La tecnologia, le tentacolari metropoli, i lampioni accesi di sera, il rombo di macchine e moto, le luci artificiali, computer e cellulari. Tutte queste moderne ‘distrazioni’, ci fanno spesso dimenticare la bellezza della nostra vicina più preziosa: la natura. Quanti di noi hanno dormito sotto le stelle una volta nella vita? In quanti hanno vissuto la magica avventura di entrare in un bosco ed esplorarlo godendosi gli inebrianti profumi ed il suo vitale canto? Ma soprattutto: sappiamo cosa si nasconde nella nostra bellissima natura? Quale flora e fauna popola il nostro Paese?

La nostra Italia è unica grazie ad un territorio dalla variegata biodiversità; il progresso è sicuramente una tappa fondamentale per qualsiasi civiltà, ma conoscere le proprie radici, ciò che vive attorno a noi può sensibilizzare le generazioni future portandole a rispettare gli ecosistemi che si sviluppano in prossimità delle nostre vite. A tal proposito, il giorno 8 aprile a Capo d’Orlando, presso lo Spazio LOC, sono cominciati degli incontri con i ragazzi della scuola primaria a cura di Domenico Contartese, naturalista, divulgatore scientifico e guida dell’orto botanico “Pietro Castelli” di Messina.

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Domenico Contartese, naturalista e guida dell’orto botanico di Messina.

Il progetto, curato da Domenico Contartese e Pina Carrabotta (quest’ultima responsabile del laboratorio naturalistico animato dai bambini), organizzato dallo Spazio Loc e patrocinato dall’Assessorato ai Beni Culturali del Comune di Capo d’Orlando, si pone l’obiettivo di far conoscere le diverse forme di vita (animali e vegetali) che popolano i monti Nebrodi, una delle catene montuose dell’Appennino Siculo. Gli incontri hanno lo scopo di stimolare ed incuriosire i bambini, portandoli progressivamente a conoscere da vicino la natura che li circonda. Proiezioni di video e fotografie della flora e fauna nebroidea, creazione di un erbario e attività grafiche atte a riprodurre i soggetti visti nelle bellissime fotografie: i bambini hanno a disposizione un vero e proprio laboratorio naturalistico!

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I bambini imparano giocando: ecco i disegni di alcuni soggetti immortalati da Domenico

Il piatto forte dell’evento chiamato “Vita sui Nebrodi”, è l’impressionante mostra fotografica (sempre a cura di Domenico Contartese) che resterà aperta, a titolo gratuito, fino al 3 maggio. La mostra ed il laboratorio naturalistico sono parte integrante dell’evento “Earth Day” che si svolgerà a Capo d’Orlando dal 21 al 23 aprile.

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Il laboratorio naturalistico gestito da Pina Carrabotta

Noi del Metropolitan Magazine Italia, abbiamo assistito a bocca aperta ai fantastici scatti fotografici realizzati da Domenico: la natura incontaminata, i soggetti colorati e cuoriosi spiati nella loro quotidianità, rendono genuina ed affascinante l’intera mostra. Potevamo fermarci a contemplare le foto esposte? Certo che no. Abbiamo contattato l’ideatore della mostra e, grazie alla sua disponibilità, siamo riusciti a realizzare un’interessante intervista. Scambiare quattro parole con un naturalista, d’altronde, non capita tutti i giorni! Prima di conoscere meglio Domenico, però, vogliamo condividere con voi qualche suo scatto, non potete perdervi la mostra: dovete assolutamente venire a vederla!

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Alcune delle foto prese dalla mostra “Vita nei Nebrodi”

 

Eccoci arrivati finalmente all’intervista, siamo a tu per tu con Domenico!

“Ciao Domenico, grazie per averci concesso il privilegio di questa piccola chiacchierata!”

“Grazie a voi per l’interesse dimostrato verso il mio lavoro!”

“Naturalista, divulgatore scientifico e guida del parco botanico di Messina. Da dove nasce questa tua passione per la natura? Nel tuo campo, hai avuto mentori ai quali ispirarti?”

“La mia passione nasce sin da piccolissimo; ricordo interi pomeriggi passati a sfogliare libri sugli animali o davanti alla televisione a guardare e registrare “Il mondo di quark”, appuntamento imprescindibile delle mie giornate da bambino. Questo mio interesse è stato incoraggiato in tenera età da mia madre (biologa e appassionata di natura quanto me) ed è cresciuto nel tempo grazie a incontri e frequentazioni con persone molto speciali: il professore Cefali, amico e professore di zoologia presso l’università di Messina, purtroppo prematuramente scomparso, con cui ricordo bellissime giornate passate a mare o in montagna a parlare di fauna, la professoressa Picone e il professore Crisafulli che mi hanno fatto innamorare della botanica con la loro passione e competenza durante i miei anni all’università e con cui attualmente ancora collaboro all’orto botanico di Messina; infine, tra i miei mentori, non posso non nominare il dott. Stefano Marsili, eccezionale florista dell’università di Genova che mi ha seguito e insegnato tantissimo nei miei anni da studente nel biennio di specializzazione.”

“Come si diventa naturalista? Che soddisfazioni porta questo lavoro e qual è il tuo più grande successo professionale?”

“Naturalisti si nasce; la curiosità e l’interesse riguardo la natura nascono con noi, il farsi domande sul perché di alcuni comportamenti animali o sulla particolare forma di un fiore sono i motori che spingono noi naturalisti a cercare risposte nello studio e nell’osservazione delle forme di vita che ci circondano. L’università è sicuramente molto importante se si vuole fare di questa passione un lavoro, ma ci sono moltissimi esempi di grandi esperti che, pur non avendo una formazione accademica e spinti solo dalla passione e da studi personali, riescono a diventare punti di riferimento nel loro campo d’interesse.
La mia più grande soddisfazione è quella di avere raggiunto un discreto livello di credibilità nel mio campo e di avere la possibilità d’incontrare sempre più adulti e bambini a cui raccontare la natura della nostra Sicilia.”

“Parliamo un po’ di questa bellissima mostra: quanto lavoro si cela dietro ad un progetto simile?”

“Questa mostra è il frutto di anni di frequentazione dello splendido parco dei Nebrodi, un’area di inestimabile valore scientifico che mi ha sempre offerto spettacoli meravigliosi. Fotografo la natura da quindici anni e non sono mai tornato a casa deluso dopo un’escursione sui Nebrodi. All’inizio si trattava semplicemente di andare in escursione e di osservare e fotografare qualsiasi pianta o animale mi si presentasse davanti; da qualche tempo ormai, considerate le centinaia di specie già immortalate ed archiviate, cerco di effettuare ‘gite’ mirate al ritrovamento di importanti elementi di flora e fauna che ancora mancano nel mio archivio fotografico, una ricerca che mi regala grossi stimoli e che, probabilmente, non finirà mai. In fin dei conti, è proprio questo il bello!”

“Da dove nasce l’idea di improntare l’esposizione sulla flora e fauna dei Nebrodi?”

“L’idea nasce dalla consapevolezza del fatto che moltissime persone non conoscono le meraviglie che queste montagne hanno da offrirci. Il mio lavoro di fotografo e divulgatore deve servire proprio a questo. Sapere che anche solo qualche decina di persone, decida di fare una passeggiata con i loro figli lungo i sentieri del parco dopo aver visitato la mia mostra, per me sarebbe già un successo.”

“Quale messaggio vorresti recapitare allo sguardo del visitatore?”

“Mi piacerebbe riuscire a suscitare sentimenti di stupore ed ammirazione. Molte mie fotografie raffigurano fiori o invertebrati che, sebbene piccolissimi e poco visibili a sguardi non esperti o attenti, hanno colori e forme stupefacenti. Piccole meraviglie che ci fanno capire quanto la nostra natura siciliana sia ricca, varia e sempre affascinante.”

“Come definiresti la tua mostra in poche parole? Che tipo di rapporto instauri con i bambini che partecipano al laboratorio naturalistico?”

“La mostra è una finestra sulla natura del parco, semplicemente una piccola rappresentazione, molto parziale, della straordinaria biodiversità dei Nebrodi dovuta alla varietà di ambienti che questi monti possono vantare. Il rapporto che si crea con i bambini che vengono a trovarci è senza dubbio la cosa più bella di questa manifestazione; cerco sempre di parlare con loro usando un linguaggio adatto e di scherzare molto, sto molto attento a non stancarli o annoiarli! I bambini con  la loro curiosità, le mille domande e gli sguardi stupiti nel vedere alcune fotografie, mi fanno capire che stiamo facendo la cosa giusta per inculcare nelle loro giovani menti il rispetto e l’amore per la natura.”

“Piccola curiosità personale: come si riesce a catturare l’attimo giusto in una fotografia? Esistono piante ed animali difficili da immortalare?”

“In virtù del mio lavoro da naturalista ho la fortuna di passare molto tempo immerso nella natura e questo mi offre molte occasioni di scattare fotografie interessanti. L’attimo giusto si cattura, nel caso di un animale,  seguendo il soggetto e aspettando il momento propizio per lo scatto; si attende pazientemente l’azione o l’atteggiamento da immortalare facendo attenzione, allo stesso tempo, a fattori come la luce giusta o lo sfondo che tenda a far risaltare il soggetto. Le piante solitamente non presentano difficoltà particolari, tutti i problemi si risolvono con un po’ di tecnica e un’attrezzatura adeguata. Il discorso è diverso per gli animali: per fotografare invertebrati o rettili, il consiglio è di essere sul campo di mattina molto presto per sfruttare l’ottima luce calda delle prime ore del giorno e la scarsa mobilità dei soggetti ancora intorpiditi dal freddo della notte. Trovo particolarmente difficile fotografare alcuni piccoli uccelli per via dei loro movimenti frenetici e della loro naturale tendenza a scappare al minimo movimento, una bella sfida per tutti i fotografi! Spesso si ricorre ad appostamenti e capanni mimetici ma non ho ancora sperimentato queste tattiche.”

“Domenico, sei la guida dell’orto botanico ‘Pietro Castelli’ di Messina. Parliaci un pochino di questo aspetto del tuo lavoro!”

“L’orto botanico è un luogo molto importante per l’intera provincia di Messina, centinaia di bambini ci vengono a trovare ogni anno ed io e le mie colleghe facciamo il possibile per rendere le loro visite divertenti e interessanti. Devo molto a tutto lo staff: dalla direttrice, la già citata professoressa Picone, al professor Crisafulli fino all’ultimo dei giardinieri che mi hanno insegnato moltissimo e che fanno andare avanti questa bella realtà nonostante mille problemi e difficoltà.”

“Il futuro: hai nuove mostre in cantiere? In cosa ti piacerebbe cimentarti?”

“Sicuramente farò altre mostre, sto lavorando a un progetto sulle orchidee spontanee che sarà pronto a breve.”

“Ringraziandoti per l’interessante intervista, ti pongo l’ultima domanda: l’uomo sembra non curarsi delle meraviglie che ha intorno, a poco a poco stiamo distruggendo tutto il nostro patrimonio naturalistico. Cosa possono fare le nuove generazione per livellare questi errori?”

“Ci vorranno molto tempo e sensibilità per rimediare agli errori fatti negli ultimi secoli, le nuove generazioni hanno un compito gravoso. Ognuno, nel suo piccolo, può fare qualcosa per vivere in armonia con la natura e per avere un impatto minimo sull’ambiente ma le decisioni realmente importanti e decisive vanno prese a livelli più “alti” e sinceramente, visti anche certi segnali politici molto recenti, non sono molto ottimista per il futuro prossimo.”

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Una prospettiva della mostra “Vita sui Nebrodi”

 

ANDREA MARI

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