Urne aperte in Iran per l’elezione di un nuovo presidente. Le elezioni presidenziali si svolgono simultaneamente con quelle dei Consigli islamici di città e villaggi.

Circa 55 milioni degli 88 milioni di cittadini iraniani sono chiamati a votare. Le donne nel paese hanno il diritto di voto dal 1963. Le immagini trasmesse dalla tv di Stato mostrano lunghe code davanti ai seggi in numerose città.

La sfida, dall’esito incerto, è tra il presidente uscente, il moderato Hassan Rouhani, 68 anni, il religioso che ha saputo chiudere un accordo sul nucleare iraniano con il gruppo dei 5+1 guidati dagli Usa e il suo rivale Ebrahim Raisi, 56 anni, un conservatore sostenuto dalla Guida suprema della Repubblica islamica.

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Il candidato moderato riformista Hassan Rouhani (http://tg24.sky.it)

Raisi è stato una sorpresa in questa campagna elettorale: uomo discreto e poco comunicativo, sconosciuto fino a 3 mesi fa, ha costruito una coalizione populista, isolazionista, conservatrice e “militarista” che ha ottime possibilità di mettere in pericolo il primato del presidente Rohani. Entrato in campagna elettorale in punta di piedi, l’uomo ha alzato i toni contro il presidente, attaccandolo su quello che è l’unico punto debole dei 4 anni di governo dei riformisti: la situazione dell’economia. “Il tuo governo è stato un fallimento in economia, io porterò altri 4 milioni di posti di lavoro” ha martellato il candidato conservatore, evocando toni demagogici e populisti che ormai sembrano diventati di moda ai quattro angoli del mondo.

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Il candidato conservatore Ebrahim Raisi (http://www.lantidiplomatico.it)

In gioco non c’è soltanto la presidenza: la Guida suprema Ali Khamenei ha detto che “il futuro della Repubblica islamica è nelle mani dei nostri cittadini, dei nostri elettori”, frase che è un invito a votare massicciamente, ma che ha anche molte spiegazioni. Primo, il voto confermerà o meno al governo la coalizione riformisti moderati. Secondo, il voto deciderà se continuare o meno con l’apertura all’Europa oppure se tornare alla politica di isolamento e di alleanza con Russia/Cina. Terzo, il voto metterà in postazione privilegiata il possibile successore di Khamenei come Guida suprema.

Alle urne sono chiamati 1,3 milioni di giovani che esprimeranno per la prima volta la loro preferenza. A girare tra i giovani studenti, fuori dall’Università di Teheran, si ha netta l’impressione che ci sia una fiducia diffusa per la politica di apertura condotta dall’attuale presidente Hassan Rohani. A farsi portavoce di un gruppetto di ragazzi che si sentono più vicini alle posizioni di Rohani è Sajjad, 23 anni, studente di geografia politica, che voterà per l’attuale presidente. Il motivo è semplice: “Non vogliamo tornare all’epoca di Ahmadinejad che voleva far diventare l’Iran come il Venezuela”. Anche Sajjad torna sull’accordo nucleare, grazie al quale “il presidente e il Ministro degli Esteri Zarif hanno portato speranza e sorriso agli iraniani, perché avevamo sofferto molto con le sanzioni. Mancavano medicine, avevamo vecchi aerei e attrezzature obsolete nel nostro importante settore petrolifero”. Ora, secondo Sajjad, “proprio grazie a quell’accordo molti problemi sono stati rimossi”. C’è poi un’altra cosa sottolineata da Sajjad e che piace particolarmente ai giovani: “Con Rohani si è aperta una nuova era, così anche internet e social network sono cresciuti”.

A farsi invece portavoce degli studenti di altre vedute è Zahra, 24 anni, studentessa di management aziendale. Anche lei non ha alcun dubbio su chi votare: “Voterò per Ebrahim Raisi perché ritengo che sia il caso di cambiare rotta. La disoccupazione ha un tasso elevato ed esistono problemi economici di ogni tipo, compreso quello relativo alle abitazioni”. Sul fronte sociale, poi, Zahra è convinta che “Raisi saprà portare grandi vantaggi ai meno abbienti, perché ha promesso che aumenterà di tre volte le sovvenzioni”.

Molti considerano queste elezioni come una sorta di referendum sull’operato di Rohani in questi quattro anni, soprattutto per quanto riguarda l’accordo sul nucleare.

La chiusura dei seggi è avvenuta alle 15,30 ora italiana (le 18 in Iran), sebbene spesso le autorità decidano di estendere il voto fino alla sera. Secondo l’agenzia di stampa semi ufficiale “Fars”, la conta dei voti inizierà a mezzanotte mentre i risultati sono attesi entro 24 ore dalla chiusura delle urne.

 

Patrizia Cicconi

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