Debora Serracchiani, governatrice del Friuli Venezia Giulia, a seguito di un episodio di tentato stupro ai danni di una minorenne, da parte di un cittadino iracheno richiedente asilo, avvenuto Martedì 9 Maggio nella stazione di Trieste, commenta con queste parole:

<<la violenza sessuale è un atto odioso e schifoso sempre, ma risulta socialmente e moralmente ancor più inaccettabile quando è compiuto da chi chiede e ottiene accoglienza nel nostro Paese>>

affermazioni che hanno scatenato dibattiti e polemiche sulla rete e da parte delle forze politiche che prendono le distanze da quanto detto, critiche inoltre, da esponenti del suo stesso partito: i consiglieri del pd di Milano: «Siamo sconcertati da questa dichiarazione ufficiale di Debora Serracchiani, governatrice del Friuli Venezia Giulia […] i reati e delitti hanno forme e aggettivi diversi a seconda di chi li fa? La violenza e la violenza su una donna, è sempre inaccettabile e non si pesa .. >>.

In molti si fanno sentire postando sulla sua pagina di Facebook; invitandola a chiedere scusa e sottolineando che lo status di profugo è un diritto.

La rottura del patto di accoglienza

Durante il suo discorso la Serracchiani dichiara inoltre:

<<in casi come questi riesco a capire il senso di rigetto che si può provare verso individui che commettono crimini così sordidi. Sono convinta che l’obbligo dell’accoglienza umanitaria non possa essere disgiunto da un altrettanto obbligatorio senso di giustizia, da esercitare contro chi rompe un patto di accoglienza>> 

Si tratterebbe quindi, secondo la governatrice, di infrangere un patto che lega il richiedente asilo, e l’integrità del paese rappresentata fisicamente dalla popolazione italiana.

Parole molto forti, che quasi sembrano far regredire l’Italia ad anni addietro. Non si può negare però, che la Serracchiani non sia l’unica a pensarla così, forse la sua colpa maggiore è stata quella di dichiararlo pubblicamente. Nonostante l’attuale posizione dell’Italia catalogata tra i paesi sviluppati del mondo, con una cultura improntata sull’accettazione della diversità culturale, negli ultimi tempi, questo paese sembra ancora in un limbo tra una realtà arretrata, che impedisce il raggiungimento di determinati obbiettivi legati appunto, all’accettazione culturale, e una realtà che invece guarda allo sviluppo e al progresso. Questione non legata solamente al grado di istruzione che un qualsiasi individuo possa aver conseguito, ma riguardante anche, l’influenza dell’informazione che è in grado di influenzare il pubblico, che dovrebbe essere improntata sulla sensibilizzazione contro il razzismo, ma questo è un altro discorso.

La gravità è forse che queste parole giudicate “razziste” siano state pronunciate da un politico, che dovrebbe dar voce a ciò che è giusto e ciò che non lo è. Ma allora, esiste un piano standard a cui tutti i politici devono attenersi? Una consuetudine che prevede cosa dire o cosa fare, al fine di piacere a tutti? Beh, probabilmente è spesso questo l’intento della politica, ma in questo caso si parla anche di una questione legata all’espressione della propria opinione che come recita l’articolo 21 della costituzione italiana: <<Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione..>>, non è reato.                                                                     Esisterebbe quindi anche in questo caso, una differenza di genere: un politico che pronuncia una dichiarazione del genere/ un comune cittadino; Un iracheno (in questo caso)/ un italiano. Senza dubbio entra in gioco il livello di gravità dell’atto stesso che è stato commesso: lo stupro – la dichiarazione. Le differenziazioni sono in ogni caso sbagliate, ma non devono esserci per nessuna tipologia di categorie. Bisogna comunque ricordare che ogni caso, è un caso diverso, e va analizzato in base alle caratteristiche che presenta.

Replica a seguito delle polemiche:

In serata la Serracchiani cerca di spiegarsi su Twitter:

<<Non esistono stupri di serie a o serie b. Sono tutti ugualmente atroci. In questo caso all’atrocità si aggiunge rottura patto di accoglienza”.

Posta inoltre su Facebook: “Al di là del caso specifico, in cui le responsabilità saranno accertate dalle autorità, io ho sentito il dovere di dire una cosa che credo di buon senso, anche se scomoda. E credo di aver detto una cosa evidente alla stragrande maggioranza dei nostri concittadini. Non rendersene conto significa fare il gioco di quelli che razzisti lo sono veramente”.

 

 

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