A poche settimane dall’attentato di Londra, pochi giorni da quello di San Pietroburgo, un nuovo atto terroristico ha segnato col sangue l’Occidente “miscredente” seminando altro terrore nelle popolazioni

Non accenna a fermarsi l’ondata terroristica che ormai da troppo tempo sta flagellando l’Occidente.

Dopo Nizza, Berlino, Londra e San Pietroburgo anche Stoccolma viene, nuovamente, colpita.

A distanza di sette anni dalle due autobombe che esplosero nella stessa zona, provocando solo feriti, un nuovo attentato ha colpito la capitale svedese: un camion rubato ha percorso a tutta velocità la Drottninggatan, una strada pedonale famosa per lo shopping, quindi gremita di gente, uccidendo 4 persone e facendo 15 feriti. La folle corsa del mezzo è finita contro l’entrata di un centro commerciale, provocando un vasto incendio che ha consentito all’autista, ipotizzato di essere l’attentatore, di scappare in un primo momento.

Nell’immediato è stata fermata una persona nelle vicinanze che le autorità pensano abbia a che fare con l’attentatore, come le stesse hanno confermato: “Abbiamo controllato una serie di persone e ne abbiamo arrestato una alla quale siamo particolarmente interessati, il che la rende di rilevanza per le indagini. La persona è stata identificata e si trovava nelle vicinanze del luogo dove sono avvenuti i fatti”.

In serata, però, è stata fermata un’altra persona, rispondente alle descrizioni dei testimoni e alle immagini delle telecamere di videosorveglianza; si tratta di un uomo, 39 anni ed originario dell’Uzbekistan, padre di quattro figli, il quale ha destato l’attenzione delle forze dell’ordine per l’atteggiamento ambiguo e i resti di vetri in frantumi ancora sui vestiti. Sarebbe lui l’esecutore materiale della strage (ma nulla è ancora certo), l’autista del camion che dopo aver percorso a tutta velocità la Drottninggatan, facendo a zig zag per investire più persone possibile, ha poi terminato la sua corsa schiantandosi e dileguandosi in mezzo al fumo.

Dell’uomo si sa, inoltre, che già in passato aveva simpatizzato per gli attacchi terroristici dell’Isis, pubblicando sui social networks contenuti di compiacimento alla jihad.

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Sarebbe un uomo di 39 anni, uzbeko e padre di 4 figli, l’uomo che a voltante del camion ha ucciso 4 persone, ferendone altre 15. Queste le immagini riprese dalle telecamere di sorveglianza, le quali hanno diretto le prime fasi delle indagini delle autorità – Immagine dal Web –

Le prime ipotesi in tal senso troverebbero flebili conferme nelle dichiarazioni di Lars Bystrom, il portavoce della polizia della capitale il quale ha riferito al quotidiano britannico The Guardian: “La persona in questione è stata arrestata in qualità di colpevole… in questo caso il guidatore”.

Dopo esser riusciti a domare le fiamme le autorità hanno trovato nel camion una bomba artigianale non esplosa: probabilmente lo scopo dell’attentatore era quello di farla esplodere durante la corsa o in un momento successivo.

Passate le prime ore di terrore, durante le quali la polizia ha alzato al massimo l’allerta per il rischio di nuovi attentati e il governo ha chiuso le frontiere, sono giunte le prime testimonianze di chi ha vissuto in prima persona l’attentato; tra queste vi è quella di Nasrin, un’esule siriana rifugiata in Svezia da ormai dieci anni: “Ero terrorizzata, è stato tremendo. Ho visto una donna che aveva perso le gambe. Potevo essere io, il camion ha travolto tutto lungo il percorso. All’inizio abbiamo pensato che fosse un’esplosione tanto era forte il rumore. Quando siamo usciti era tutto in frantumi. Cerco di rimanere fiduciosa, ma non ce la faccio più. Sembra che per l’umanità non ci sia più speranza”.

L’attentato di Stoccolma impone nuovamente di porre l’attenzione sulle modalità con cui il terrorismo islamico è ormai solito colpire: si tratta di stragi molto diverse rispetto a quelle di appena dieci anni fa, probabilmente di maggior impatto mediatico e frutto di un ingente sforzo di progettazione ed esecuzione. Gli ultimi attentati, Nizza, Berlino, Londra e ora Stoccolma sono tutti accomunati da una struttura di più basso profilo: si tratta di attentati di facile esecuzione, in grado di sfuggire ed aggirare i controlli delle autorità ormai serrati, nonché di “prodotti artigianali”, progettati individualmente, la maggior parte delle volte da “lupi solitari” che agiscono per incitazione dell’Isis e della jihad ma spesso senza alcun comando dall’alto.

Si tratta di attentati, se così è ammissibile dire, di minor gravità, reiterati però incessantemente nel tempo, in grado di tenere tutti sempre in agitazione, perché è questo il fine primario, il mero terrore.

Intanto giungono unanimi le condanne da parte di più fronti internazionali, tra i primi il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker: “Un attacco a uno Stato membro della Ue è un attacco contro ognuno di noi”.

Anche dall’Italia arrivano parole di conforto e di condanna; il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha, infatti, inviato una lettera di cordoglio a re Carlo XVI Gustavo, ricordando che la lotta al terrorismo può essere vinta solo se uniti: “Le notizie sul vile attentato che poche ore fa ha causato morti e feriti nel centro di Stoccolma suscitano profonda tristezza e grande preoccupazione. In questo momento di dolore per la Svezia, l’Italia intera si stringe nel cordoglio intorno alle famiglie delle vittime e rivolge un pensiero di partecipe vicinanza ai feriti, augurando loro una pronta guarigione. Nella lotta contro il terrorismo, che ancora una volta ha colpito brutalmente cittadini inermi, la Svezia potrà sempre contare sulla collaborazione dell’Italia, nella consapevolezza che soltanto uniti potremo sconfiggere l’inutile violenza di quanti attaccano i nostri comuni valori di libertà, tolleranza e pluralismo. In questo spirito, Maestà, le porgo le più sentite condoglianze a nome di tutti gli italiani e mio personale, rinnovando i sentimenti di solidarietà per l’amico popolo svedese”.

Lorenzo Maria Lucarelli

https://metropolitandotblog.wordpress.com/2017/04/08/a-stoccolma-va-in-scena-una-strage-alla-quale-siamo-ormai-tristemente-abituati/

 

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