L’11,9% degli italiani vive in famiglie appesantite da un grave disagio economico secondo il dato Istat relativo all’anno 2016. Stessa identica percentuale dello stesso dato, ma relativo all’anno 2015. Cosa vuol dire? Per Roberto Monducci, che dell’Istat è direttore del Dipartimento per la produzione statistica, è chiaro: “La ripresa economica e del mercato del lavoro non sta riducendo alcuni sintomi di disagio. I dati confermano dunque l’urgenza degli interventi previsti dal governo per il contrasto alla povertà”.

L’Istat ci parla attraverso le cifre, i dati e i numeri che raccoglie ed elabora ogni giorno. A volte sono percentuali nette, a volte sono degli indicatori, dati più complessi perché derivano dalla sintesi di più voci. In questo caso, comunicandoci questo “stallo” sul numero di quanti italiani vivono in situazioni di disagio economico, ci sta dicendo che in un anno non sono migliorate le condizioni economiche delle famiglie: probabilmente, tante famiglie stanno meglio e altrettante peggio rispetto ai 12 mesi precedenti.

Ma i dati comunicano molto meglio quando vengono confrontati con altri. Se incrociamo allora il nostro stallo con le cifre che invece ci raccontano della ripresa economica e del mercato del lavoro, per quanto lenta, allora possiamo giungere alla conclusione che questa ripresa non basta: deve essere più decisa e deve essere “aiutata”.

 

 

Per i giovani sempre più difficile trovare un posto – Il segnale che arriva “è quello di una situazione del mercato del lavoro ancora sfavorevole per la fascia di età 25-34 anni”, ha sottolineato il direttore del dipartimento per la produzione statistica dell’Istat. Per gli under 35 senza lavoro trovare un posto risulta, infatti, sempre più difficile. “I dati longitudinali della Rilevazione sulle forze di lavoro consentono di effettuare un’analisi delle transizioni verso l’occupazione degli individui disoccupati a un anno di distanza”, ha spiegato Monducci.

centro-impiego

Trova lavoro in Centri per l’impiego solo il 2,5% – “Occorre aumentare le risorse e gli strumenti per le politiche attive del lavoro”, ha osservato ancora Monducci. Nel quarto trimestre del 2016 i canali che più frequentemente hanno portato a un esito positivo nel trovare lavoro sono stati il ricorso alla rete di parenti e amici (il 41,9% degli occupati che non lo erano un anno prima) o la diretta richiesta a un datore di lavoro (il 18,9%). Solo il 2,5% degli occupati che non lo erano un anno prima ha trovato lavoro attraverso i Centri pubblici per l’impiego (la quota sale al 7,1% fra i 15 e i 24 anni).

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