La Corte di Cassazione rivoluziona il diritto di famiglia e stabilisce nuovi parametri in materia di assegno di divorzio: d’ora in poi conta il criterio dell’indipendenza o dell’autosufficienza economica e non il tenore di vita matrimoniale.

Il matrimonio, così, cessa di essere una sistemazione definitiva: “Sposarsi – scrive la Corte – è un atto di libertà e di auto responsabilità”.

La sentenza della Corte di Cassazione ha stabilito anche quattro parametri per stabilire se il richiedente abbia diritto all’assegno di mantenimento: 1) il possesso di un reddito, 2) il possesso di patrimoni mobiliari e immobiliari, 3) la capacità di lavorare (in relazione alla salute, all’età, al sesso ed al mercato del lavoro indipendente o autonomo) e 4) la disponibilità di un’abitazione. Spetterà, quindi, a chi chiede l’assegno dimostrare di non avere redditi sufficienti per il proprio mantenimento.

Dunque, secondo i supremi giudici, va individuato un parametro diverso nel raggiungimento dell’indipendenza economica di chi ha richiesto l’assegno divorzile: “Se è accertato – si legge nella sentenza depositata – che (il richiedente) è economicamente indipendente o effettivamente in grado di esserlo, non deve essergli riconosciuto tale diritto”.

La Corte di Cassazione è arrivata a questa conclusione dovendo decidere sul ricorso di una donna contro la decisione della Corte di Appello di Milano che le aveva negato l’assegno di mantenimento, stabilendo che mancasse della documentazione sulla situazione dei suoi redditi e che invece quelli dell’ex marito avessero subìto una contrazione dopo il divorzio. La Cassazione ha dato ragione alla Corte d’Appello, spiegando nelle motivazioni che bisogna “superare la concezione patrimonialistica del matrimonio inteso come sistemazione definitiva” perché è “ormai generalmente condiviso nel costume sociale il significato del matrimonio come atto di libertà e di auto responsabilità, nonché come luogo degli affetti e di effettiva comunione di vita, in quanto tale dissolubile”.

Secondo Gian Ettore Gassani, Presidente dell’Associazione degli avvocati matrimonialisti italiani, si tratta di un cambiamento storico: “E’ una sentenza che rivoluziona il diritto di famiglia. Viene spazzato via un principio sancito nel 1970 dalla legge 898 che ha introdotto il divorzio in Italia. Si tratta quindi di un terremoto giurisprudenziale in linea con gli orientamenti degli altri Paesi europei nei quali l’assegno divorzile dipende essenzialmente dai patti prematrimoniali”.

 

Patrizia Cicconi

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