Ci siamo. Gli scontri diventano sempre più fisici, le giocate sempre più ricercate. Il sudore comincia a grondare sulle fronti anche delle superstar più forti della lega. Lavagnette distrutte e pennarelli comprati in stock dagli allenatori. Molti tifosi sorridono, altri piangono ma la cosa più importante è che tutti applaudono i loro idoli per lo spettacolo che regalano ogni notte. Siamo vicini all’ultimo atto. Vicini all’ultimo tiro e soprattutto alla sirena finale di questa stagione. 

Benvenuti nei playoffs NBA.

Ogni piccolo bambino che ama la pallacanestro, che sia italiano, argentino, lituano o statunitense sogna di indossare quell’anello. Immagina di alzare quel trofeo d’oro per il semplice fatto che farlo rende ogni protagonista, non più solo un campione, ma una leggenda di questo magnifico sport e di questa straordinaria lega. Per informazioni chiedere a Marco Belinelli di cui noi tutti ancora ricordiamo le lacrime versate con quel “sogno d’oro” stretto tra le braccia e la canotta numero tre di San Antonio ancora indosso.

E allora partiamo proprio da qui, da una delle squadre più blasonate della intera NBA: i San Antonio Spurs di coach Popovich. 

Siamo ad ovest nelle calde notti Texane e Houston cade sotto i colpi del mito Manu Ginobili che porta la squadra, orfana di Tim Duncan, sul 3-2 nella serie, aspettando gara 5 in casa dei Rockets che ci consegnerà, con tutta probabilità, la seconda finalista della western conference.

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stoppata di Ginobili (foto dal web)

Chi la spunterà tra le due si ritroverà ad affrontare quel “rullo compressore” che sono i Golden State Warriors capaci di spazzare via con un netto 4-0 nella serie gli Utah Jazz alla loro miglior stagione dopo sette anni. Gli applausi a Salt Lake City sono stati sia per i beniamini di casa che per i Big4 della baia che in totale hanno realizzato da soli 86 punti.

Ma procediamo un passo alla volta. Dicevamo della strepitosa notte di Ginobili, alla quale ha corrisposto anche della pessima prestazione di James Harden che durante l’overtime, nel momento del bisogno, finita la benzina, ha lasciato a piedi i suoi compagni di squadra e coach D’Antoni. Sul coach dal passato anche nel nostro campionato con la canotta dell’Olimpia sono calate immediatamente le ombre dei moltissimi insuccessi raccolti durante le ultime stagioni e la paura che neanche questa sia la volta buona nonostante il grande lavoro reallizato nell’arco della stagione e il talento dei suoi giocatori.

Dall’altra parte vanno dati dei meriti anche agli avversari, che nonostante potessero apparire, alla luce dei risultati della regualar season, un passo indietro ai “cugini” Rockets, in questi playoffs hanno ritrovato moltissimi delle loro carte vincenti e soprattutto quel gioco che permette ogni anno alla franchigia guidata da coach Popovich di dire la propria nelle gare della post season.

Gli Spurs dopo essere riusciti a compiere un sorpasso quasi insperato, avendo visto le gare in casa di Houston, ora hanno la possibilità di giocarsi gara 6 senza troppe pressioni ma con la voglia di ribadire che a west sono ancora una realtà solida, che neanche il ritiro di Tim Duncan dopo oltre vent’anni e centinaia di successi, ha potuto minare.

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San Antonio vincente (foto dal web)

Ancora non sappiamo se, per la prossima sfida, avremmo la possibilità di vedere Leonard in campo: causa la distorsione alla caviglia, rimediata durante i primi 24 minuti dell’ultima gara, che lo hanno costretto a gustarsi dalla panchina il successo dei suoi compagni. Sicuramente nonostante un ritrovato Aldridge, un scoppiettante Gasol e un mito di nome Ginobili, sarebbe complesso fare a meno del miglior difensore della lega per una gara 6, che per il peso psicofisico, al di là del risultato, sarà probabilmente decisiva per le sorti delle due compagini.

Per quanto riguarda Houston l’importante sarà tornare a sfruttare il fattore casa e soprattutto cercare di non costringere Harden ad un surplus di lavoro difensivo che in gara 5 non gli ha permesso di avere le forze per essere concreto in attacco e per rendere, con le sue giocate, imprevedibile tutta la manovra della squadra come invece accaduto nel corso di tutta la regular season e nelle prime sfide di questi playoffs.

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James Harden esulta (foto dal web)

Rimanendo sempre ad ovest è bene aprire un piccolo angolo di celebrazione per quella “forza della natura” cestistica che sono i Golden State Warriors.

Non sono bastati i migliori Jazz degli ultimi sette anni. La squadra di Salt Lake City ha mostrato dei miglioramenti impressionanti, che continuando su questa strada, sicuramente porteranno a raggiungere livelli fisici, mentali e di gioco espresso ancora più alti ed efficaci. Se poi ci sarà la permanenza di Hayward durante questa estate, basteranno altri due giocatori di livello per creare un roster pronto a battagliare in maniera ancor più concreta per un posto sicuro tra le grandi della lega.

Per quanto riguarda Golden State basterebbe dare un’occhiata ai numeri per comprendere il pronostico di Marco Belinelli, che hai microfoni di Radioluiss durante la sua ultima intervista, ha dichiarato che, con l’arrivo di Durant, sarà proprio la franchigia della baia a far indossare l’anello ai suoi giocatori dopo la fine di questa stagione.

In effetti i Big4 stanno dimostrando che sembra non essercene per nessuno. Riescono a giocare nonostante l’assenza di coach Kerr, operato di nuovo alla schiena durante questa settimana. Curry, a far parlare le statistiche, sta giocando i migliori playoffs della sua carriera. Green, con una tripla doppia, in gara 4 contro Utah ha dimostrato che sta diventando un giocatore ancor più completo di quanto già non fosse, lasciando da parte anche i comportamenti molto rivedibili, dentro e fuori dal campo, che lo scorso anno hanno contribuito alla vittoria di Cleveland nelle finals. Durant è riuscito a recuperare in maniera strepitosa dall’infortunio di qualche mese fa che aveva fatto temere una stagione finita prima ancora che si chiudesse la regular season e sicuramente a questo punto, come tutti si auguravano nella baia al momento della sua firma, sarà l’arma letale in più per aggredire la vittoria finale.

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I Big4 (foto dal web)

E poi c’è l’uomo silenzioso: Klay Thompson che molti ritenevano sarebbe stato in difficoltà, oscurato dall’arrivo di Durant, e invece ad oggi è rimasto fondamentale per la squadra grazie al suo tiro sempre on-fire. Insomma sembrano esserci tutti gli ingredienti per un trionfo, che comunque, viste le prestazioni di King James e compagni in quel di Cleveland, non è per nulla scontato.

Marco Martino

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