Dopo 15 mesi di discussione in aula, emendamenti e rinvii, il 10 maggio il Senato ha approvato definitivamente il disegno di legge che apporterà maggior tutela ai lavoratori autonomi, dando seguito alle pressanti richieste di quasi 2 milioni di partite Iva e introducendo lo “smart-working” come nuova forma di lavoro subordinato

E’ finalmente legge il progetto sul lavoro autonomo e agile, varato 15 mesi fa dal Consiglio dei Ministri su istanza del Ministro del Lavoro Giuliano Poletti. Ieri, il Senato ha votato approvando il testo, così come modificato già diverse volte dalla Camera e da Palazzo Madama, con 158 sì, 9 no e 45 astenuti.

Il testo, recante Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato, entrerà in vigore solo dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale ma sono già molte le novità che saltano all’occhio.

La nuova legge apporta modifiche e novità al lavoro autonomo, prevedendo maggiori tutele per quasi 2 milioni di partite Iva e professionisti che da tempo aspettavano maggiori garanzie; inoltre, la legge introduce una nuova forma di svolgimento del lavoro subordinato, definito “agile” o “smart-working”, un vero e proprio assetto che sta spopolando in tutto il mondo.

Quali sono le novità di maggior rilievo?

Cominciando dal lavoro autonomo, ossia quella forma di lavoro svolta senza vincolo di subordinazione:

  • Congedi parentali per i lavoratori iscritti alla Gestione separata dell’Inps, fino ad un periodo massimo di 6 mesi nei primi 3 anni di vita del bambino;
  • Regole in materia di pagamento dei lavoratori autonomi da parte dei committenti al fine di arginare i ritardi;
  • La detrazione delle spese per la formazione per un ammontare massimo di 10.000 Euro all’anno;

Grande curiosità desta lo “smart-worging”, una nuova forma di lavoro “agile” attraverso la quale sarà possibile eseguire in maniera diversa le proprie mansioni di lavoratore subordinato.

Non si tratta, quindi, di un nuovo contratto di lavoro, ma di una forma di esecuzione del contratto di lavoro subordinato che comunque, per essere utilizzata, andrà ufficializzata con un contratto tra il lavoratore e il datore di lavoro. La previsione del lavoro agile è stata necessitata “dallo scopo di incrementare la competitività e agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro”.

Il lavoro agile è diverso, inoltre, dal “telelavoro”, in quanto le norme che riguardano quest’ultimo fanno riferimento ad una prestazione di lavoro eseguita nei luoghi aziendali, tramite terminali, da soggetti titolari di mansioni non qualificate (ad esempio l’operatore di call center). Il lavoro agile, invece, riguarda lavoratori professionalmente qualificati che scelgono di svolgere una parte della propria attività subordinata (due giorni alla settimana, tre, un pomeriggio soltanto, con qualunque motivazione) non per forza tra le mura dell’ufficio ma liberamente dove ritengono più opportuno tramite tecnologie mobili, quali computer, smartphone e tablet.

Questo tipo di lavoratore continuerà comunque ad essere sottoposto alla normativa che è indirizzata al lavoro subordinato e ai relativi contratti collettivi, con le dovute aggiunte e modifiche; vediamo quali sono:

  • Per dare il via a questa nuova forma di lavoro subordinato serve un contratto tra il datore di lavoro e il lavoratore;
  • Dovrebbe essere il datore di lavoro a farsi carico delle spese riguardanti l’attrezzatura tecnologica utilizzata dal lavoratore;
  • Si potrà recedere dal contratto, se a tempo indeterminato, con un preavviso di 30 giorni, aumentato a 90 se il recesso del datore di lavoro riguarda un lavoratore disabile. Se ricorre un giustificato motivo si potrà recedere senza preavviso dal contratto a tempo indeterminato e prima del termine da quello a tempo determinato;
  • Il lavoratore avrà lo stesso trattamento economico e normativo dei suoi colleghi che lavorano tra le mura di un ufficio;
  • L’orario di lavoro, compreso il tempo impegnato all’esterno, non potrà comunque superare gli orari giornalieri e settimanali massimi dettati dalla legge. Per questo il contratto dovrà menzionare e regolare espressamente il “diritto alla disconnessione”, ossia quelle misure tecniche ed organizzative volte ad assicurare la disconnessione del lavoratore “smart” dalle apparecchiature che utilizza;
  • Il datore di lavoro, annualmente, dovrà consegnare al lavoratore agile un comunicato riguardante i rischi collegati a questa modalità di lavoro subordinato;
  • È riconosciuto il diritto alla tutela contro gli infortuni, anche fuori dai locali aziendali, e contro le malattie professionali.

 

È questo il contenuto principale della legge varata ieri al Senato che, bisogna dirlo, ha al suo interno ulteriori disposizioni che riguardano anche l’estensione della Dis-coll (l’indennità di disoccupazione per i collaboratori coordinati e continuativi) ai ricercatori universitari.

Molto soddisfatto per il lavoro svolto Matto Renzi, il quale twitta:

Brava Chiara e bravi i deputati del Pd che ci hanno creduto. Grazie anche a Tommaso Nannicini #avanti #millegiorni”.

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E su Facebook, invece, complimentandosi con la deputata Chiara Gribaudo: “Siamo orgogliosi del vostro lavoro. Da oggi l’Italia ha una legge per il lavoro autonomo: tutele, diritti, modernità. Finalmente risposte per le partite Iva #avanti”.

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Lorenzo Maria Lucarelli

https://metropolitandotblog.wordpress.com/2017/05/11/atto-n-2233-b-il-senato-approva-il-ddl-sul-lavoro-autonomo-e-lo-smart-working/

 

 

 

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