Lo ammetto da subito. Vi sto ingannando, perchè il personaggio di cui parlo non si può considerare uno sportivo nel vero senso della parola ma semplicemente un appassionato, un praticante più che un agonistico, totalmente votato al mare, questa “pozzanghera” che ricopre per i tre quarti il globo terrestre. Ma questa pozzanghera per molti è l’unica casa che contemplano in una sola vita senza bis, è qualcosa che va oltre all’immaginazione, è pace guidata dai sogni di racconti marinareschi che hanno pervaso fin dall’infanzia migliaia di persone. Ecco Io faccio parte di quelle persone, con una sfrenata passione per l’immensità del mare, per il mistero che porta avanti da secoli, la paura e la gioia che regala ogni volta che ti trovi immerso nel nulla pur sapendo che sotto quella sottile linea di superficie che divide le terre e i i cieli, si trova un mondo nuovo, ancora da scoprire, pericoloso e affascinante. E’ un pò come lo specchio di Alice, bisogna avere il coraggio di superare la dimensione che viviamo quotidianamente e provare a immergersi nel pianeta blu. C’è chi ha avuto il coraggio di vivere la propria vita sopra quella linea sottile, ammaliato dal canto marino, lontano dagli incubi che pervadono la terra. Bernard Moitessier (Hanoi, 10 aprile 1925 – Parigi, 16 giugno 1994) fu il navigatore e scrittore francese, primo a circumnavigare il globo senza scalo. Citando il suo nome, cito quel senso di libertà che si prova a stare su una barca a vela, una sorta di piccola casa galleggiante, senza restrizioni, senza leggi se non quella divina del mare, intento solo a navigare tra il canto delle balene e il grido delle onde. Bernard fu un marinaio giovane, e ancora ragazzo cominciò non la sua carriera velica ma la sua vita da vagabondo dei mari. Conosciuto tra i circoli velici grazie alle sue imprese, narrate di proprio pugno. Bernard infatti, lungo le proprie rotte di navigazione, come ogni capitano, trascriveva sul diario di bordo ogni particolare marinaresco della traversata in atto ma allo stesso tempo cominciò ad appassionarsi alla lettura di Charles Baudelaire, Alberto Moravia, Antoine de Saint-Exupery, di cui cominciò a scrivere citazioni e commenti. Influenzato da tali autori iniziò a scrivere di sè, delle proprie impressioni, sensazioni ed emozioni, dando forma al suo primo libro, Un Vagabondo dei mari del sud. Nel 1963, con Françoise, sua moglie, partì verso la Polinesia, in un viaggio di nozze che sulla strada del ritorno, diventerà un’impresa velica straordinaria, la traversata Tahiti – Alicante via Capo Horn per un totale di 14.000 miglia senza scalo. Un viaggio di nozze inusuale. Fu in questa traversata che cominciò a balenare nel cervello di Bernard, l’impresa delle imprese che mai essere umano aveva tanto osato: fare il giro del mondo senza scalo, passando per i tre capi (Buona Speranza, Capo Leeuwin e Capo Horn). Ed è qui che subentra la componente sportiva, infatti, venne indetta dal Sunday Time la prima regata intorno al mondo in solitario, la Golden Globe Race, con partenza e ritorno dopo aver passato i tre capi. Moitessier era titubante per il rischio di declassare una impresa eroica a semplice competizione sportiva ma vista la posta in palio accettò. Ed è qui che venne a formarsi il mito, perchè dopo aver doppiato i tre capi, con grande stupore del mondo intero, annunciò di non voler ritornare in Europa, abbandonando così la gara a vittoria praticamente sicura. “Sono felice in mare, e forse anche per salvare la mia anima” racconto successivamente, forse queste parole fanno comprendere perchè molti bramano la fuga verso il mare, habitat ostile per come siamo abituati a vivere e anche secondo una logica creazionista. Eppur in pochi cuori al mondo, si sente questa irrefrenabile volontà di vivere a contatto con l’acqua, forse realmente per salvare la propria anima macchiata dai peccati terreni. Chissà, forse è semplicemente un richiamo, una passione, un hobby, una sfida, un sogno, a ognuno il suo segreto. Sta di fatto che Bernard con questa impresa, entrò nel’immaginario collettivo come eroe moderno, in grado di contrastare la natura, di addomesticarla, di amarla, di farsela compagna. Morto anni dopo a causa di un tumore alla prostata, lasciò un vuoto per tutti quei velisti e non, che tanto si erano avvicinati non tanto alla disciplina in sè ma a quel grande pianeta blu, così timido e riservato ma padrone. Magari un giorno, chi più fortunato, si troverà a navigare lungo le stesse rotte di Bernard e solo allora capirà a fondo le parole e l’intimità che si viene a creare tra il navigatore e la barca, sospesi entrambi su di una tela blu intenti a raggiungere i confini della cornice. Insieme.

 

Giacomo Tridenti

Annunci