Continua l’emergenza a Pomezia e nelle aree limitrofe dopo l’incendio dello stabilimento “Eco X” sulla Pontina e la nube tossica che si è sprigionata.

La quantificazione esatta dei danni si saprà soltanto tra domani e dopo domani” – dice Marco Lupo, Direttore generale dell’Arpa Lazio – “ovvero, quando verranno controllati i filtri per la rilevazione della diossina installati dall’Arpa (Agenzia regionale protezione ambientale). Ma una cosa è certa: la combustione di quei rifiuti di plastica, di diossina ne ha prodotta una discreta quantità. Bisognerà valutare quali sono state le ricadute della diossina sul suolo, nell’aria, nelle acque. I tecnici della Asl stanno cercando anche tracce di amianto che sarebbe stato contenuto nella copertura dell’impianto di rifiuti andato a fuoco”.

Ad oggi, l’azienda ha escluso che nello stabile ci fosse amianto. “La presenza di particelle nell’aria sarebbe particolarmente pericolosa perché l’amianto penetra direttamente nelle vie respiratorie” – dice Roberto Scacchi, responsabile di Legambiente Lazio. L’amianto è fortemente cancerogeno (il mesotelioma è il tumore ad esso associato), come cancerogena è la diossina.

Ma a temere di più le conseguenze del maxi incendio, oltre agli abitanti della vicina Pomezia, sono gli agricoltori. Il sindaco di Pomezia, Fucci, e il commissario straordinario del Comune di ArdeaAntonio Tedeschi, hanno firmato un’ordinanza di “divieto di raccolta degli ortaggi e di pascolo degli animali nel territorio comunale in un raggio di 5 chilometri dal luogo dell’incendio dell’impianto”. Una misura che ha messo in allarme le organizzazioni degli agricoltori, Coldiretti e Cia.

L’ordinanza colpisce una area coltivata di circa 4 mila ettari di terreno dove lavorano almeno 150 aziende agricole a sostegno delle quali ci costituiremo parte civile per i danni diretti, indiretti e di immagine provocati dall’incendio, nel procedimento penale che sarà eventualmente aperto”. Lo afferma la Coldiretti in riferimento all’ordinanza del commissario straordinario del Comune di Ardea che riguarda la raccolta, la vendita e il consumo di prodotti ortofrutticoli coltivati, il pascolo degli animali, l’utilizzo di foraggi per alimentazione animale provenienti dall’area interessata ed eventualmente esposti alla ricaduta da combustione.

Nelle coltivazioni a rischiare di più sono le piante e i vegetali a foglia larga che trattengono le particelle. Ma a rischio sono ovviamente anche gli allevamenti e i pascoli nei dintorni.

Occorre mettere in atto tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza, tutelare i cittadini e le imprese agricole evitando però pericolosi allarmismi”. Afferma ancora la Coldiretti, che aggiunge: “Occorre al più presto superare la situazione di emergenza, verificare la realtà dei fatti su dati e analisi concreti e poi immediatamente accertare le responsabilità e i danni alle imprese agricole impegnate nel garantire la qualità delle produzioni locali”.

Gabriella Villani, vice Presidente del WWF Litorale laziale ha dichiarato: “Vigileremo sugli sviluppi di questa preoccupante vicenda chiedendo la trasparenza e la chiarezza necessarie per conoscere responsabilità vicine e lontane del disastro e le misure messe in campo per la prevenzione di tali incidenti, a cominciare dalla prevenzione della produzione dei rifiuti e della loro pericolosità”.

 

Patrizia Cicconi

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