Animato da una burrasca interiore ispiratrice; un temperamento eccentrico e delirante; immagini sconcertanti e fantasticamente geniali, frutto di una mente creativa e disinibita. Sogno, paranoia, alterazione e disequilibrio. E’ stato un artista senza eguali Salvador Dalí, un artista che ha saputo far parlare di sé e che continua a far parlare di sé.

Nasce a Figueras, piccolo paese della Catalogna spagnola, l’ 11 maggio del 1904. La storia della sua infanzia lo segna, inevitabilmente, per gli anni a venire. All’ età di soli cinque anni i genitori lo portano sulla tomba del fratello, anche lui di nome Salvador, confessandogli il dolore vissuto per la sua scomparsa (causa meningite) e spiegandogli quanto la sua venuta al mondo rappresentasse una reincarnazione del loro primogenito. Il piccolo Dalí, da un lato emozionato per questo suo importante “ruolo” da ricoprire, dall’ altro vive in una condizione di indicibile pressione ed oppressione alimentata dai genitori, iperprotettivi e sempre più spaventati dal fatto di poter subire una seconda perdita. La vena artistica del pittore emerge sin da subito. 

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Fonte: Google.it

Nonostante un padre notaio, rigido e formale, la madre lo incoraggia costantemente nel coltivare questa sua, per così dire, vocazione, questo suo dono creativo che saprà sfruttare al massimo delle sue capacità. Comincia così a frequentare la scuola d’ arte, ma a soli sedici anni subisce il lutto che lo segnerà a vita. Viene a mancare proprio lei, la madre, unica persona che sino a quel momento lo aveva accompagnato e motivato nel suo percorso. Dalí esprime tutto il suo malessere attraverso queste esatte parole:

“è stata la disgrazia più grande che mi sia capitata nella vita. La adoravo… Non potevo rassegnarmi alla perdita di una persona su cui contavo per rendere invisibili le inevitabili imperfezioni della mia anima”.

Nonostante il forte dolore patito, egli attutisce il colpo e continua il viaggio della sua vita intrecciandosi in idee ed impressioni che prendono forma su di una tela marcata da colori vivi e brillanti. Affascinato dalle teorie oniriche di Sigmund Freud, concepisce il soggetto principale delle sue opere che, da questo momento in poi, diviene il sogno. E’ attraverso la rappresentazione di quest’ ultimo che si ha la possibilità di scavalcare qualunque convenzione formale e prestabilita: si trascende la realtà, si raffigurano soggetti astratti, a metà fra il reale e l’ onirico, si valicano i limiti di un’ esistenza che non ha la libertà di esprimersi nelle sue più recondite e primitive forme. Nascono soggetti stravaganti, alterati, allungati e deformi, soggetti doppi, tutti a rimarcare un metodo, da lui stesso definito, paranoico-critico. Prendono forma allucinazioni e delusioni partendo da ambizione,  mania di persecuzione o grandezza, rievocate dalla profondità dell’ inconscio. E’ questo il fulcro di tutta la produzione artistica di Salvador Dalí: l’ inconscio, ciò che a livello di coscienza non riusciamo ad osservare, ad ascoltare, a percepire e che, dunque, rimane celato al di sotto della “normalità”, delle convezioni e dell’ impossibilità di accedervi facilmente.

Frequenta l’ Accademia delle Belle Arti di Madrid ma, nel 1926, viene espulso per indegnità poiché, a suo avviso, nessun professore era effettivamente all’ altezza della copertura di quella carica ed in grado di valutare correttamente i discenti. Si trasferisce l’ anno seguente a Parigi dove entra in contatto con Pablo Picasso, André Breton e Paul Eluard: si acuiscono le sue tendenze surrealiste, ma ben presto, viene espulso dal giro, anche qui per “eccesso di personalità” e azzardo multiforme.

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“Il gioco lugubre”. Fonte: Google.it

Si innamora della moglie di Eluard, la signora Gala Deluvina Diakonoff. Divengono amanti, convolano poi a nozze e nel periodo della seconda guerra mondiale si trasferiscono in America dove l’ artista prende contatto con una realtà totalmente nuova, intrisa di modernità ricercata e concretizzata nella Pop Art e nella Op Art. Sin dal primo momento, Gala si identifica nella musa ispiratrice di Salvador, scuotendo ancor più le profondità del suo essere e scavando negli abissi della sua visione della libido, mai chiara o ben definita. La rappresenta in molte sue opere, bella, svelando nudità e adornandola con un’ aurea di sensualità fine e rara.

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Fonte: Google.it

Trascorrono insieme anni meravigliosi condividendo la passione per l’ arte e per questa visione surrealista del mondo circostante: una visione apparentemente inspiegabile, ma perfettamente riprodotta attraverso l’ uso del pennello e di cromatismi che rievocano canoni rinascimentali, escludendo, di certo, i soggetti, completamente rivoluzionati ed antitetici rispetto al periodo culturale del 1500. La sua tecnica ed il virtuosismo lo hanno contraddistinto in maniera netta, facendone uno dei maggiori esponenti artistici di tutto il Novecento.

https://metropolitandotblog.wordpress.com/2017/05/11/genio-stravaganza-e-sogno-concentrati-in-un-artista-eterno-salvador-dali/

Ma, alla morte di Gala,  Salvador Dalí vive una depressione devastante. Sono molteplici i gesti riconosciuti come tentativi di suicidio mancato. Diventa molto più instabile, scontroso, altezzoso e sfuggente. Si  ritira nel castello di Pubòl, nel suo paese natale, al termine della guerra ed è lì che si spegnerà il 23 gennaio 1989 a causa di un attacco cardiaco.

Stefania Conte

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