Due organizzazioni criminali, una cinese e una italiana, e tonnellate di rifiuti, in particolare materie plastiche e stracci: questi gli ingredienti principali dell’affare che garantiva guadagni milionari per i clan mafiosi e camorristici dei due paesi. Alla base dell’accordo un interesse complementare di smaltimento rifiuti, da una parte, e procacciamento di materie prime, dall’altra. Denunciate 98 persone e 61 società con sede a Prato, Montemurlo, in Veneto e in Campania.

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Il problema

In Italia abbiamo problemi a smaltire la plastica: andrebbe trattata e riciclata ma alle aziende costa tanto. In Cina hanno difficoltà a reperire materie prime: ce ne sono poche, vanno importate e sono pronti a pagarle molto.
Fin qui poteva sembrare una situazione da risolvere con uno scambio commerciale favorevole per entrambi e, soprattutto, legale. Ma così non è stato.

La soluzione, illecita

Per farlo diventare un vero e proprio affare le materie plastiche che in Italia devono essere smaltite, dunque rifiuti a tutti gli effetti, vengono vendute in Cina con la classificazione di Mps – Materia Prima Seconda, ovvero “non rifiuto”-. In questo modo in Italia si guadagnava sulla vendita dei materiali e si risparmiava sullo smaltimento, mentre in Cina gli acquirenti compravano la materia plastica a un prezzo nettamente inferiore rispetto alla vera materia prima. Soluzione ovviamente illegale. Ed è per questo che è stata ipotizzata l’accusa di associazione per delinquere di tipo “transnazionale” dedita alla commissione di più delitti di attività organizzate per il traffico illecito di ingenti quantitativi di rifiuti plastici. Con rischi altissimi per gli italiani e non solo per loro, visto che molti degli oggetti made in China, giocattoli compresi, fatti di materie plastiche vengono poi esportati e venduti anche in Italia.

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Sarebbero dunque partiti centinaia di container carichi di rifiuti plastici, dal 2009 in poi, da diversi porti italiani tra cui La Spezia, Livorno, Venezia e Genova. Della spedizione si occupava la Arcobaleno Srl, che stipulava contratti con società locali che successivamente facevano la vera spedizione verso il porto di Hong Kong. La società era di proprietà di un altro indagato, Alberto Gherardini (secondo indagini recenti sarebbe una proprietà fittizia), e aveva sede operativa a Pratovecchio e legale a Bibbiena, entrambe in provincia di Arezzo, e magazzino a Prato. I proprietari del magazzino, attraverso la società New Trade, sono i fratelli Franco e Nicola Cozzolino: conosciuti a Prato per gli investimenti in aziende di rilevanza nazionale, e nella squadra di calcio A.S.D. Prato, soggetta dal 2012 a sequestri patrimoniali ricondotti al clan camorristico Terracciano; il loro cognome rimanda a Ciro Cozzolino, il cui omicidio, correva l’anno 1999, viene ricordato come il primo omicidio di camorra in Toscana: Ciro era attivo nel settore degli stracci e sarebbe stato ucciso dal clan Birra.

I personaggi e i clan

Di questa storia sappiamo ancora poco, ma ci sono dei nomi di indagati che già hanno un preciso ruolo nella vicenda secondo gli inquirenti. Va ricordato, non è mai superfluo, che ognuno è innocente fino a prova contraria e che dei giudizi e delle conferme dei crimini si occupa la magistratura.

Cargo Boat Close up

Massimo, o Bao Zhengwu il promotore. Nome cinese e fortemente radicato a Prato, è indagato perché considerato il promotore dell’associazione a delinquere: operando nella città toscana che, lo ricordiamo, ospita una delle più grandi comunità cinesi in Europa (la terza dopo Londra e Parigi, con circa 20mila cittadini secondo i dati ISTAT aggiornati al 2014), avrebbe avuto la possibilità di intrattenere rapporti con Benson Chang, collegato alla società Shanghai Juzu Corporation development co. ltd che riceveva le spedizioni a Hong Kong, meta finale del traffico. Si parla di circa un paio di spedizioni a settimana. Tra le figure più importanti Luigi Giugliano, il collaboratore campano che reperiva il materiale da spedire; Alessandro Maltinti, noto commercialista pratese, che avrebbe coadiuvato l’operazione costituendo insieme a Luigi Giugliano e Sabato Manzo decine di società, intestate a prestanome e con sedi in diverse città, utilizzate a turno per le spedizioni verso la Cina; i rappresentanti legali della società Eurotrading International srl, accusati di rifornire gli intermediari italiani dei rifiuti richiesti per poter procedere all’esportazione.

I clan coinvolti sarebbero quello degli Ascione, indagati per traffico transnazionale e già accusati in passato di associazione mafiosa camorristica, e i Fabbrocino, costola dei Casalesi. Per ora. Attendiamo gli sviluppi.

Federica Macchia

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