Un luogo incantevole dove l’arte arcaica, prettamente siciliana, delle ceramiche viene egregiamente esaltata in tutta la sua conturbante bellezza. In un paese della provincia messinese, c’è un luogo magico, a tratti senza tempo, che rievoca fieramente la tradizione artigiana del suo popolo, ceramisti che affollano le bellissime vie di Santo Stefano di Camastra con le loro coloratissime botteghe. Il ‘Mudis’, Museo Diffuso Stefanese, viene inaugurato nel 1994 all’interno di Palazzo Trabia, antica tenuta nobiliare di Giuseppe Lanza Barresi, duca di Camastra.

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Palazzo Trabia, la struttura che ospita il Museo delle Ceramiche

L’obiettivo del museo appare subito chiaro: rievocare le tradizioni del passato riscoprendone gli antichi valori dell’arte che hanno reso noto Santo Stefano  come il paese delle ceramiche. Impronte e mestieri passati che, grazie alla vasta esposizione permanente, vogliono richiamare l’attenzione del visitatore sul tempo che fu e far appassionare bambini e adulti sul tema ceramistico siciliano. Perché una passione, se coltivata con amore e dedizione, potrebbe regalare nel prossimo futuro, nuove leve di artigiani capaci ed innamorati del proprio lavoro. Non è il classico museo, vi avverto: dalle opere minimali a quelle più eccentriche passando dai soggetti più ricorrenti, il visitatore viene trasportato lungo tutto il percorso storico dell’arte ceramista camastrense.

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L’atrio di Palazzo Trabia con le opere in ceramica

Un antico retaggio per una continuazione presente in vista di un roseo futuro; stili diversi, infatti, vengono fusi nelle meravigliose sale di Palazzo Trabia per inebriare i sensi, soprattutto visivi, del turista che, forse inconsciamente, vive momenti storici diversi senza rendersene minimamente conto. Il museo stefanese è luogo di studio, ricerca, costruzione ed interazione sociale: la struttura, infatti, organizza veri e propri laboratori artistici dove i bambini prendono contatto con l’antico mondo della ceramica entrando, così, in sintonia con le tradizione della propria regione.

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Due opere di Filadelfio Todaro

Attualmente, il museo ospita una moltitudine di opere artigianali e moltissimi oggetti della tradizione popolare, strumenti di vita quotidiana delle famiglie siciliane. Fra i vari utensili, troviamo la lucerna a tredici fiamme di S. Antonio oltre ad altre varietà, “u’ bummolo” (tipica brocca longilinea a due manici), il fiasco o “ciascu”, le “cannate” (boccali per acqua o vino), i “fangiotti” (piatti decorati con motivi semplici), alcune acquesantiere, l’originale “bic bac” (una piccola anfora a due manici con all’interno una membrana d’argilla forata per tenere l’acqua fresca), varietà di pigne chiuse ed aperte dai diversi colori scelti a seconda del rito propiziatorio da onorare, il “carusietru”, varie scodelle chiamate “lemmi” fino ad arrivare alle celeberrime giare, enormi vasi (generalmente di terracotta) simili ad anfore che servivano per contenere liquidi e cereali.

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Le varie opere esposte al Mudis

Si differenziano dalle anfore per la forma più tozza e la maggior capienza. Giara. Vi ricorda forse qualcosa? Pirandello, scrittore e drammaturgo siciliano, nel 1916 compose una commedia intitolandola “La Giara”. Il poeta siciliano nella sua opera, definisce la giara di Santo Stefano come la “badessa” per la sua forma gigante e per le dimensioni torreggianti.

Vero vanto del museo, sono la bellissima collezione di mattonelle maiolicate che dal XVII secolo, furono prodotte nel paese. Molte delle bellissime mattonelle, andarono a decorare tutti i palazzi più belli ed importanti della Sicilia, gli stefanesi erano riusciti ad esportare la loro arte traendone il massimo della visibilità. E come dare torto ai committenti? Le pareti decorate con le piastrelle, infatti, sono visibili al piano superiore del museo ed il colpo d’occhio che regalano è commovente: tanti colori, diverse tonalità, forme accattivanti, varie dimensioni e disegni diversi e sbarazzini. Il sole, poi, aggiunge il suo magico tocco quando, riflettendosi sulla superficie della mattonella, conferisce al capolavoro un particolare gioco di luce, impossibile resistere al loro fascino.  Il boom delle piastrelle decorate, ancora oggi, rappresenta motivo d’orgoglio per il piccolo paese siciliano: il mercato internazionale, infatti, segue con estremo interesse la produzione stefanese.

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Le mattonelle di ceramica

La raccolta di opere dei migliori ceramisti italiani, poi, rappresenta un ulteriore vanto per la struttura: il museo ospita creazioni di Nino Caruso, Lorenzini, Nespolo, La Pietra, Bonaldi, Pianezzola, Carlos Carré, Alessio Tasca, Rolando Giovannini, Stropparo, Emidio Calassi, Franz Sthaler, Rontini, Ravagli, Mariano, Lucietti, Mazzini, Todaro, Chiucchiù, Castaidi Crespi. Cosa sarebbe un museo senza una location adatta? Il Mudis può vantare una collocazione straordinariamente paesaggistica: Palazzo Trabia, infatti, affaccia sulla costa ed il suo belvedere getta lo sguardo sulle bellissime spiagge sicule. L’atrio, immerso in un bel giardino, accoglie il visitatore regalandogli un antipasto di pace e benessere che proseguirà all’interno del vecchio palazzo nobiliare.

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Altre opere esposte al Mudis

Raccontare l’arte, non è facile. Non voglio avere questa presunzione. Vorrei semplicemente condividere con voi, cari lettori, lo stupore che la visita al Mudis mi ha lasciato: non conoscevo granché le ceramiche, la loro storia secolare ed il duro lavoro che si nasconde dietro la creazione di questo prezioso oggetto. Sono entrato nel museo scettico e sono uscito entusiasta della visita. Nel paese delle ceramiche esiste un luogo magico in cui si respirano antiche tradizioni e vecchi mestieri; in questa struttura tutto l’orgoglio antico e presente si fonde per soggiogare lo sguardo del turista. Un luogo incantevole dove i colori ti catturano ed inebriano i sensi. Una location da favola, adatta ad un romanzo in costume che narra vicende di nobili e cavalieri.

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Alcuni scatti di Palazzo Trabia

Non vi basta? Se passate da Santo Stefano di Camastra, non potete perdervi il museo delle ceramiche. Tiziana, la gentilissima signora che gestisce (con altri collaboratori) l’associazione che cura il museo, vi accoglierà nel suo mondo con cortesia e competenza trasportandovi nel cuore e nell’anima secolare di un paesino siciliano che, ancora oggi, difende le sue antiche storie dal tirannico scorrere del tempo e dal virus della dimenticanza.

ANDREA MARI

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