Entra oggi in vigore la manovra economica di aggiustamento dei conti pubblici: firmato dal Presidente della Repubblica e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, il testo del decreto che contiene “Disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo” diventa effettivo e rende effettiva la manovra di correzione dello 0,2% del Pil che l’Italia si era impegnata a fare entro aprile. Ma potrebbe non bastare per l’Unione Europea.

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Prima la firma del presidente Sergio Mattarella poi la pubblicazione del testo sulla Gazzetta Ufficiale: e oggi il decreto con la manovra di correzione dei conti pubblici entra in vigore attuando una correzione strutturale di 3,4 miliardi, dalla quale resterebbero fuori alcuni interventi una tantum, come quelli su terremoto e liti fiscali: secondo Il Sole 24ore questo vuol dire che l’effetto della manovra correttiva sull’indebitamento netto PA (deficit nominale) è di 3,1 miliardi.

I tagli alla spesa, che ammontano a un totale di 600 milioni di euro per quest’anno, incideranno soprattutto su budget e “missioni” di spesa dei ministeri, che dovrebbero essere colpiti ulteriormente con la prossima legge di bilancio, con l’obiettivo di tagliare ancora per un miliardo di euro. Il decreto è articolato e complesso e prevede, tra gli altri, l’aumento delle accise su sigarette e tabacchi, quello delle entrate sui giochi e la revisione dell’Ace, l’incentivo alla capitalizzazione delle imprese.

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L’unica nota positiva sembra essere la sterilizzazione dell’IVA. La norma prevede infatti che l’aliquota agevolata aumenti solo dell’1,5% anziché del 3%. L’aliquota ordinaria, al momento, si lascia aumentare al 25% mentre viene ridotto l’incremento previsto nel 2019, dallo 0,9% allo 0,4%.

Ma potrebbe non essere finita qui, perché ora tocca a Bruxelles valutare se lo sforzo fatto dall’Italia basterà oppure no. Per l’UE infatti, che sta lavorando su previsioni e raccomandazioni specifiche attese per maggio, conta tanto l’aspetto dei “tagli” quanto l’effettiva realizzazione delle riforme strutturali promesse dal governo italiano per il 2016. Anche grazie a quel programma il nostro paese ha goduto finora di una flessibilità che ora esige un controllo dei risultati, che “a prima vista” sarebbero diversi dalle aspettative: se così sarà Roma dovrà di nuovo “aggiustare il tiro” basandosi sulle indicazioni che riceverà il mese prossimo dalla Commissione Europea.

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Una missione di tecnici europei sarebbe al lavoro dalla scorsa settimana per raccogliere queste indicazioni, che riguardano tutte le “difficoltà” incontrate dal governo per mettere pienamente in atto il programma di riforme. E ci si aspetta che confermino i dubbi già presenti a febbraio scorso nella comunicazione di Dombrovskis e Moscovici sul progresso delle riforme strutturali rallentato a partire dalla metà del 2016 e che dipingeva un quadro di un Italia con “squilibri eccessivi”, un contesto di alto debito, di “protratta debolezza nelle dinamica della produttività” e di “alti Npl e disoccupazione”. Un rallentamento che per Bruxelles lasciava “lacune in politiche importanti, in particolare per quanto riguarda la concorrenza, la tassazione, la lotta alla corruzione ed il quadro della contrattazione collettiva”.

A febbraio dunque l’Italia rischiava tre diverse procedure di infrazione. Ad oggi dovrebbe aver risolto quella per il debito eccessivo. C’è ancora incertezza per l’impegno preso sul 2017 a riavvicinarsi agli obiettivi di medio termine e per gli investimenti del 2016, inferiori al previsto. Non resta che attendere il responso europeo.

Federica Macchia

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