Lo ha stabilito la Corte di Appello Civile di Roma, respingendo le istanze di riforma della sentenza di primo grado avanzate dal Ministero della Salute che indicava invece le Regioni come responsabili della vicenda

Sembra giunta parzialmente a termine la vicenda che vede ormai da anni il contenzioso tra soggetti danneggiati da emotrasfusioni infette, le Regioni e il Ministero della Salute.

È finalmente arrivata la sentenza della Corte di Appello Civile di Roma che conferma il diritto dei danneggiati dalle trasfusioni di “sangue sporco” a vedersi riconosciuto un equo risarcimento, innovando gli indirizzi precedenti e stabilendo la responsabilità del Ministero della Salute, non quella delle Regioni.

La vicenda giudiziaria ha inizio almeno dieci anni fa quando diverse persone, dopo aver contratto patologie quali l’Hiv, anche molti anni dopo l’essersi sottoposte ad interventi chirurgici che avevano richiesto trasfusioni di sangue, avevano fatto causa alle Regioni e al Ministero della Salute. Nel 2006 era intervenuta una sentenza del Tribunale di Roma che confermava le doglianze degli attori condannando il Ministero al risarcimento dei danni. Questo impugnava la decisione in sede di Appello chiedendone la riforma nei termini in cui sarebbero le Regioni, invece, le responsabili della situazione con correlativo obbligo in capo a queste del risarcimento del danno, poiché la materia della salute e delle trasfusioni è dalla legge posta a carico delle Regioni stesse.

La Corte di Appello Civile di Roma motiva quanto detto sul punto di diritto, ponendo importanti principi cardine per il futuro: Il Ministero della Salute è tenuto ad esercitare un’attività di controllo e di vigilanza in ordine alla pratica terapeutica della trasfusione del sangue e dell’uso degli emoderivati sicché risponde dei danni conseguenti ad epatite ed a infezione da HIV, contratte da soggetti emotrasfusi, per omessa vigilanza sulla sostanza ematica e sugli emoderivati.

Pur se le Regioni sono depositarie dei compiti amministrativi circa la salute umana e veterinaria, rimane in capo al Ministero della Salute un dovere di controllo e vigilanza sulle attività da queste svolte, evidentemente non esercitata come auspicabile in quanto da alcune attività emotrasfusionali sono derivate infezioni e malattie.

Per quanto riguarda l’ammontare del risarcimento, nella sua formazione di danno patrimoniale e non patrimoniale (biologico, morale ed esistenziale), stimato attorno ai 30 milioni di Euro, il relativo compito è stato demandato ad un separato giudizio.

Molto soddisfatto è Marcello Stanca, avvocato di alcuni dei pazienti infettati dalle trasfusioni e presidente nazionale dell’Amev Firenze, il quale afferma: “Abbiamo aspettato dieci anni dall’instaurazione del giudizio. Sono tanti anni, ma alla fine i giudici d’appello hanno confermato le nostre ragioni, ritenendo la responsabilità del Ministero nonostante il tentativo di scaricare la colpa sulle Regioni”.

Molto importante, inoltre, è lo spunto giurisprudenziale offerto dalla sentenza che ritiene responsabile presuntivamente il Ministero per i contagi fin dalle trasfusioni risalenti al 1979, sostenendo che “il sangue ed emoderivati somministrati agli ammalati non rispondevano ai requisiti di ‘pulizia’ e di igiene preventiva che avrebbero sicuramente impedito il contagio”.

Da questo punto di vista i giudici mettono fortemente in dubbio la sicurezza e l’efficacia dei sistemi di controllo sulle trasfusioni di sangue previsti dalla legge, tanto che l’Amev di Firenze “auspica che il Governo voglia finalmente estendere il diritto all’equa riparazione, pari a 100.000 euro, a tutti i contagiati da emotrasfusione che finora sono stati esclusi dall’accesso al beneficio”.

Lorenzo Maria Lucarelli

https://metropolitandotblog.wordpress.com/2017/04/12/sara-il-ministero-della-salute-a-dover-risarcire-i-contagiati-da-emo-trasfusioni-infette/

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