“Spartaco. Schiavi e padroni di Roma” è il titolo dell’esposizione accolta presso il Museo dell’Ara Pacis. Fruibile fino al 17 settembre 2017, la mostra si propone di illustrare uno dei più grandi sistemi schiavistici della storia: quello di Roma antica.

Già il solo luogo in cui la mostra è ospitata (lo spazio musivo sottostante l’Ara Pacis Augustae) si configura significativo. Al di sotto del monumento concepito come celebrazione della Pace, viene proposta un’analisi della società che lo produsse.

Una società che, dopo aver tollerato decenni di sanguinose guerre civili, si apprestava finalmente a “chiudere le porte del tempio di Giano”. A deporre le armi, in altre parole. Viene naturale chiedersi allora se questa non fosse una quiete apparente.

Spesso si guarda all’antico con ammirazione, eppure la celebre grandezza del mondo romano non sarebbe stata tale senza i 6/10 milioni di schiavi che vi contribuirono. Stime recenti hanno appunto calcolato a Roma questo numero di uomini ridotti allo stato servile.

I curatori ben riescono a rendere comprensibili le ragioni di questo costume: da una parte la volontà di reprimere duramente comportamenti da non incoraggiare; dall’altra l’esistenza della manomissio, la strada verso la libertà che il mondo romano lasciava come speranza allo schiavo. Speranza che, ovviamente, rendeva i sottomessi meno pericolosi.

Il progetto colpisce e si presenta fortemente innovativo perché, pur incentrato su un determinato momento storico, pone questo in dialogo con altri tempi e luoghi.

Reperti archeologici e supporti audiovisivi sfilano infatti accanto a fotografie di grandi maestri. Immagini dal forte impatto che immortalano tante altre situazioni al limite della dignità e ricordano quante siano, ancora oggi, le vittime della new slavery.

Attraverso il percorso si può dunque opportunamente meditare sul rapporto servo-padrone alla maniera hegeliana: un conflitto destinato alla paradossale inversione dei ruoli. Il secondo finirebbe per dipendere dal lavoro del primo, mentre dall’esperienza della sottomissione sarebbero originate le condizioni per la liberazione.

La storia di Spartaco risulta esemplare a tal proposito e la riflessione in oggetto forse merita di avere spazio, tanto più considerando che oggi si celebra la libertà.

Cristina Fusillo

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