Dopo tre ore di camera di consiglio i giudici annullano con rinvio alla Corte di Assise di Appello. Oggi scatta però la prescrizione del reato contestato ai cinque medici che, se non vi rinunceranno, saranno assolti per l’estinzione del reato

Dopo ben sette anni, il processo riguardante Stefano Cucchi, il giovane geometra morto in carcere in circostanze ancora non completamente chiarite, dopo esser stato trovato dalla polizia in possesso di droga, accenna a giungere al termine. Infatti, ieri la Suprema Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza di assoluzione dei medici accusati di non esser intervenuti adeguatamente per curare il ragazzo, arrivato in custodia cautelare già in uno stato di salute altamente precario.

Con l’annullamento e il rinvio della causa in appello (quello che sarebbe “l’appello tris”) i giudici del Supremo Consesso hanno riconosciuto le erronee conclusioni della sentenza di assoluzione in quanto non avrebbe approfondito, come richiesto in seguito al primo rinvio, i problemi relativi al nesso causale tra la condotta omissiva del trentenne romano e la sua successiva morte. “Non ci può essere una resa cognitiva e non è accettabile che un processo si arresti senza aver percorso tutte le strade per l’accertamento della verità, in questo caso per accertare il nesso causale tra la morte di Cucchi e la non somministrazione di adeguate cure. Dal 19 ottobre se i medici avessero letto congiuntamente tutti i dati disponibili delle analisi di Stefano Cucchi, avrebbero potuto chiamare un nutrizionista e apprestare le cure necessarie”.

Implicitamente, quindi, la Suprema Corte non conferma il proscioglimento dei cinque medici rinviati a giudizio: Aldo Fierro, Stefania Corbi, Flaminia Bruno, Luigi Preite De Marchis e Silvia Di Carlo.

È probabile, però, che non si arriverà mai ad una sostanziale soluzione del caso, in quanto oggi scatterà la prescrizione del reato omissivo contestato ai medici, con la pronuncia della sentenza di “non doversi procedere” per estinzione del reato.

Il Procuratore Generale della Cassazione, Antonio Mura, però, ha deciso lo stesso di agire in conformità a quanto il caso richiede, annullando la sentenza di appello e rinviandola ad un altro giudice dello stesso grado: “Domani scatta la prescrizione ma oggi c’è ancora tempo per fare giustizia”. Ciò è quanto ha affermato Mura dopo una camera di consiglio durata ben 3 ore e all’esito della quale sono stati riconosciuti importanti errori e inadempienze della magistratura nei gradi precedenti, portnado ingiustamente il processo a tempistiche molto lunghe che hanno favorito il realizzarsi della prescrizione.

Nel merito, lo stesso Mura sottolinea come “La Corte di Assise d’Appello di Roma ha sovrapposto indebitamente il suo giudizio, non scientifico, a quello del collegio di periti costituito da luminari che hanno affermato che Stefano Cucchi poteva essere salvato, o il suo decesso ritardato, se le terapie adeguate fossero iniziate il 19 ottobre”. Stefano Cucchi, già versante in una condizione salutare critica, aggravata dalle lesioni procurategli dai Carabinieri (come è stato confermato da alcuni carcerati e dall’autopsia), poteva essere salvato se i medici fossero intervenuti tempestivamente. Dall’altra parte, gli questi hanno più volte eccepito che sarebbe stato lo stesso ragazzo a rifiutare le prime cure in carcere e poi il ricovero in ospedale.

I giudici quindi, a meno che gli imputati non dichiareranno di rinunciare alla prescrizione per ottenere un’assoluzione sostanziale nel merito (come auspicato dal presidente dell’associazione Antigone che afferma: “se i cinque medici dell’ospedale Pertini rinviati a giudizio per l’omicidio colposo di Stefano Cucchi si sentono non responsabili rinuncino alla prescrizione e vadano a nuovo processo”), dovranno metter fine ad uno dei più importanti casi di cronaca nera italiana, che ha tenuto col fiato sospeso magistratura ed opinione pubblica.

La mia giustizia consiste nel fatto che tutti hanno capito come e perché è morto Stefano Cucchi, questo ora l’hanno capito anche nelle aule di giustizia. È un grande segnale di speranza per tutte le persone che attendono giustizia ed è la dimostrazione che vale la pena non smettere mai di credere nella giustizia”, commenta Ilaria Cucchi, che seppur non potrà avere formalmente giustizia per il fratello, ha ottenuto parte di quanto chiedeva da tempo alla magistratura, ossia l’ammissione di una responsabilità dei carabinieri e dei medici coinvolti. È quanto sottolinea anche il legale della famiglia Cucchi, Fabio Anselmo: “È la prima vittoria morale della lunga battaglia per la verità sulla morte di Stefano Cucchi. La prescrizione la dobbiamo ai medici legali e periti che sono intervenuti in quel processo di parte pubblica”.

Pur se il reato si prescrive, l’annullamento dell’assoluzione dei medici garantisce alle parti civili costituitesi, il Comune di Roma e Cittadinanza Attiva, di chiedere il risarcimento del danno. La famiglia di Stefano Cucchi ha già ricevuto il risarcimento dall’Ospedale Pertini, dove i medici imputati prestavano servizio.

Lorenzo Maria Lucarelli

https://metropolitandotblog.wordpress.com/2017/04/20/processo-cucchi-la-cassazione-annulla-lassoluzione-dei-medici/

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