Ripartiamo da qui. Est. Cleveland e il re sono in arrestabili. James con una media di 36 punti a partita sta dimostrando che a 32 anni non ha alcuna intenzione di fermarsi. Sapevamo che fosse dominante in penetrazione ma se comincia anche ad infilare 13 triple in ogni singola partita, sembra impossibile trovare sul pianeta un difensore in grado di limitarlo e a loro spese sembrano averlo capito bene anche a Toronto.

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Lebron in azione (foto dal web)

I Raptors sembravano poter essere l’unica franchigia della eastern conference in grado di mettere in difficoltà i campioni in carica. Invece, complice anche l’assenza nelle ultime due gare di Lowry, come accaduto prima ad Indiana, anche Toronto si è dovuta piegare al dominio assoluto dei campioni in carica.

Irving, ex stella di Duke, sta viaggiando a cifre stratosferiche che sembrano nella norma solo se paragonate a quelle di Lebron e Curry. Kevin Love durante questa stagione ha sicuramente saputo riscattare la brutta copia di sé stesso vista nel primo anno a Cleveland. E poi ci sono tanti campioni che stanno aiutando a fare dei Cavaliers una macchina da vittorie incontenibile. Esempio Korver che ha chiuso gara 4 con 18 punti a referto e il solito Smith che con la sua “follia” cestistica è diventato pilastro fondamentale della franchigia e incisivo per tutto il corso della stagione.

Tutti ci chiediamo quanto siano favoriti questi Cavaliers e la verità è che al momento farebbe fatica anche la stessa Golden State a giocarsela, perché se è vero che la squadra di Kerr ha vinto con risultati schiaccianti, nelle prime due serie di questi playoffs lo ha fatto contro squadre troppo indietro rispetto a loro. Cleveland ha invece dimostrato di poter spazzare via 4-0 anche la seconda finalista di conference della scorsa stagione.

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I Big3 (foto dal web)

Ma se è vero che Toronto sarebbe stata sicuramente una delle poche squadre capaci di mettere i bastoni tra le ruote a Lebron&Co. è anche vero che le altre due franchigie che stanno battagliando per sfidare Cleveland giocano un’ottima pallacanestro. Boston e Washington hanno tutte le carte in regola per essere avversari impegnativi. Lo hanno dimostrato durante il corso della stagione e lo stanno ribadendo in questa semifinale di conference nel loro confronto diretto.

L’ultimo atto in ordine di tempo tra i due roster si è compiuto alle 2:00 della notte italiana di giovedì. Ha spuntarla, al TD Garden in Massachusetts, sono stati i padroni di casa in canotta biancoverde che dopo le brutte notti nella capitale hanno saputo portare sul 3-2 la serie, vincendo 123-101, prima di tornare a giocarsi gara 6 nel District of Columbia.

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Wall contro Isaiah (foto dal web)

I protagonisti della notte sono stati essenzialmente tre: la super prestazione da 29 punti di Bradley, la gara disastrosa di Wall e Beal e la gabbia, stile Mourinho, che Brooks ha inventato per tenere a bada l’esplosività di Isaiah Thomas.

Una serie molto avvincente. Boston, dopo anni, si ritrova a poter raggiungere una finale di conference con una squadra di pregiata fattura e un gioco spumeggiante che ha permesso di impressionare ogni addetto ai lavori nel corso della regular season. Poi se sia ha anche una superstar, come Isaiah, che “dall’alto” del suo metro e settantacinque riesce a dominare la “lega dei giganti” con una tecnica e una tenacia incontenibili a quel punto vedere i meccanismi funzionare e gli altri giocatori esprimersi al meglio diventa quasi scontato.

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Thomas in penetrazione (foto dal web)

Il lavoro si coach Brooks a Washington ha avuto invece delle peculiarità diverse. C’era una base di gioco solida che andava resa più fluida. Bisognava che le due superstar della franchigia Wall e Beal tornassero a concepire il basket come un gioco di squadra e non come una passerella per mostrare le loro straordinarie doti. In poche parole andavano riordinati i pezzi di un puzzle semplice ma impegnativo nella sua realizzazione. Ci si è riusciti ed anche bene. I ragazzi di Brooks hanno saputo rimboccarsi le maniche, migliorare ciò che andava bene e curare le cose che funzionavano meno. Oggi gli Wizards sono una realtà con la quale dover fare i conti per tutta la NBA. Sicuramente il ritorno in casa per gara 6 sarà un’ottima occasione per dimostrare a tutti di saper mantenere la mentalità acquisita durante la stagione anche nei playoffs, strappando una vittoria che porterebbe la serie sul 3 pari. A quel punto, in gara 7, con la palla al centro per la contesa sarebbe tutta un’altra cosa rispetto alla prestazione vista la scorsa notte.

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Wall attacca il ferro (foto dal web)

Ora non rimane che attendere gli ultimi verdetti delle semifinali e poi goderci lo spettacolo delle finali di conference. La sfida a distanza tra i due carrarmati, Warriors e Cavaliers, e gli scontri reali di campo con quelli che tutti consideriamo già battuti. Ma se c’è una cosa meravigliosa in questo magnifico sport è che fino all’ultimo secondo dell’ultimo quarto di gioco nessuno sa ancora chi avrà scritto la storia dopo l’ultimo suono della sirena.

Marco Martino

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