, nel 1975 , i soldati del regime dei Khmer Rossi presero il controllo di Phnom Penh.

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Interno della Pagoda principlae di Wat Ounalom

Fu necessario ricostruire in buona parte il tempio. Il racconto si svolge sotto un gigantesco albero dai fiori rosa sotto il quale resto seduta in silenzio a ripensare a quanta Storia attraversi i luoghi e quel luogo in particolare. Dietro il Sorriso  tracima la drammaticità degli eventi passati che è terribilmente ancora viva…  Ne farò conoscenza ogni giorno un pó di piú e ne parlerò estesamente nei prossimi appuntamenti….

Camminare fra statue di Buddha, dal volto immerso nella beatitudine della meditazione e il silenzio dei viali, su cui si aprono le diverse pagode all’interno del complesso sacro, è una esperienza che farete spesso in Cambogia. Sono poli di attrazione incredibili, ognuno con caratteristiche speciali, per cui vale la pena visitarne più d’uno.

Decido di  visitare nella stessa mattina anche Wat Phnom, un meraviglioso monastero buddhista. L’autista del tuk tuk, Va è il suo nome, mi avverte che per arrivarci dovrò salire una lunga e ampia scalinata. Il sole picchia duro e lui si preoccupa per me. Sono quasi commossa, ma tutti qui sono così gentili…

Il monastero sorge su una piccola collina in piena città, all’estremo nord del viale principale di Phnom Penh, Boulevard Norodom, a cui è legata la leggenda della nascita della città.

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Entrata alla pagoda Wat Phnom
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Scalinata di Wat Phnom

La leggenda narra di una ricca vedova cambogiana Yeah Penh, che nel 1372 trovò nel fiume Mekong un albero galleggiante. Tratto sulle rive, all’interno vi trovó  custodite quattro statue di Buddha. Salvatasi da una inondazione del fiume la donna fece erigere il primo “vihara”, tempio buddhista, per ospitare le quattro sculture. Noi stranieri paghiamo un dollaro per visitare questo monastero.

Vi ho trascorso qualche ora, aggirandomi sulla collina dove si trovano anche stupa e altre piccole costruzioni, accanto alla grande pagoda. E’ necessario togliere sempre le scarpe e coprire gambe e braccia.

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Interno Pagoda di Wat Phnom

Molte persone avevano depositato doni per il grande Buddha alloggiato all’interno: fiori, banane,mango, incensi e monete finte ( si acquistano fuori i luoghi di culto) come pegno per le richieste di grazie e favori. È molto bello assistere alla delicatezza e alle espressioni di autentica devozione che le persone esprimono di fronte al Buddha. Ho percepito la gentilezza e una sorta di fluidità che promanando dal sorriso delle statue arrivava ai fedeli e tornava al Buddha sotto forma di pace e fiducia.

 

Per quanto mi avessero detto che il luogo fosse molto frequentato da venditori ed ambulanti, non ho trovato che due semplici tappeti su cui erano appoggiati alcuni incensi e qualche souvenir riproducente le sembianze del Buddha. Il silenzio tra gli alberi e la vegetazione della piccola collina era interrotto dallo stridio delle cicale, da far dimenticare di essere in città, in un importante crocevia cittadino!

 Questo aspetto soprattutto mi ha stupito durante il viaggio, trovare al di fuori del caos delle strade di Phnom Penh autentici angoli di pace, dove l’essenza di questa terra si sprigiona naturalmente e raggiunge luoghi reconditi della nostra mente.

La città non è solo stucchi dorati delle pagode e tetti rossi e neppure la splendida apertura che la zona del River Side offre sul fiume. Le strade pullulano di carrettini che vendono cibarie di ogni genere, gomme per motorini, suppellettili, oggetti e tessuti, tra cartoni, plastiche, bambini seminudi, molta spazzatura abbandonata, da saturare l’aria di odori intensi e marcescenti, specialmente nelle strade appena fuori dal centro.

Il contrasto è evidente, in un attimo si passa dalla bellezza dei giardini, dai palazzi e le pagode dai tetti ricurvi e maestosi, dalle statue silenti e pacificanti dei Buddha, al caos e alla sporcizia delle strade, alla povertà evidente di larga parte della popolazione.

Ciò che vi potrà stupire è invece l’assoluta tranquillità con cui si può  camminare senza essere inseguiti o pressati da richieste: la dignità e la semplicità nel comportamento e negli sguardi di questo popolo sono incomparabili. Non c’è ingordigia, né invidia negli sguardi, né desiderio che potrà colpire. Sono figli di una terra che accoglie una filosofia di pace e comprensione che permea naturalmente ogni persona. Anche questo me l’ha resa cara al cuore.

 

 

Un pomeriggio piuttosto caldo ho deciso di visitare il Palazzo Reale.

All’entrata del Palazzo Reale,che consta di grandi giardini, pagode, costruzioni magnifiche e visitabile solo in parte, tranne non siate direttamente ospiti del Re di Cambogia, Norodom Sihamoni, stazionano venditori di braccialetti di tessuto colorati. Pare portino fortuna. Mi sono intrattenuta a parlare con un paio di venditori, in uno stentato inglese da parte loro e ampi sorrisi che hanno reso possibile una conversazione quasi surreale.

L’esperienza del Palazzo Reale e della Pagoda d’Argento è assolutamente da non perdere. Per evitare la folla dei turisti, folti gruppi di cinesi soprattutto, ho come sempre invertito il senso di marcia della visita, concedendomi di visitare le numerose pagode, i porticati affrescati con elementi echeggianti la cultura khmer ed europea, i palazzi reali, quasi in completa solitudine.

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Giardini del Palazzo Reale – panoramica

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La magnificenza dei giardini e degli elementi architettonici sono indescrivibili, nello stile orientale che permea tutta la città e il paese. La Pagoda d’Argento richiede una visita attenta, ricca di icone buddhiste, statue e un meraviglioso pavimento d’argento (vi sono circa 5mila lamine d’argento, una cosa magnifica), in gran parte ricoperto di tappeti per preservarne l’integrità. Questa pagoda ospita il celebre Buddha di Smeraldo. Purtroppo è vietato fare riprese e fotografie all’interno !

Ho commesso  l’errore di visitarla nel pomeriggio, nelle ore di massima calura. Ho dovuto spesso fermarmi all’ombra di giganteschi alberi ricchi di fiori e gemme. Infine ho trovato alcune strutture protette da vetrate e fresche  all’interno, nelle quali erano custoditi arredi e suppellettili khmer e sono rimasta a lungo a rinfrescarmi lì. Al di là delle vetrate, nel giardino esterno, un Buddha gigantesco in pietra sorrideva silenzioso, impreziosito da bellissimi fiori di loto…

 

PP PALAZZO REALE BUDDHA DEL LOTO
Il “Buddha del Loto” che mi ha tanto ispirato….

Altro mi attendeva fuori dal Palazzo Reale…

 

(fine prima puntata)

 

GIULIA LA FACE

 

http://www.globalgeografia.com/asia/cambogia.htm

http://santacittarama.altervista.org/intro_theravada.htm

http://www.evaneos.it/cambogia/viaggio/informazioni-utili/2832-religione-della-cambogia/

http://metropolitandotblog.it

 

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