Tanti i temi sul tavolo del G7, ma l’argomento prioritario è stato la crisi siriana.

A tal proposito, si è tenuta anche una riunione straordinaria in cui hanno preso parte, oltre ai ministri di Italia, Gran Bretagna, Giappone, Canada, Germania, Usa e Francia, anche i colleghi di Turchia, Emirati Arabi, Arabia Saudita, Giordania e Qatar. Tuttavia, a meno di una settimana dall’attacco sui civili nella provincia di Idlib che ha provocato la reazione statunitense, la Siria diventa il tema urgente su cui allargare il raggio della discussione.

Le potenze occidentali sono alla ricerca di una posizione comune sulla Siria dopo l’attacco chimico su cui c’è l’ombra del presidente Bashar Al-Assad, che nel frattempo ha ripreso i raid sui ribelli, anche con bombe a grappolo e napalm. Nell’ultima settimana, la crisi ha avuto un’escalation dopo la strage di civili, tra cui tanti bambini avvelenati dal sarin e dal cloro, a cui gli Stati Uniti hanno risposto con un attacco missilistico su postazioni governative. Il segretario di Stato Usa, Rex Tillerson, ha insistito sulla necessità che venga escluso da ogni soluzione il presidente siriano Al-Assad, sostenendo che “il suo potere è alla fine”. Gli ha fatto eco il ministro degli Esteri francese, Jean-Marc Ayrault, per il quale “non ci può essere una soluzione per la Siria con Al-Assad al potere”. Ma lo stesso capo della diplomazia di Parigi sottolinea la necessità di “tendere la mano ai russi e dire: dobbiamo mettere fine a questa tragedia siriana che ha provocato così tanti morti, dolore e rifugiati”.

La posizione più dura è apparsa quella del britannico Boris Johnson, che ha evocato la possibilità di nuove sanzioni contro militari siriani e russi ed ha chiesto a Mosca, principale sponsor del regime, di “scegliere se continuare a stare al fianco di Assad oppure con il resto del mondo“. Il segretario Tillerson ha avvertito che il suo paese “risponde a quanti creano danni agli innocenti in qualunque parte del mondo” e ha ricordato che la priorità resta quella di sconfiggere l’Isis. L’Italia condivide questa linea più prudente e orientata alla ripresa del dialogo tra le parti.

Per la Siria “l’Europa fa già tutto quello che può fare e in questi giorni stiamo cercando di fare ancora di più“. Lo ha detto Federica Mogherini, Alto rappresentante esteri dell’Ue. “L’Europa è quella che porta aiuti umanitari dentro la Siria, portiamo la possibilità di vivere, di andare a scuola e di avere un tetto sopra la testa e di questa Europa ne sono fiera“. Ma l’Europa “in questi giorni spinge perché il processo politico, per portare fine alla guerra, abbia l’impulso necessario“. Per Mogherini “non c’è nessuna soluzione militare a questa guerra e i negoziati a Ginevra devono riprendere con il sostegno di tutti noi “.

Si è convenuto ancora una volta che la soluzione della crisi siriana può essere solo politica e che non può prescindere dal coinvolgimento della Russia. Questo il punto emerso dal “consenso” dei ministri. “A seguito dell’intervento statunitense si è aperta una finestra di opportunità per costruire una nuova condizione positiva per il processo politico in Siria, che noi riteniamo essere l’unica soluzione” afferma il ministro degli Esteri, Angelino Alfano. “Non crediamo – aggiunge – che la soluzione militare sia quella giusta“. Fondamentale, in questa prospettiva, rimane il ruolo della Russia in Siria e la possibilità di coinvolgere Mosca in una soluzione che non sia dettata dalle armi. La Russia non va isolata, anzi nei limiti del possibile va coinvolta nel processo di transizione siriano, e su questo punto il G7 “la pensa in modo significativamente unito“, ha aggiunto Alfano. Alfano ha inoltre affermato che “ognuno ha espresso la propria opinione, ma mi pare prevalente la linea di coinvolgimento della Russia al fine di una concreta collaborazione che eviti un conflitto militare e avvii un processo politico. Occorre chiedere a Putin di esercitare pressioni su Assad affinché rispetti in maniera vera e durevole il cessate il fuoco e ponga le condizioni minime per il rilancio negoziale. Ma, e questa è la linea venuta dal G7, senza antagonizzare o mettere nell’angolo Mosca, riconoscendone il ruolo ineludibile e il riconoscimento degli interessi strategici in Siria”.

I russi dicano con chi vogliono stare” sintetizza ancora Tillerson. Perché, ribadisce il segretario di Stato, “noi vogliamo creare un futuro per la Siria che sia stabile e sicuro. Ma la Russia ha scelto un partner inaffidabile come Assad. Allora, la Russia può essere parte di quel futuro e giocare un ruolo importante oppure mantenere la sua alleanza con il regime di Damasco. Noi riteniamo che questo non sia nell’interesse della Russia nel lungo termine“.

Spenti i riflettori su Lucca, ora la partita si sposta a Mosca, dove Tillerson oggi incontrerà il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov. I toni della vigilia non sono concilianti: all’ultimatum di Tillerson: (“la Russia scelga se stare con noi o con Assad”), Putin ha risposto difendendo ancora una volta Assad e derubricando l’attacco chimico a una mera provocazione. Inoltre, il leader russo ha già chiarito cosa pensa delle accuse mosse dalla comunità internazionale contro Assad in una parola: falsità.

 

Patrizia Cicconi

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