Tutti sicuramente avrete almeno una volta nella vita ammirato le prodezze di Michael Jordan rimanendo del tutto sbalorditi dalla facilità con cui trasformava giocate impossibili per i comuni mortali in realtà. Ma lui non si fermava qui. Era capace di sorprendere dentro e fuori dal campo. Un uomo, prima ancora che un atleta, mai scontato. MJ era sicuramente un giocatore straordinario in grado di portare a casa un anello, giocando a Salt Lake City, con un’influenza che lo divorava da giorni. Però se guardassimo di nuovo quella partita sapete chi verrebbe da tutti considerato un eroe? Steve Kerr che Mike prese per mano fino a renderlo un elemento fondamentale dei Bulls.

Con il talento si vincono le partite, con il gioco di squadra si vincono i campionati!”

In ogni centro di mini-basket state pur sicuri che troverete questo semplice quanto essenziale insegnamento della più grande leggenda ella storia di questo sport.

A volte però i nostri ragazzi sembrano dimenticarlo, lasciandosi trasportare dalla foga di dimostrare di essere i migliori nel rettangolo di gioco. Molti di questi giovani iniziano a perdersi quasi subito: causa la mancanza di una cultura del lavoro e del sacrificio. Tra di loro c’è anche chi è nato con un qualcosa in più. Con un talento enorme che, al di là di ogni cosa, è destinato ad emergere.

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Gentile va alla schiacciata (foto dal web)

Alessandro Gentile è uno di quei bambini che forse non ha più badato alla frase affissa sulla porta della palestra. Uno di quei ragazzi che pensa possa bastare il talento. E non ve lo aspettereste mai dal figlio di Nando, ma purtroppo a volte i cognomi diventano più un peso che un incentivo a dare il meglio di sé.

Ale forse ha dimenticato cosa significhi il sacrificio. Un ragazzo che forse ha avuto fin troppo e subito dal destino e che ora si ritrova a combattere il fantasma del fallimento. Uno scontro inevitabile se non si è predisposti all’impegno giorno dopo giorno, in allenamento così come in partita.

Ma cerchiamo di fare un po’ di ordine nella stagione dell’ex capitano dell’Olimpia Milano. Guida della sua franchigia verso lo scudetto negli ultimi anni.

All’inizio di questa stagione Milano è cambiata molto. Con l’arrivo di Repesa Gentile è sembrato spegnersi piano piano. Nonostante fosse stato uno dei sostenitori della candidatura del coach croato per la panchina milanese. Il loro rapporto non è sembrato mai sbocciare veramente.

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Gentile a colloquio con Repesa (foto dal web)

Così perso il ruolo di capitano, andato a Cinciarini, Ale ha cominciato a perdere prima punti, poi minuti ed infine la certezza di essere un giocatore all’altezza. Iniziano i problemi di ogni sorta. Discussioni infinite con Repesa. Scontri di spogliatoio con i compagni e visioni divergenti con la società sul suo ruolo per gli anni avvenire.

La storia d’amore con Milano sembra finire nonostante il fatto che, con Gentile in campo, si riescano a strappare alcune vittorie in un Eurolega da dimenticare per i lombardi. Ale vuole ripartire, soprattutto per dimostrare a se stesso di essere ancora quel giocatore che aveva impressionato anche gli Houston Rockets, convincendoli ad acquisire i diritti per un possibile futuro nella NBA.

 

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Gentile con la condotta dell’EA7

Probabilmente l’ala piccola avrebbe ricominciato volentieri da Reggio Emilia con Amedeo Della Valle. L’Olimpia però non aveva alcuna intenzione di rinforzare la concorrenza di casa nostra in vista della lotta scudetto. Così la strada tracciata è diventata quella di un prestito lontano dallo “stivale”.

Si vola in Grecia per aiutare il Panathinaikos, nella corsa al titolo nazionale e cercare di contribuire anche alla cavalcata dei biancoverdi in Europa. Gentile ha l’occasione di far innamorare delle sue giocate un ambiente che di fenomeni ne ha visti tanti e che sicuramente è sempre alla ricerca del miglioramento e della perfezione. Ma anche ad Atene le cose non sembrano funzionare. L’ex Treviso appare sin da subito un corpo estraneo. Non riesce ad integrarsi con la base greca del roster e nemmeno ad entrare in sintonia con il formidabile blocco americano degli ateniesi. Trascorrono in pratica solo due mesi. I minuti sono pochi e i punti ancora meno. Così il secondo genito di papà Nando decide di lasciare la capitale greca e volare verso casa. Atterrato di nuovo in Italia, riceve una chiamata piuttosto importante. È quella di coach Ettore Messina che, con l’europeo alle porte, non ha alcuna intenzione di perdere uno dei suoi giocatori migliori.

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Gentile in azione con la maglia del Panathinaikos (foto dal web)

Il direttore tecnico della nazionale chiede ad Ale di non fermarsi. Ma le prospettive sono molto complicate. A Milano non si può tornare. Non è possibile un prestito in Italia e le grandi della pallacanestro europea, viste le prestazioni degli ultimi tempi, non sono convinte dell’utilità del ragazzo. Gentile decide che forse la soluzione è continuare ad allenarsi in solitaria.

Fin quando il telefono squilla di nuovo. Il numero è registrato nella rubrica sotto il nome di coach Pianigiani. L’ex tecnico della pluripremiata Siena conosce bene le doti di Alessandro. Infatti è stato proprio lui ha renderlo pilastro degli europei di Slovenia nel 2013, inserendolo perfettamente nel blocco dei ragazzi NBA. Ora lo vuole con sé nell’avventura israeliana che ha iniziato alla guida del Hapoel Gerusalemme. Gentile non ci pensa un attimo ed agli inizi d’aprile decide di chiudere di nuovo le valige e ripartire dalla franchigia dove ritroverà Jerrels con il quale ha condiviso la gioia per la vittoria del tricolore con l’Olimpia e anche una vecchia conoscenza della NBA: Stoudemire.

“Ho seguito il loro percorso fino alla semifinale di Eurocup di Valencia, per questo ritengo che l’Hapoel sia una grande opportunità per la mia carriera. Ora voglio solo tornare a giocare, la cosa che più amo e so far meglio”.

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Gentile e Pianigiani in azzurro (foto dal web)

Queste le parole con cui il figliol prodigo di Maddaloni ha deciso di presentarsi ai microfoni dei media israeliani e difronte ai suoi nuovi tifosi. Inoltre la nuova avventura ha tranquillizzato anche Messina convinto che sicuramente il suo predecessore sulla panchina azzurra, Pianigiani, sappia come far tornare a splendere la stella ed il talento di Gentile. Mancano pochi mesi all’europeo e sicuramente la forza dell’ex capitano di Milano è necessaria per ribadire la crescita, in ambito internazionale, del nostro movimento cestistico.

Non è facile essere Alessandro Gentile. Non è facile essere capitano di una squadra come l’Emporio Armani all’età di 23 anni. Non è facile reggere la pressione di essere considerato da tutti il prospetto più interessante del panorama italiano e uno tra i più forti anche in quello europeo. Bisogna sapere convivere con i paragoni: tutti sappiamo quanto quel cognome da portare sulle spalle sia pesante, in modo particolare sotto la Madonnina.

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Ale e papà Nando festeggiano lo scudetto (foto dal web)

La stagione di Gentile non è sicuramente da incorniciare. Abbiamo sempre saputo delle sue difficoltà nel riuscire ad integrarsi in un gioco di squadra lasciando da parte il proprio personalismo. Ma non possiamo crocifiggerlo per questo. Non è giusto immolare un giovane talento perché ancora fatica a trovare un equilibrio.

Ale è cresciuto prima degli altri. È stato capitano della squadra più forte d’Italia quando ancora moltissimi dei suoi coetanei faticavano ad affermarsi nelle rotazioni di altre compagini.

Ci aspettiamo tutti molto da lui. È giusto farlo senza però diventare ossessivi nei confronti del livello delle sue prestazioni. Siamo difronte ad un ragazzo di cui tutti abbiamo imparato a conoscere ed apprezzare le doti. Da sempre abbiamo compreso che i suoi nervi sarebbero potuti essere un tallone d’Achille non indifferente. Ma nulla è perduto. 

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Gentile esulta dopo un canestro (foto dal web)

Lasciate che Ale ritrovi prima di tutto il piacere di giocare e vedrete che riscoprirà anche il talento e la personalità che gli hanno permesso di guidare Milano al titolo dopo anni di astinenza e di impressionare l’Europa con la sua grinta.

Gentile non deve essere per forza il suo cognome. Non deve essere il capitano dell’Olimpia. Non deve essere neanche l’asso nella manica della nostra nazionale.

Gentile deve tonare ad essere semplicemente Alessandro. 

Marco Martino

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