Che cosa può fare un ragazzo della mia età, 24 anni, per investire qualche soldo guadagnato con un lavoretto qua e là o ricevuto in regalo per la laurea? È da un po’ che me lo domando.
In verità di economia, di banche e di risparmio non ho mai capito molto e poi ho sempre avuto diffidenza per il mondo opaco e rarefatto degli investimenti finanziari. Di recente, però, la curiosità è prevalsa sulla diffidenza. L’occasione è nata leggendo con attenzione la Legge di Stabilità 2017 che ha introdotto due importanti agevolazioni per chi vuole investire sulle PMI (piccole-medie imprese) e specialmente su quelle certificate come “innovative” (ad oggi le società quotate in borsa con queste caratteristiche sono nove).
La prima riguarda la detrazione fiscale del 30% dell’importo investito per chi acquista in emissione obbligazioni o warrants di queste società nonché l’esenzione dalle tasse sul capital gain, a condizione che i titoli siano detenuti per almeno tre anni. La seconda novità è collegata all’introduzione dei PIR (Piani Individuali di Risparmio) predisposti e promossi da banche o altre società di gestione del risparmio, per i quali è prevista la totale esenzione dalle tasse sul capital gain e da quelle di successione, a condizione che siano mantenuti per almeno cinque anni. Il capitale investito in questi strumenti deve essere obbligatoriamente destinato per il 70% a titoli emessi da imprese italiane o anche europee purché abbiano una stabile organizzazione in Italia. Il 30% di questo 70% deve essere investito in titoli di imprese diverse rispetto a quelli inclusi nel FTSE Mib. E cioè, titoli emessi da imprese di dimensioni minori come quelle quotate nei segmenti MidCap e Star.
Per capirci meglio, il PIR, per legge, deve impiegare almeno il 21% del capitale totale nell’acquisto di titoli di piccole e medie imprese.
Ecco, questi incentivi li ho trovati veramente interessanti. Mi attira l’idea di investire i miei risparmi sul futuro di imprese che, seppur piccole o medie, hanno saputo innovare, aprirsi al mercato internazionale con forti possibilità di assorbire un’offerta di lavoro giovanile spesso qualificata e certamente motivata. Parlo con cognizione di causa.
E così mi son detto: ho a disposizione 5.000 Euro, voglio impiegarli avvalendomi della prima opzione prevista dalla Legge di Stabilità, ossia quella dell’acquisto diretto di warrants o di obbligazioni emesse dalle PMI, come posso fare? Altra domanda: i PIR rappresentano davvero la migliore soluzione per un investimento che privilegi le PMI?
Ho posto la questione ai “borsini” di alcune tra le principali banche e anche di una delle piccole (per intenderci una di quelle recentemente salvate). Beninteso, prima di andare “in missione” mi ero documentato, e una cosa l’avevo capita e cioè che il PIR, per sua struttura, non è niente di diverso da un qualsiasi altro fondo comune di investimento. Ossia prevede commissioni di ingresso e di gestione e talvolta anche di performance. Presenta, però, come ho già detto, un importante appeal fiscale. Allettante, certo, ma non quanto lo è la possibilità di una detrazione fiscale del ben 30% sul capitale investito, prevista dalla Legge di Stabilità per chi acquista warrants o obbligazioni di piccole e medie imprese innovative. Opzione quest’ultima che presuppongo comporti l’apertura di un conto titoli amministrato ad hoc.
A tutte le sei banche ho posto quindi lo stesso interrogativo: “dispongo di una piccola somma che vorrei investire in azioni, obbligazioni o warrants di piccole e medie imprese italiane altamente innovative, come posso fare?”.

Mi piacerebbe raccontarvi che mi sono state proposte le più diverse soluzioni ma non è andata così. Per prima cosa, tutte, in un modo o in un altro, hanno cercato di capire quanto piccola fosse la somma. Nessuna poi ha nascosto il suo disappunto, sì proprio disappunto, nel constatare che già sapevo cosa fossero i PIR e conoscevo la legge che li aveva istituiti e i diversi vantaggi fiscali che questa offre agli investitori interessati alle piccole e medie imprese innovative. Inoltre, tutte mi hanno messo in guardia dall’investire in queste imprese, a loro giudizio sì in grande crescita, ma oltremodo rischiose e non ancora consolidate. Infine, tutte, di fronte alla mia disponibilità ad accollarmi questo rischio hanno dovuto ammettere che non prevedevano l’amministrazione di un conto ad hoc per consentire a me, singolo investitore, di operare come avrei desiderato.Mi sono dovuto arrendere. O fondi tradizionali o PIR. Sennò il trading “fai da te”. Questa è stata la loro risposta apparentemente senza appello.

A quel punto ho chiesto di sapere quali titoli fossero contenuti nei PIR da loro proposti. Alcune mi hanno detto che non erano in grado di indicarmeli, altre hanno rinviato questa preziosa informazione a quando avessi aperto un conto presso di loro.
Francamente, da quel poco che mi è stato detto, non ho percepito apprezzabili differenze rispetto ai fondi tradizionali. Fatta salva la soglia minima, del 21%, obbligatoriamente dedicata alle piccole e medie imprese, i titoli su cui il PIR avrebbe investito il 79% del mio capitale sarebbero stati in prevalenza quelli emessi dalle società ad alta capitalizzazione (banche, assicurazioni e imprese di stato).

 In conclusione, credo di poter dire che allo stato delle cose il risparmiatore che, in tema di investimenti a favore delle PMI innovative, volesse godere delle agevolazioni fiscali previste dalla Legge di Stabilità 2017, difficilmente troverebbe collaborazione da parte delle banche, che non fosse quella limitata all’offerta di un PIR da loro preconfezionato. Se poi il PIR sia o meno conveniente è questione che lascio agli esperti.

Altro aspetto. Che le piccole e medie imprese trarranno vantaggio dai PIR è cosa sicura, ma forse non tanto quanto potrebbero se, nella predisposizione di questi particolari fondi, banche e gestori fossero disposti a superare la soglia minima del 21%, cosa del tutto fattibile avendo il legislatore imposto un tetto fino a 30.000 Euro per ogni PIR.
Altrettanto sicuro è che la pubblicità sorta intorno a questo nuovo strumento finanziario consentirà ai gestori di risparmio di dirottare sui PIR, da loro predisposti, la liquidità dei piccoli risparmiatori, scoraggiati dagli scarsi rendimenti dei Titoli di Stato. Penso per esempio a quanto saranno allettate dalle agevolazioni fiscali le persone anziane che ben sappiamo quanto detestino l’idea di far pagare ai figli e ai nipoti le tasse di successione.
È molto probabile, insomma, che dal popolo dei Bot e dei Btp si passi presto al popolo dei PIR e che di questo switch gli intermediari si avvantaggeranno non poco. Niente di male in ciò: più le banche guadagnano, meno noi siamo costretti ad intervenire per salvarle.
È però fondamentale, questo è il mio pensiero, che le piccole e medie imprese siano davvero i principali destinatari degli investimenti che la Legge di Stabilità ha voluto incentivare proprio a loro favore.
Ciò significa, per forza di cose, non soltanto PIR preconfezionati dai gestori, ma anche Piani veramente “individuali”, frutto della scelta del risparmiatore nell’acquisto dei titoli fiscalmente amministrati dalla banca. Insomma, occorre proprio quel conto titoli ad hoc (qualcuno parla di “conto PIR”) che io ho chiesto di poter aprire e che le banche, a tutt’oggi, non sembrano contemplare.

Lorenzo Maria Lucarelli

https://metropolitandotblog.wordpress.com/2017/04/17/investire-nelle-piccole-e-medie-imprese-occhio-ai-pir-ma-non-solo/

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