Dal Consiglio di Sicurezza Onu e dalla Conferenza sulla Siria arrivano unanimi le denunce rivolte all’esercito siriano, il quale sarebbe stato autorizzato da regime a colpire appositamente con un attacco aereo ed armi chimiche

Continua a salire il bilancio dei due attacchi sferrati due giorni fa in Siria (quello con armi chimiche e il successivo indirizzato all’ospedale da campo intento a dare le prime cure agli intossicati) e non si fermerà tanto facilmente perché le armi chimiche uccidono così, lentamente.

Sono 86 i morti, di cui 30 bambini e 20 donne, più di 500 i feriti: i dati sono stati resi noti dall’Osservatorio siriano per i Diritti Umani, per il quale è sempre più probabile che si sia trattato di armi chimiche, in particolare di gas nervino, il Sarin. I dubbi sarebbero chiariti dai risultati delle autopsie eseguite negli ospedali turchi che hanno prestato il loro aiuto per i primi soccorsi, per quanto fosse possibile. Secondo il Ministro della giustizia turco, Bekir Bozdak, quanto appreso e analizzato dai medici turchi, congiuntamente con esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità appositamente chiamati, non vi sarebbe spazio per ritenere che non si sia trattato di un attacco con armi chimiche.

Se le informazioni arrivate sull’attacco in Siria saranno confermate, si tratta del peggiore attacco dal 2013”, afferma Kim Won-Soo, Alto Rappresentante Onu per il disarmo.

Intanto, una quasi inaspettata denuncia proviene da Israele, da molti ritenuta moralmente artefice di tutto questo: “I due attacchi avvenuti a Idlib, quello chimico omicida sui civili e quello all’ospedale locale, sono stati condotti su ordine diretto e dietro progettazione del presidente siriano Bashar Assad, mediante aerei da combattimento siriani”; con queste parole il ministro della Difesa israeliana Avigdor Lieberman in un’intervista al giornale Yediot Ahronot denuncia l’operato criminale di Assad.

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Tra le vittime dell’attacco condotto con armi chimiche ben 30 sono bambini – Immagine dal Web –

Sono terminate la seduta straordinaria del Consiglio di Sicurezza Onu e la Conferenza sulla Siria tenutasi a Bruxelles, con esiti non del tutto soddisfacenti. Il Consiglio di Sicurezza ha adottato una risoluzione, presentata da Stati Uniti, Francia e Regno Unito, con la quale vengono condannati i fatti e viene espressamente chiesto alla Siria e alla Russia di collaborare nelle indagini per determinare le relative responsabilità. A Damasco è stato chiesto di avere accesso ai piani di volo dell’aeronautica riguardanti la giornata del disastro, al nome dei piloti e ai dati relativi ad eventuali depositi di armi chimiche. Si ricorda, infatti, che la Siria, pur non avendo sottoscritto, né ratificato il primo trattato internazionale, risalente al 1993, relativo al divieto, di costruzione ed uso di armi chimiche, fa parte, invece, dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPAC), che ha lo scopo di promuovere la partecipazione alla prima convenzione e controllarne la concreta applicazione, anche attraverso ispezioni sul luogo.

Per questo, per aver violato l’OPAC (fino a prova contraria) il regime di Assad potrà essere chiamato, secondo quanto si apprende dalla risoluzione Onu, a pagare a seguito di gravi sanzioni.

A denunciare per primo tali barbarie all’interno del Consiglio di Sicurezza è stato il Presidente francese Hollande, il quale ha chiesto sanzioni contro Damasco; ha rinforzato la posizione francese il suo ambasciatore presso l’Onu, Francoise Delattre: “Stiamo parlando di crimini di guerra con armi chimiche, siamo chiari, l’attacco nella provincia di Idlib è avvenuto in una zona dove operano l’esercito e l’aviazione siriana […] Anche chi sostiene il regime di Assad non può prevenire questi barbari attacchi […] La mancanza di azione non è un’opzione, la nostra credibilità come stati membri è in gioco […] è giunto il momento di agire collettivamente nel Consiglio di Sicurezza”.

Intanto dalla Russia e dalla Siria arrivano smentite, tanto che la portavoce del Ministro degli Esteri russo, Maria Zakharova, respingendo le accuse ha definito come “fake” quanto era stato detto: “Gli Usa hanno presentato una risoluzione basata su rapporti falsi, la bozza di risoluzione complica i tentativi di una soluzione politica alla crisi, è anti-siriana e può portare a una escalation in Siria e nell’intera regione”.

Tuona il fronte americano, che non ci sta a farsi mettere i piedi in testa e vuole giungere ad una soluzione tangibile e concreta, per mezzo dell’Onu o senza; l’ambasciatrice americana presso l’Onu ha dichiarato, infatti, che il presidente Donald Trump è disposto anche ad agire da solo pur di metter fine alla guerra, potendo pure, quindi, scegliere di scaricare Putin in questa grande battaglia: “Quando l’Onu non riesce a portare avanti il suo dovere di agire collettivamente, ci sono momenti in cui gli Stati sono costretti ad agire per conto proprio, noi potremmo. C’è un’ovvia verità: Assad, la Russia e l’Iran non hanno interesse nella pace, quanti bambini dovranno ancora morire, prima che importi alla Russia?”.

Anche dal fronte italiano giungono dichiarazioni ed interventi durate la seduta del Consiglio di Sicurezza; è Sebastiano Cardi, ambasciatore italiano alle Nazioni Unite, che dopo aver sottoscritto la risoluzione afferma: “La soluzione in Siria non potrà mai essere trovata attraverso mezzi militari, la sola via d’uscita alla crisi è attraverso una soluzione politica inclusiva”.

Dall’altra parte c’è Damasco che, oltre a respingere le accuse che gli vengono indirizzate rilancia sul fronte della responsabilità, affermando mediante Faysal Miqdad, vice ministro degli esteri siriano, che dietro all’attacco vi sono Francia, Gran Bretagna, Turchia e Arabia Saudita, le quali finanzierebbero e manovrerebbero i gruppi ribelli al regime di Assad: “I gruppi armati e chi li manovra dalla Gran Bretagna, dalla Francia, dalla Turchia e dall’Arabia Saudita sono i responsabili di questo crimine”.

Da Bruxelles, durante la Conferenza sulla Siria, si dibatte più in generale sulla guerra civile siriana, pur puntualizzando sull’attentato appena avvenuto; è il Segretario Generale della Nato, Jens Stoltenberg, a pronunciare le seguenti parole: “Questo è il terzo rapporto sull’uso di queste armi barbare soltanto nell’ultimo mese, tutti i responsabili devono essere chiamati a risponderne. L’uso di armi chimiche, che comprende qualsiasi componente chimico che possa causare la morte o danni permanenti agli esseri umani, è proibito dalla Convenzione sulle armi chimiche che la Siria ha firmato nel 2013, questa norma internazionale ora deve essere pienamente rispettata e difesa”.

Lorenzo Maria Lucarelli

https://metropolitandotblog.wordpress.com/2017/04/05/la-guerra-civile-siriana-continua-a-fare-nuove-vittime-forse-utilizzate-armi-chimiche/

https://metropolitandotblog.wordpress.com/2017/04/06/e-il-gas-sarin-ad-aver-provocato-la-strage-di-idlib-assad-respinge-le-accuse/

 

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