Quest’oggi, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, ha reso noto attraverso due decisioni che il governo italiano ha riconosciuto i propri torti nei confronti di sei cittadini per quanto patito nella caserma di Bolzaneto durante il G8 di Genova del 2001.

Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (credits: corriere.it)

 particolare, sempre secondo quanto reso noto dalla Corte, il governo italiano avrebbe raggiunto una “risoluzione amichevole” con sei persone sulle sessantacinque che hanno portato l’Italia dinnanzi alla corte di Strasburgo. l’Italia è stata citata in giudizio sia per le gravi torture e i maltrattamenti subiti dai manifestanti durante il fermo nella caserma di Bolzaneto, sia per l’inefficacia del processo penale, chiusosi con sette condanne e quattro assoluzioni.
Aggiunge la Corte che, con questa decisione, il governo italiano “ha riconosciuto i casi di maltrattamenti simili a quelli subiti dagli interessati a Bolzaneto, come anche l’assenza di leggi adeguate. E si impegna a adottare tutte le misure necessarie a garantire in futuro il rispetto di quanto stabilito dalla Convenzione europea dei diritti umani, compreso l’obbligo di condurre un’indagine efficace e l’esistenza di sanzioni penali per punire i maltrattamenti e gli atti di tortura”. Inoltre, sempre il governo italiano si impegna a predisporre dei corsi sul rispetto dei diritti umani per le forze dell’ordine ed a versare (a ciascuno dei sei ricorrenti che hanno accettato questa “risoluzione amichevole”) la cifra di 45mila euro come risarcimento per danni morali e materiali e per le spese legali.

Ora, al netto di quanto scritto nella sentenza, è realisticamente difficile che l’Italia garantirà in futuro quello che non è riuscita a fare in passato sul reato di tortura o altre misure in tal senso. Già il paventato inserimento dei numeri identificativi per gli agenti in servizio di ordine pubblico (per renderne più facile l’identificazione in caso di violenze, esclusivamente da parte dell’autorità giudiziaria) è stato accolto con una levata di scudi dai sindacati di polizia e dal centrodestra, loro grande sponsor politico.

Tutti i casi che sono emersi in passato (G8 di Genova, Giuseppe Uva, Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi solo per citare i più noti), sulle violenze da parte delle forze dell’ordine, sono gravissimi e testimoniano tutti come sia difficile portare alla sbarra e condannare chi si macchi di tali crimini.

Ma, fino a quando ogni tentativo di punire chi sbaglia all’interno delle forze di polizia verrà visto come una lesa maestà dell’intero corpo, non si uscirà mai da questa impasse. Luigi Manconi, a suo tempo, denunciò come la classe politica fosse “ostaggio” della polizia. Adesso, la politica ha l’opportunità di dimostrare che il vento è cambiato.

Ma avrà il coraggio per farlo?

Lorenzo Spizzirri

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