<<Muhammadu Buhari: presidente nigeriano, promette sostegno per la reintegrazione delle ragazze>>

Sabato 6 Maggio 2017 : Rilasciate dopo tre anni, 82 delle centinaia di studentesse prese in ostaggio dal gruppo terrorista islamico Boko Haram , presso una località vicina al confine con il Camerun, frutto di mesi di negoziato tra il governo di Abuja ed i sequestratori, con i quali hanno concordato uno scambio di prigionieri. Non risultano ancora informazioni che riguardano l’identità dei prigionieri liberati consegnati ai Jihadisti. Le informazioni provengono da fonti governative e servizi di sicurezza, a lanciare la notizia è il quotidiano locale:Daily Post e l’agenzia anglo-canadese Reuters.

Le ragazze sono state fermate in Banki per dei controlli medici, in attesa di essere trasferite a Maiduguri, capitale dello stato di Borno. Spaventate, stanche e confuse, camminano una dopo l’altra a passo lento, ognuna di loro si mostra molto provata ; sono state costrette a convertirsi alla religione musulmana e spesso a sposare i loro stessi rapitori. Una di loro è stata trovata con un bambino di circa due anni tra le braccia,nato quindi durante il periodo che ha vissuto sotto sequestro, insieme a lei anche un uomo che ha descritto come suo marito, ma riconosciuto dalle autorità come sospetto terrorista islamico.

14 Aprile 2014: Decine di militanti armati si spacciano per soldati e fanno irruzione nel dormitorio della scuola di Chibok, stato nord-orientale di Borno, Nigeria. E’ in realtà un assalto improvviso da parte dell’organizzazione terroristica jihadista sunnita Boko Haram,prevalentemente diffusa nel nord della Nigeria. Prendono in ostaggio 276 studentesse: 57 delle quali riescono a scappare poco dopo il sequestro, 21 rilasciate in seguito a causa di scambi tra prigionieri, 116 restano ancora sotto il controllo dei terroristi.

Questo tragico evento ha per mesi attirato l’attenzione dei media di tutto il mondo, per poi finire, come ormai abitualmente accade, tra le notizie dimenticate. Subito dopo il rapimento partì una campagna internazionale, lanciata dalla precedente first lady americana Michelle Obama, che lanciando l’hashtag #BringBackOurGirls, ha raggiunto migliaia di condivisioni, espandendo così la notizia.

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