Ora che Roger Federer ha imposto la sua legge anche in quel di Miami, certificando la sua attuale imbattibilità sulle superfici veloci, la domanda “Riuscirà mai a ritornare ai suoi livelli?” -continuo oggetto di dibattito fino alla fine dello scorso anno- è svanita nel nulla e nessuno più quasi se ne ricorda. Alzi la mano chi, lui compreso, al termine della scorsa stagione si sarebbe aspettato di stropicciarsi gli occhi dinanzi ai colpi strepitosi con i quali ha affossato, letteralmente, le velleità di Rafael Nadal nelle finali degli Australian Open e dei due Masters 1000 di Indian Wells e di Miami. I tre imperiosi trionfi hanno rilanciato lo svizzero non solo nelle classifiche di gradimento dei tifosi (mai così assordanti sono state le urla  degli spettatori che lo hanno sorretto senza soluzione di continuità in tutte le sue partite) ma anche –e soprattutto- in quella dell’ATP. Sempre più vicino alle 36 primavere, con la vittoria a Key Biscayne si accomoda in tutta tranquillità ai piedi del podio, recuperando altre due posizioni (aveva iniziato l’anno al 16° posto). Inutile sottolineare quanto solida sia la sua prima posizione nella Race to London -la classifica costruita sui risultati stagionali che decreta gli 8 protagonisti dell’evento conclusivo dell’anno – che vede al secondo posto Rafael Nadal seguito a ruota da Stan Wawrinka.

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(Roger Federer e Rafael Nadal prima dell’inizio della finale di Miami 2017 – foto dal web)

Nonostante abbia ceduto il passo allo svizzero anche in classifica, Rafael Nadal fa un bel balzo in avanti e si porta in quinta posizione (+2) a pochi punti dal suo eterno rivale. Molto probabili saranno i rimescolamenti nelle prossime settimane dato che Roger Federer ha dichiarato di voler limitare al minimo gli sforzi sulla terra rossa, terreno di caccia preferito dello spagnolo.

Restano stabili, invece, le prime 3 posizioni del ranking, il cui vertice è di proprietà di Andy Murray da ormai 18 settimane. Lo scozzese, ora a +4000 su Novak Djokovic nonostante l’assenza di entrambi a Miami per un problema al gomito destro, ha rosicchiato altri punti preziosi al serbo che, a causa del forfait, non ha potuto difendere la cambiale da 1000 punti della vittoria dello scorso anno. Per il Joker, tuttavia, il cielo non sembra essere così roseo poichè i punti in scadenza a brevissimo raggio sono tanti e dal peso specifico elevato: nei prossimi due mesi dovrà difendere la vittoria nel 1000 di Madrid, la finale agli Internazionali d’Italia e la coppa dei moschettieri conquistata in quel di Parigi (grazie alla quale ha completato il Career Grand Slam a distanza di quasi mezzo secolo dal mitico Rod Laver) ma le prestazioni appannate delle ultime uscite non fanno ben sperare. Una buona occasione potrebbe essere il Masters 1000 di Montecarlo, laddove lo scorso anno era stato fermato al secondo turno dal sorprendente Jiri Vesely. Il n.1 del mondo, dal canto suo, ha lo stesso programma ed un bagaglio di punti un po’ meno ingombrante rispetto al serbo (semifinale a Madrid, vittoria a Roma e finale al Roland Garros); facile ipotizzare un aumento del distacco tra i due alla fine della stagione sul rosso.

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(Il n.1 del mondo Andy Murray, Dubai 2017 – foto dal web)

Resta ancorato alla sua terza posizione lo svizzero Stan Wawrinka che, tuttavia, sente forte il fiato sul collo del suo più quotato connazionale; fortuna vuole che Re Roger abbia deciso di non giocare fino al prossimo Roland Garros mentre il suo calendario è pieno zeppo di tutti i maggiori tornei sulla terra battuta.

Brutto tonfo per Key Nishikori che di posizioni ne perde ben 3, ritornando a quella settima piazza che aveva abbandonato ad agosto dello scorso anno; lo yo-yo in classifica non è, tuttavia, la maggiore preoccupazione del giapponese che a Miami non ha dato bella mostra di sé soprattutto nella partita persa con estrema arrendevolezza e poca presenza fisica contro il nostro Fabio Fognini che, grazie all’approdo in semifinale (prima volta assoluta per un italiano sul cemento di un 1000) ha scalzato Paolo Lorenzi dalla posizione di n.1 d’Italia ed è ritornato nella top-30 (n.28 e “mover of the week”, avendo fatto registrare un +12 in classifica).

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(Fabio Fognini, Miami 2017 – foto dal web)

Per quanto riguarda il circuito WTA, nulla da segnalare per quanto riguarda le posizioni di vertice: stabile al n.1 resta la tedesca Angelique Kerber che può prendere più alla leggera i tanti passi falsi di inizio stagione –l’ultimo nei quarti di Miami per mano della maggiore delle sorelle Williams che rientra ritorna in top-10 –   grazie all’assenza dal circuito di Serena; l’americana, distante poco più di 300 punti dalla vetta, deve però guardarsi le spalle da un’arrembante ma ancora non convincente Karolina Pliskova, ormai a soli 1000 punti di distanza e leader della Road to Singapore. Degno di nota il fragoroso passo in avanti di Johanna Konta che, con la vittoria nel Premier Mandatory di Miami, si è guadagnata la settima posizione, suo best ranking. L’inglese non ha punti pesanti da difendere (380 sul rosso) e, data l’ascesa iniziata nel 2015 e la vicinanza delle tenniste che la precedono, c’è da pensare che la scalata non sia finita qui. Guadagna due posizioni anche la sconfitta della finale a Key Biskayne Caroline Wozniacki, che, terza nella race, in classifica è a ridosso delle prime 10 (n.12, a soli 50 punti dalla posizione n.10) ed ha la miseria di soli 10 punti da difendere fino a Wimbledon. La serie di risultati pesanti (finale a Doha, a Dubai e a Miami) e la costanza di rendimento farebbero propendere per un rientro in top-ten già dalle prossime apparizioni.

Avanza di una posizione la nostra Roberta vinci, ora al 33° posto, mentre Sara Errani continua a navigare ben oltre la centesima posizione (n.128 del rankig, -32 rispetto a due settimane fa).

ANGELA MAZZIOTTA

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