L’esito della sentenza sull’”omicidio della Sapienza” non ha mai soddisfatto né l’opinione pubblica, né la politica e parte della magistratura, tantomeno i familiari di Marta Russo. A Vent’anni di distanza dal quel tragico 9 maggio 1997 Tiziana Russo, sorella di Marta, ne pubblica un volume dedicato

Venti anni fa, il 9 maggio 1997, Marta Russo, una studentessa della facoltà di Giurisprudenza dell’Università “La Sapienza” di Roma, fu colpita alla testa da un colpo d’arma da fuoco mentre camminava per i viali della Città Universitaria. Marta, che entrerà nella mente e nel cuore della maggior parte dei ragazzi suoi coetanei, morirà cinque giorni dopo al Policlinico Umberto I per morte celebrale. In seguito i medici decisero di staccare i macchinari che la tenevano ancora in vita e i genitori di donare i suoi organi.

La vicenda attirò una grande attenzione sia da parte dei media che della politica e della magistratura, andando ad aggiungersi agli altri casi di cronaca nera di quegli anni, tra cui il rapimento di Emanuela Orlandi.

Il processo penale terminerà soltanto nel 2003 con la condanna, dopo innumerevoli peripezie ed errori giudiziari, di Giovanni Scattone, un assistente universitario di filosofia del diritto, a cinque anni di reclusione per omicidio colposo aggravato; la condanna di Salvatore Ferraro, anche lui assistente, a quattro anni e due mesi per favoreggiamento personale. Giovanni Scattone avrebbe accidentalmente esploso il colpo maneggiando una calibro 22 (della cui illecita o meno provenienza non si è mai chiarito) o avrebbe sparato in aria solo per provare l’arma senza però voler colpire nessuno. La pista dolosa fu infatti presto accantonata tanto che Giovanni Scattone risponderà della sua azione a titolo di colpa. Ferraro, invece, avrebbe taciuto, trovandosi con lui, su quanto visto fare da Scattone e insieme a lui sarebbe scappato via velocemente dall’università.

A vent’anni da quel tragico delitto, la sorella di Marta, Tiziana Russo, decide di rompere il silenzio tenuto finora pubblicando un libro, preludio di un volume più corposo ancora in fase di scrittura, con il quale ha deciso di far luce, lei stessa, sulla verità dei fatti che ad oggi non sono ancora stati chiariti con definitiva certezza. Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro sono infatti stati condannati in base a prove spesso discordanti tra loro, ma soprattutto sulla base di una testimonianza spesso messa in discussione. Sulla giustizia o meno della loro condanna molto si è detto, tra queste polemiche anche la denuncia che la loro carcerazione non fu altro che un compromesso, come sarebbe rinvenibile nelle tiepide pene assegnate, tra una vera condanna per omicidio volontario e una scarcerazione per insufficienza di prove. Tanto che Scattone, dopo aver terminato la sua pena ai domiciliari nel 2005, verrà totalmente riabilitato a svolgere la sua professione e gli verranno riconosciuti i suoi diritti civili e politici.

A tutto questo Tiziana Russo vuole dare una sua risposta attraverso un libro che tratta della vita e della morte della sorella: ‹‹Con questo primo scritto e il successivo Tiziana Russo – si legge nella presentazione – rompe il proprio silenzio per opporsi a chi, in tutti questi anni, ha portato avanti la tesi degli innocentisti che in modo spregiudicato continuano a difendere due pregiudicati condannati in ben cinque gradi di giudizio […] vuole mostrare un punto di vista su sua sorella Marta che nessuno, tranne lei, può offrire, restituendole così tutta l’umanità che nel corso degli anni le è stata tolta dal suo ruolo di icona e falso mistero criminale››.

Il libro si sviluppa su un dialogo diretto tra le due sorelle attraverso il quale Tiziana Russo ricorda a Marta i momenti della loro infanzia fino alla sua uccisione, sentendola così vicina come se fosse ancora viva.

Tiziana Russo racconta la sua verità, spazzando via tutte le ipotesi che negli anni sono state fatte, dall’errore di persona, il “delitto perfetto”, la pista islamista terrorista fino ad una regolazione dei conti su un presunto traffico di droga all’interno dell’università, trovandosi Marta accidentalmente in mezzo alla traiettoria del proiettile.

Tiziana Russo non è però la sola che ha deciso di occuparsi del caso, infatti Vittorio Pezzuto, giornalista che ha dedicato moltissimo tempo ed energie al caso, ha appena pubblicato un libro, “Marta Russo. Di sicuro c’è solo che è morta”, con il quale, ripercorrendo i fatti attraverso migliaia di pagine di documenti da lui stesso accumulati e conservati, sostiene che il caso sarebbe tutt’altro che chiuso, anzi i fatti, così come designati nel processo, non tornerebbero in quanto pieni di incongruenze. Anche Vittorio Pezzuto, come Tiziana Russo, non si è mai rassegnato alla “verità di Stato”, spesso frutto di processi sciatti e mal condotti, rilanciando, invece, l’ipotesi dello scambio di persona. Marta sarebbe stata uccisa perché confusa con un’altra ragazza, a lei somigliante, figlia di un pentito di mafia messinese o una ragazza di Frosinone il cui padre era stato minacciato dai boss locali.

Che si parli ancora del “caso Marta Russo”! Solo in questo modo, rimettendo in discussione i fatti, se ce ne sono i presupposti, Marta non finirà nel dimenticatoio della cronaca nera italiana e potrà, forse, avere reale giustizia.

Lorenzo Maria Lucarelli

https://metropolitandotblog.wordpress.com/2017/05/09/omicidio-marta-russo-ora-a-parlare-e-la-sorella/

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